A denti stretti: Quanto coraggio ci vuole a non avere paura del Covid

di ANDREA FILLORAMO

Dopo due anni il Covid 19, con il suo carico di sofferenza e di morte ancora imperversa…

Scienziati e virologi, in questo periodo, sono diventati sempre di più le star, divenendo onnipresenti in tv e sui social, tant’è che ogni programma televisivo ha il suo virologo e scienziato ospite. Sembra proprio che la pandemia abbia fatto emergere un difficile e contraddittorio rapporto tra scienza e politica nel momento in cui decisioni, che hanno effetti significativi sulla vita delle persone, sul funzionamento delle istituzioni e sulla tenuta sociale del Paese, devono essere prese alla luce delle indicazioni dei tecnici e degli scienziati.

Ma, se le scelte della politica dipendono dai pareri degli scienziati, che rivelano talvolta inevitabili contrasti e divisioni, di cui non dobbiamo meravigliarci più di tanto soprattutto perché sulla natura del virus, sui tempi di diffusione, sulle sue mutazioni le certezze sono ancora davvero poche, le stesse divisioni le vediamo fra i politici, che, costretti dalla necessità dell’urgenza delle decisioni o per opporsi ad esse si improvvisano, perciò, virologi e clinici senza averne titolo.

Una grande confusione mediatica costringe, perciò, molto spesso all’incertezza che si aggiunge alla paura o all’ansia, per cui un pericolo di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come rischiosa ed allarmante.

Diciamolo chiaramente: Non siamo fatti per reggere situazioni di allerta o tensione troppo a lungo, per cui in alcuni soggetti si sviluppa una situazione di ipocondria, intesa come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute. percependo ogni minimo sintomo come un segnale inequivocabile di infezione da Coronavirus.

Ma è giunto il momento dopo un lungo stress sociale causato da Televisione e dai Social che ci aggrediscono anch’essi 24 ore al giorno, che ci giunga qualche parola di speranza.

Sembra fondata, infatti, la voce che la variante Omicron che sta dominando anche in Italia segni la fine della pandemia.

Non si pensi, però, che il virus Covid-19 sia destinato a sparire. Nessuno ne sottovaluta la pericolosità in termini di decessi. Tuttavia ormai tutti gli studi convergono sulla minore sua pericolosità.

Se l’andamento della pandemia è spesso descritto da esperti e virologi come un’ondata è anche vero che le onde passano e che possano smorzarsi. Una volta che sarà superato il cosiddetto picco dei contagi da variante Omicron, in Italia si stima che entreremo in una nuova fase della nostra vita in pandemia.

L’immunologo americano Anthony Fauci lo ha detto senza troppi giri di parole: «Omicron alla fine troverà tutti», una buona fetta della popolazione mondiale, non solo italiana, nel giro di pochi mesi, cioè, risulterà guarita o coperta dal vaccino.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità(Oms) oltre il 50% degli europei potrebbe essere contagiato da Omicron nelle prossime sei-otto settimane. Senza dimenticare le perdite causate da Covid-19, si apriranno inevitabilmente scenari nuovi che richiederanno nuove regole (anche in vista delle future varianti del coronavirus).

Tra vaccini e contagi una possibilità è che sarà garantita una sorta di immunità di base, con cui dovremo fare i conti anche in termini di restrizioni.

Come ha scritto il politologo Yascha Mounk: «Con la nuova variante Omicron (e dopo i vaccini) siamo disposti a correre dei rischi per tornare alla normalità».

Ma quale potrebbe essere questa nuova normalità da endemia? Ovvero la fase di convivenza con un virus che rimane nella comunità e torna con picchi stagionali.

Questo significa che il virus, così come è avvenuto con la Spagnola nel 1918, che ha fatto dai 21 ai 40 milioni di morti, potrebbe andare verso quella che i virologi chiamano “fase di endemizzazione”. Che significa? In parole semplici, il virus potrebbe diventare endemico sul “modello” di quello dell’influenza con il quale da anni conviviamo e che mediamente in Italia fa 7/10 mila morti l’anno, cioè circa 10 volte meno del Covid-19.

Tutto questo non significa che dobbiamo abbassare la guardia e il richiamo del vaccino è fondamentale per frenare la circolazione del Covid. Tutto dipende dalla velocità delle vaccinazioni.

I modelli matematici vanno presi con le molle, si sa, ma alcuni scenari dipingono un’estate 2022 con decessi ridotti al lumicino. Secondo questi modelli – che stimano per l’Italia un numero complessivo di non vaccinati oscillante fra i 6 e i 7 milioni (fra il 10 e il 12% dell’intera popolazione) – il picco di decessi di molto  non dovrebbe superare quota 200 (calcolato sulla media di 7 giorni) per poi calare abbastanza velocemente fino a scendere ad una quota vicino a zero alla fine di giugno.