IL GENIO DI SAN FRANCESCO ATTRAVERSO GLI AFFRESCHI DI GIOTTO

Venerdì scorso, 1 marzo, a Torino nella Sala conferenze «Francesco Faa di Bruno»  è stata presentata e inaugurata la Mostra “San Francesco secondo Giotto”. Si tratta di una fedelissima riproduzione fotografica, in scala 1:4, degli affreschi che il pittore e la sua bottega realizzarono nella Basilica Superiore di Assisi, conosciuti come “Le Storie Francescane”.

 

Il curatore della Mostra, il professore Roberto Filippetti, ha illustrato al numeroso pubblico intervenuto, i 28 riquadri che sono presenti nella Basilica. Filippetti ha svolto una straordinaria ma semplice lezione di Storia dell’Arte, facendoci apprezzare e amare le scene pittoriche dipinte dal grande artista fiorentino. Una lezione per nulla pedante, impreziosita da puntuali digressioni di attualità socio-politica. Peraltro nelle parole del professore talvolta si manifestava un chiaro riferimento al tema della bellezza, a quellavia pulchritudinis”, che ha avuto un ruolo centrale nel Magistero di Benedetto XVI. “La via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarci a Dio”, ricordava Benedetto XVI.

A questo proposito è utile ricordare lo splendido accostamento che faceva il papa emerito durante la sua visita nella Repubblica Ceca del settembre 2009, tra «la stupefacente bellezza delle chiese, del castello, delle piazze e dei ponti di Praga, con il Palazzo, il cuore civile della città. il tutto, l’ambito religioso, che quello civile, non possono che orientare a Dio».

In questo accostamento vi è una profonda lezione sulla bellezza, che non vale solo per gli edifici, ma anche per le istituzioni dell’Europa cristiana, costruite nei secoli dall’incontro tra fede e ragione, distinte ma armonicamente vicine, che diventa incontro – non fusione, e tanto meno confusione – della Cattedrale e del Palazzo. E mi sembra che anche i riquadri di Giotto, ben spiegati da Filippetti portano proprio a questa via.

La Mostra  è stata realizzata da Itaca eventi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di san Francesco. In quella occasione Benedetto XVI sottolineò che san Francesco «non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito»; «prima era quasi una specie di play-boy. Poi ha sentito che questo non era sufficiente. Ha sentito la voce del Signore: “Ricostruisci la mia casa”».«Fu la scelta radicale di Cristo a fornirgli la chiave di comprensione della fraternità a cui tutti gli uomini sono chiamati».

Negli affreschi di Assisi è reso visivamente il dialogo tra Francesco e Cristo in funzione dell’edificazione della Chiesa. In essi la bellezza dell’arte e della santità si fondono come proposta al cuore di ciascuno. La mostra fa percepire il fascino che san Francesco esercitò su tanti contemporanei e ha attraversato i secoli per giungere fino a noi.

Gli affreschi sono divisi in tre serie: nella prima (6 riquadri) presenta Francesco prima della fondazione dell’Ordine; nella seconda (14 riquadri) descrive la vita e le opere del Santo insieme ai frati; infine, la terza (8 riquadri) riporta episodi dopo la sua morte.

La Mostra ideata da Filippetti, certamente oltre ad avere risvolti religiosi, ha anche risvolti culturali storico artistici, ma soprattutto didattici. Pertanto è rivolta anche agli ambienti scolastici, a cominciare dalle scuole dell’infanzia. La Mostra voluta dal “Centro Studi e dal Museo Francesco Faa di Bruno”, si può visitare fino al 31 marzo, presso il Salone Faa di Bruno, in via San Donato 31.

Ad ogni riquadro il professore fa notare alcuni particolari significativi della pittura di Giotto. Di solito si focalizzano i colori dei vestiti dei vari personaggi, il territorio, i palazzi, le chiese e tutti i vari simboli, compresi i numeri degli oggetti. Cercherò di segnalare i riquadri che mi hanno colpito maggiormente. Si inizia con L’“omaggio di un uomo semplice”. In questo riquadro, c’è una analogia con l’entrata di Gesù in Gerusalemme, la domenica delle Palme. Segue “Il dono del mantello”, l’episodio ricorda S. Martino.

