È appena stata diffusa la notizia che il Journal of Investigative Medicine ha ritirato una ricerca del 2023 che collegava l’uso della sigaretta elettronica ad alcune malattie polmonari nella popolazione americana. La ricerca dall’allarmistico titolo “E-cigarette use and prevalence of lung diseases among the U.S. population a NHANES survey” aveva utilizzato un importante data base di salute pubblica americano denominato NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) per trarre alcune conclusioni. Lo studio è stato ritirato perché, a seguito di dubbi sollevati da lettori, l’editore aveva aperto un’indagine interna alla rivista ed aveva richiesto una serie di chiarimenti agli autori, richiedendo dettagli sui dati, sui calcoli della elaborazione e sul contributo specifico di ciascun autore.
Le insufficienti risposte degli autori avevano confermato le perplessità sulla accuratezza dei risultati e sulla veridicità delle tesi formulate. A seguito di tali fatti l’editore ed il direttore della rivista ritiravano la pubblicazione (Figura 1). Accanto alla prima autrice Sudha Dirisanala dell’Emory University School of Medicine, compariva anche il nome di Urvish Patel della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, New York che non sarebbe nuovo a questo genere di incidente. Un suo studio era già stato ritirato lo scorso gennaio per gravi errori di calcolo. Lo studio era “Effect comparison of e-cigarette and traditional smoking and association with stroke” (Figura 2) e sosteneva l’esistenza di un rischio più elevato e di un’insorgenza più precoce dell’ictus tra gli utilizzatori di e-cig. Mostrando più di un bias, il primo, quello di non tenere conto della precedente storia di tabagismo della popolazione presa in considerazione (che potrebbe più facilmente aver influenzato i risultati di salute) e l’applicazione di un rapporto di causalità tra vaping e ictus in maniera semplificativa.
“Questa vicenda pone seri interrogativi sulla fondatezza di alcuni degli studi che mettono in relazione il fumo elettronico a varie patologie polmonari e vascolari” sottolinea il Dottor Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico dell’Osservatorio MOHRE, “Peraltro, un importante messe di dati provenienti dalla Svezia dimostra che l’assunzione di nicotina in forma non combusta (tramite snus) ha determinato un brusco abbassamento di incidenza nel cancro del polmone proprio con questa strategia specifica di riduzione del rischio da combustione. In nessuna delle revisioni Cochrane pubblicate negli ultimi anni emergono profili di tossicità della sigaretta elettronica rispetto a malattie polmonari, vascolari e tumorali. I dati pubblicati al massimo livello negli ultimi anni confermano la bassissima tossicità del fumo elettronico, rispetto a quella da combustione. In sostanza, il passaggio dal fumo combusto al fumo elettronico rappresenta un evidente vantaggio per il fumatore ‘forte’. Di questo dato dovrebbero tenere conto i decisori trovando un punto di equilibrio, come suggeriscono gli editorialisti di Nature, tra la tutela dei giovani e dei non fumatori e l’aiuto ai fumatori di lungo corso, con una dipendenza cerebrale e comportamentale consolidata che si ammalano e muoiono precocemente”.
“Il ritiro di questi due studi non è un episodio isolato: è il sintomo di un sistema in crisi. La pressione a pubblicare a tutti i costi — il cosiddetto ‘publish or perish’ — ha trasformato troppe riviste scientifiche in contenitori di ricerche approssimative, quando non apertamente fraudolente” aggiunge Johann Rossi Mason, Direttrice del MOHRE. C’è poi la spinta a pubblicare su temi che possano diventare notizie allarmistiche e fare hype. Come Osservatorio MOHRE riteniamo che la comunità scientifica abbia il dovere di fare selezione e pulizia al proprio interno, perché ogni studio ritirato dopo aver fatto notizia lascia una traccia di disinformazione difficile da cancellare. Bene il ritiro degli studi ma questo ci dice che il sistema delle revisioni è fallito”. Nel caso della sigaretta elettronica, questo meccanismo distorto ha prodotto allarmi ingiustificati, ha orientato politiche pubbliche sbagliate e ha sottratto ai fumatori adulti informazioni corrette su strumenti di riduzione del danno scientificamente validati. Non possiamo più permetterci di trattare la qualità della ricerca come un dettaglio secondario: è una questione di salute pubblica.
