Oltre 24.000 ettari di natura italiana protetta, più di 100 aree dalle Alpi alle coste della Sicilia, oltre 4.000 specie descritte e tutelate grazie a un grande progetto nazionale di citizen science che ha coinvolto più di 5.000 volontari ed esperti. Sono questi i numeri che raccontano la storia delle Oasi WWF, uno dei più diffusi e strutturati sistemi di aree naturali gestiti da un’organizzazione ambientalista in Europa, modello esemplare anche a livello globale.
UNA STORIA LUNGA 60 ANNI
Le Oasi WWF sono molto più di una rete di aree protette: sono il risultato di un sogno collettivo nato 60 anni fa dall’intuizione e dall’impegno di centinaia di persone che, spesso controcorrente rispetto al consumo del territorio e altre spinte distruttive della natura, hanno scelto di difendere alcuni degli angoli più preziosi della natura italiana, una delle più ricche d’Europa e situata nel cuore dell’hotspot di biodiversità mediterraneo. Molte oasi, nate inizialmente come aree curate da volontari, sono diventate nel tempo Riserve Regionali o Nazionali, Aree Marine Protette e siti di importanza internazionale. Basti pensare che 13 delle 65 aree Ramsar italiane dedicate alla tutela delle zone umide di importanza internazionale sono o sono state Oasi WWF. In sei decenni di attività, queste aree hanno affrontato e contrastato minacce storiche come abusivismo edilizio, deforestazione, sfruttamento incontrollato delle risorse naturali e bracconaggio, a cui oggi si aggiungono le sfide del cambiamento climatico, degli eventi estremi e delle specie aliene invasive.
La risposta è arrivata attraverso piani di gestione avanzati e progetti di conservazione e restauro spesso finanziati dal programma europeo LIFE: dalla tutela della testuggine palustre europea ai chirotteri e agli anfibi, dal ripristino di foreste alluvionali e prati umidi alla protezione di posidonieti, dune costiere e fondali marini, fino alla lotta alle specie invasive e alla conservazione di praterie alpine e boschi planiziali. Oggi le Oasi WWF sono anche laboratori a cielo aperto per la ricerca scientifica, la didattica e il coinvolgimento delle comunità locali. Sono gestite grazie al lavoro di oltre 150 collaboratori e più di 500 volontari, secondo standard condivisi, pur nella profonda unicità di ogni area. Un patrimonio naturale che genera benefici concreti anche per le persone, attraverso servizi ecosistemici essenziali: dalla produzione di ossigeno ad acqua pulita, dall’assorbimento di anidride carbonica alla difesa da eventi estremi.
FINO AL 2 GIUGNO OLTRE 100 EVENTI IN TUTTA ITALIA
In questo contesto si inserisce la Primavera delle Oasi WWF, il grande appuntamento annuale che da domani fino al 2 giugno animerà le oltre 100 aree protette dell’Associazione, da nord a sud dell’Italia. Un calendario diffuso di iniziative che coinvolge famiglie, studenti, appassionati di natura, turisti e curiosi. L’edizione 2026 assume un valore speciale perché cade nell’anno del 60° anniversario del WWF Italia ed è accompagnata dal messaggio “Liberati in Natura!”, un invito a riscoprire la bellezza e il benessere che si possono vivere nelle aree chiave per la biodiversità salvate in sei decenni di impegno spesso controcorrente.
Il programma propone visite guidate, laboratori per famiglie, attività dedicate al benessere, esperienze outdoor e incontri con biologi e volontari WWF, offrendo l’occasione di conoscere habitat unici e specie simbolo della biodiversità italiana. Una vera e propria festa lunga oltre un mese, pensata per vivere e comprendere il valore della natura protetta.
EVENTI DA NORD A SUD
Ricchissima di eventi la prima settimana, tutti concentrati del week end. Da Nord a Sud si va dalla liberazione di animali selvatici curati nel CRAS di Vanzago (ricci, uccelli), sabato 25 aprile, alla Giornata dedicata alle erbe selvatiche in cucina all’Oasi di Orbetello (Casale Giannella, domenica ,26 aprile), mentre in provincia di Bologna di andrà alla scoperta dell’Oasi fluviale del Molino Grande. Erbe spontanee protagoniste, sempre domenica, anche all’Oasi di Campolattaro, in Campania. A Macchiagrande (Roma) sabato 25 aprile si andrà alla scoperta degli impollinatori, mentre domenica 26 è in programma una passeggiata che dal bosco si spingerà fino al mare, attraverso la spettacolare macchia mediterranea. A Ca’ Brigida (Rimini) Festa della Liberazione con passeggiate e mostra sulle farfalle dell’Oasi. Come ogni anno il 25 aprile si apre ufficialmente l’Oasi del Busatello (vicino Verona) , con laboratori e bioblitz di citizen science . All’Oasi WWF Garzaia di Coidigoro (FE) passeggiata dedicata ai paesaggi di archeologia industriale.
Qui tutti gli eventi https://www.wwf.it/cosa-facciamo/eventi/primavera-delle-oasi/
LA BIODIVERSITA’ DELLE OASI
Le Oasi WWF sono spesso raccontate attraverso “specie simbolo”, veri e propri ambasciatori degli ecosistemi tutelati. Negli ambienti umidi, specie come il fenicottero rosa, la nitticora e l’airone cenerino rappresentano in modo immediato le zone palustri e lagunari. Nei boschi di pianura, il picchio rosso maggiore è indicatore della qualità degli habitat forestali, mentre nelle aree montane il cervo sardo e l’aquila reale incarnano la ricchezza dei grandi ecosistemi naturali. Lungo le coste, la tartaruga marina Caretta caretta, simbolo dell’Oasi WWF di Policoro, è al centro di importanti attività di recupero, cura e liberazione in natura. In altre oasi, come le Gole del Sagittario, le campagne di conservazione sull’orso bruno marsicano proseguono da oltre 15 anni con ricerca scientifica, sensibilizzazione e interventi concreti di mitigazione dei conflitti con l’uomo. Nell’Oasi Bosco Vanzago, a due passi da Milano, la recente creazione di un centro anfibi ha permesso la riproduzione di specie rare come pelobate fosco e rana di lataste. Queste specie, pur appartenendo a gruppi tassonomici diversi, condividono un forte valore ecologico e comunicativo: sono indicatori dello stato di salute degli ambienti naturali e strumenti fondamentali per rendere più accessibili al pubblico i temi complessi della tutela della biodiversità, rafforzando il ruolo delle Oasi WWF come luoghi integrati di conservazione, monitoraggio e sensibilizzazione.
