IL PUNGOLO: MA VERAMENTE L’ITALIA È STATA LIBERATA DAI PARTIGIANI?

Non siamo stati liberati dalla resistenza scrive Mario Adinolfi, ma non solo lui. Ci sono ormai alcune verità che gli storici onesti raccontano sulla cosiddetta Liberazione del 25 aprile. Innanzitutto, NON siamo stati liberati dai partigiani la cui azione militare è stata marginale, con numeri assai ristretti: la mitologica “resistenza” fino all’8 settembre 1943 militarmente non esisteva, alla fine del 1944 contava 80mila effettivi che diventarono 250mila solo a ridosso del 25 aprile quando il nemico era ormai sconfitto.

Forse nel territorio reggiano modenese c’è stata una vera e propria resistenza attiva partigiana. Altro punto fermo che NON si può negare è che a sconfiggere il nemico occupante nazista e i fascisti che combatterono al loro fianco furono le forze angloamericane che bombardarono a tappeto le città italiane uccidendo settantamila civili. Si ci hanno liberato ma con un costo altissimo per la popolazione civile. Ricordo Montecassino e i 25mila stupri nell’Italia centrale. La campagna di liberazione del nostro territorio nazionale iniziò il 9 luglio 1943 con lo sbarco in Sicilia in cui gli angloamericani impiegarono 467.000 soldati. A loro si unirono altri 200mila effettivi nel settembre 1943 che sbarcarono al Sud. Il 5 giugno 1944 quando Roma fu liberata e gli angloamericani sfilarono al Colosseo la resistenza dimostrò tutta la sua marginalità operativa, di fatto si trattava di sparute bande in grado di organizzare attentati sullo stile di via Rasella, che causò la vile e infame rappresaglia nazista nota come strage delle Fosse Ardeatine.

In dieci mesi gli Alleati risalirono l’Italia fino a Roma, nei dieci mesi successivi liberarono il resto del Paese. Alla fine tra morti, feriti e dispersi gli angloamericani pagarono un tributo di oltre 335mila vittime alla liberazione dell’Italia. I partigiani uccisi furono 17.488. È assolutamente dimostrato che l’intervento americano fu determinante nella liberazione dell’Europa occidentale dal giogo nazifascista così come decisiva fu la resistenza, quella sì cruciale, dei sovietici quando l’esercito di Hitler e quello di Mussolini invasero la Russia causando la morte di decine di milioni di combattenti.

Un’altra verità storica è quella che il fascismo italiano godette di un vastissimo consenso popolare per oltre due decenni, dal 28 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Basta leggere gli otto volumi di Renzo De Felice. La resistenza italiana oltre a essere fragile era anche divisa e rissosa, con una preponderanza comunista che odiava in particolare la presenza cattolica, quella dei cosiddetti “fazzoletti bianchi”. La resistenza a fronte della sua irrilevanza militare ha avuto invece una consistenza banditesca che ha portato a infinite attività di criminalità comune. Le bande di matrice comunista avevano poi sviluppato una particolare attenzione verso il saccheggio delle chiese, le violenze sessuali a danno delle suore più una serie di efferati omicidi di sacerdoti.

Rolando Rivi, quattordicenne seminarista torturato ferocemente e poi ucciso da partigiani comunisti il 13 aprile 1945 è sempre la figura che noi cattolici dobbiamo ricordare quando il 25 aprile ci vogliono obbligare a celebrare il mito della resistenza, che non ha avuto nulla di luminoso, ha, anzi provocato una guerra fratricida che ha portato quale risultato, stupri, omicidi, assassini. Le Brigate Garibaldi, i GAP portavano la stella rossa in fronte e volevano sostituire il fascismo con un sanguinario regime bolscevico. Da troppo tempo abbiamo ascoltato solo l’agiografia del partigiano buono e dei fascisti neri e cattivi. Falsità di una imperante sottocultura di una sinistra bugiarda. La guerra di liberazione ha visto quali sanguinari protagonisti assoluti i partigiani comunisti che hanno accettato, nella loro totalità, obtorto collo, la scelta occidentale, come previsto dagli accordi tra Stalin e gli americani.

 

DOMENICO BONVEGNA

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