Presentando “Il Libro Nero del Comunismo” ai giovani di Alleanza Nazionale, “Azione Giovani” a Santa Teresa di Riva nel messinese, facevo rilevare che leggendo i numeri elevati dei morti causati dal comunismo, forse, si rischi di disperdersi in un vago conteggio numerico, di non cogliere la drammaticità, l’impatto drammatico, di ciascuno di quei morti, perché li consideriamo tutti insieme, migliaia o milioni, senza nomi e volti.
Non si ha la stessa impressione quando, invece, si prende in considerazione un solo morto o qualche decina di morti con nomi e volti ben identificati. Ecco, la stessa cosa potrebbe verificarsi oggi con la mattanza dei 20 o 30mila assassinati dal regime degli ayatollah della Repubblica islamica dell’Iran. In queste ore circolano sui social dei nomi e dei volti o di giovani già impiccati o in procinto di esserlo. Questi giovani con nomi e volti, presi singolarmente, fanno più impressione rispetto alle migliaia di persone uccise nel gennaio scorso. (Anche se ogni tanto qualcuno ipotizza che le notizie non sono attendibili) Ma noi proviamo lo stesso a farli conoscere per sensibilizzare maggiormente le nostre società troppo distratte da mille cose.
È un orrore indicibile che non importa a nessuno! Ogni giorno la gioventù iraniana viene massacrata, stuprata, impiccata! Vi prego, leggete e fate girare, per favore! Il suo nome è #AmiraliMirjafari, 22 anni, il boia gli ha messo un cappio al collo e gli ha scalciato via la sedia da sotto i suoi piedi. Amir Ali penzolava con la corda al collo sospeso in aria nel salone della morte della prigione; aveva le mani legate dietro la schiena e cercava invano di liberarsi. Ha tentato, invano, per pochi eterni secondi di allentare la corda che gli stringeva il collo; gli usciva una schiuma bianca dalla bocca, la corda stringeva fino a spezzargli il collo. Un rantolo mentre annaspava nel vuoto per pochissimi secondi, in quel vuoto che è stato quello dell’indifferenza della comunità internazionale. Il suo corpo si è improvvisamente scosso in un estremo sussulto di morte mentre una schiuma bianca fuoriusciva dalla bocca.
È spirato nell’ora della preghiera del mattino, al grido di Allah Akbar, nel nome del loro dio. Questo è accaduto questa mattina. Lo hanno giustiziato perché ha protestato a mani nude e perché ha detto che voleva la libertà; ha detto che voleva vivere come i suoi coetanei in occidente. Aveva solo 22 anni, Amir Ali. Era stato torturato brutalmente ed è stato sottoposto a un processo farsa durato pochi secondi. Tutto è stato fatto nel silenzio, un silenzio imposto da minacce contro la sua famiglia. Lo hanno imprigionato nel silenzio. Lo hanno torturato nel silenzio. E ora nell’indifferenza della comunità internazionale lo stanno di nuovo massacrando. Sono centinaia i giovani manifestanti impiccati finora. Continuate a lamentarvi del prezzo della benzina mentre fate il pieno alla vostra auto. Altra notizia di poche ore fa, Donald Trump ha chiesto con forza agli ayatollah iraniani la liberazione delle Otto ragazze condannate a morte per le proteste dei giorni scorsi. La Repubblica islamica iraniana sta per impiccare queste otto ragazze nell’indifferenza TOTALE della comunità internazionale. Queste Otto donne iraniane non hanno voce nemmeno sui media occidentali. Ecco i loro nomi: • Bita Hemmati • Ghazal Ghalandari ù• Golnaz Naraghi • Venus Hossein • Nejad Panah • Movahedi Ensieh • Nejati Mahboubeh • Shabani Diana • Taher Abadi. Sapete come funziona? Siccome è vietato impiccare una donna vergine, la fanno stuprare la sera prima da qualche soldato, così è tutto in regola. Le femministe? Le organizzazioni umanitarie? I volenterosi? I rossobruni? Tutti impegnati a manifestare contro Trump?
a cura di DOMENICO BONVEGNA