Poi “Il sogno del Palazzo”,  Il professore non nasconde alcuni particolari “politicamente scorretti”, come armi, scudi, elmi, vessilli, presenti in questo riquadro.

Interessante il tema della “rinuncia agli averi”, il professore ha fatto notare le due scene ben distinte da una parte la ricca borghesia, guidata dal padre di Francesco, Pietro, giallo di bile, a stento trattenuto dai parenti; dall’altro lato Francesco che lascia tutto. Il riquadro 6, vede Francesco che sta sostenendo la chiesa che sta crollando. A questo proposito, Filippetti ci tiene ad evidenziare che Francesco è rappresentato dentro la chiesa (cioè rimane nell’ortodossia e non nella posizione ereticale di chi contesta dall’esterno).

Nella “Visione dei troni celesti”, qui ci sono una serie di troni, in cielo; il più imponente era di Lucifero, ora toccherà a Francesco. Gli altri seggi saranno per i suoi frati più intimi.

Faceva notare Filippetti che le case di Giotto hanno una caratteristica quasi fanciullesca, le finestre sembrano occhi che guardano. Così appare il riquadro10, ne “La cacciata dei diavoli da Arezzo”. Diavolo: che divide. Cacciati i diavoli entra la concordia in città. Sotto le mura si nota un grande fossato a forma di pipistrello, ricorda Lucifero precipitato nell’inferno.

Nell’11 riquadro, si riproduce la visita di Francesco al sultano d’Egitto Malik al-Kamil. A sinistra si notano gli ulema che protestano, Francesco propone l’ordalia del fuoco.

Ne l’estasi, di Francesco con le braccia distese a forma di croce, il professore fa notare la fulgidissima nuvoletta, dove si riconoscono quattro volti umani di profilo.

Ricca di personaggi la scena de “Il presepe di Greccio”. Bisognava rafforzare la devozione al Bambino Gesù che si era affievolita.

Ne “La predica agli uccelli”, non si notano architetture, c’è l’uomo e la natura. Negli uccelli, il professore vede molto simbolismo: il pettirosso, cardellino, allodola, colomba bianca. Ne “La morte del cavaliere di Celano”, si notano molte donne con i capelli sciolti che richiamano la Maddalena. I loro volti sono contristati, ma non disperati. L’ambiente è elegante, con la tavola imbandita con oggetti quotidiani minuziosamente riprodotti.

Ne “L’apparizione al capitolo di Arles”, dove Antonia da Padova, insegnava ai frati, inviato ad Arles, territorio francese, insidiato dalla eresia dei catari albigesi. Qui appare Francesco benedicente, lo scorge soltanto Monaldo, seduto alla destra di Antonio.

“La morte del Santo”, nella scena, si notano facilmente tre fasce: in alto, l’anima di Francesco è condotta in cielo dagli angeli; in mezzo i frati in camice bianco partecipano all’esequia; sotto gli amici più cari attorniano il corpo.

Nel riquadro 21 si fa notare che al momento della morte di Francesco, ci sono diverse scene, simultaneamente si vedono fra’ Agostino, ministro francescano in Terra di Lavoro, e il vescovo di Assisi nel suo letto.

Colmo di bellezza il riquadro 23: “Il pianto delle Clarisse”. Il corteo funebre fa tappa alla Chiesa splendente di San Damiano: «la facciata è simile a un volto che dimostra stupore sgranando gli occhi e spalancando la bocca». Qui si notano Chiara e le clarisse piangenti che baciano il corpo di Francesco. Seguono gli altri riquadri tutti interessanti, ricchi di particolari significativi, dove si notano alcuni miracoli compiuti da Francesco, come la guarigione del ferito di Lerida, la confessione della donna resuscitata e la liberazione dell’eretico.

 

 Domenico Bonvegna

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