Le imprese americane che hanno versato dazi poi dichiarati illegittimi dalla loro Corte Suprema stanno ricevendo rimborsi. I consumatori italiani, che per mesi hanno pagato prezzi più alti a causa di quegli stessi dazi, non rivedranno un centesimo.
Proviamo a ricostruire il meccanismo con cui la guerra commerciale avviata dall’amministrazione Trump ha colpito in modo asimmetrico imprese e famiglie.
Dopo che la Corte Suprema statunitense ha dichiarato illegittimi i dazi imposti dalla Casa Bianca, sono partite le procedure di rimborso per le aziende che avevano già corrisposto questi balzelli. Per le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti, e per quelle americane che importavano prodotti sottoposti a tariffa, si tratta di un ristoro concreto e quantificabile. Non è così per i consumatori finali.
Il motivo è strutturale. Gli aumenti di prezzo che hanno colpito le famiglie italiane non derivavano da rincari reali sui listini all’ingrosso, ma dal cosiddetto “sentiment” di mercato: grossisti e dettaglianti hanno anticipato i rincari in via preventiva, alzando i prezzi prima ancora che i dazi fossero pienamente operativi. Una volta che un prezzo al dettaglio sale per ragioni di aspettativa, non esiste alcun meccanismo automatico che lo faccia scendere quando l’aspettativa viene meno.
A complicare ulteriormente il quadro, gli aumenti si sono sovrapposti alla crisi nello Stretto di Hormuz, che ha fatto lievitare i costi logistici globali: i prezzi sono così cresciuti in percentuale su una base già gonfiata dall’allarme dazi.
Questa vicenda dimostra che quando vengono adottate politiche commerciali aggressive, i consumatori sono le vittime principali e permanenti, prive di qualsiasi strumento di tutela o recupero. Le imprese hanno canali giuridici e contabili per recuperare quanto versato indebitamente. I consumatori no.
Questo serve a far comprendere ai consumatori che è bene prestare attenzione all’impatto delle politiche commerciali internazionali sui propri bilanci familiari. Le Autorità competenti, per documentare e contrastare i rincari speculativi, dovrebbero valutare strumenti di monitoraggio dei prezzi al dettaglio nei periodi di shock commerciale.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
