Il gelo fra Bergoglio e Bagnasco

di ANDREA FILLORAMO

Che il rapporto fra Papa Francesco e il Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, sia alquanto burrascoso, ormai è universalmente riconosciuto.
Tutto è iniziato, il 13 marzo 2013, con una “gaffe”, fatta dall’Ufficio Stampa della CEI, che, all’apparire del primo “fumo bianco”, che preannunciava al mondo l’«habemuspapam», inviava un telegramma di auguri al Cardinale Scola, stante l’aspettativa della stessa Conferenza EpiscopaleItaliana e del suo presidente,che all’interno del Conclave si batteva per la sua elezione, che il nuovo papa fosse proprio l’arcivescovo di Milano. È indubbio che fra Bergoglio e Bagnasco, vi siano modi di agire differenti, contrapposizioni note o non note, visioni del governo della Chiesa difficilmente conciliabili, storie personali totalmente diverse.
Al papa, oltretutto, non ha fatto piacere che il Card. Bagnasco, come è prassi, non si fosse dimesso dall’incarico di presidente della CEI come tutti i capi dicastero vaticani, nominati dal pontefice precedente. Né il Papa ha gradito che ci fosse stato un quasi diniego alla sua proposta dell’elezione diretta e quindi democratica, da parte dei vescovi italiani del loro presidente, come avviene in tutte le Conferenze Episcopali del mondo.L’episcopato, infatti, riunito da Bagnasco, si spaccò su tale richiesta, generando un meccanismo misto e,a dir poco,confuso, in base al quale prima si seleziona un gruppo ristretto di candidati e poi è sempre il papa a scegliere.
È questa la prima dimostrazione della divisione interna all’episcopato fra riformatori e difensori dello “status quo”, che a Begoglio sicuramente non è piaciuta, che è diventata evidente nel recente Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Il Cardinale di Genova da quel momento è stato riconosciuto comeil capo dell’opposizione italiana al pontefice. Papa Francesconon ha voluto né vuole adessoaprire un conflitto permanente con la Chiesa italiana e lascia i vescovi a sbrigarsela da soli.
Bagnasco, forte dell’appoggio di un certo numero di vescovi, come si può osservare dai suoi recenti interventi, che giungono persino a sostituirsi al parlamento italiano, è diventatoil sostenitore dei “princìpi non negoziabili” e continua le battaglie politiche che furono di Ruini e di Bertone, che tutti ricordiamo e si è trasformatosempre di più nel capocorrente “ufficiale” dei resistenti al cambiamento (quello sostanziale rimane il cardinale Scola).
Come reagisce Papa Francesco? Egli, con stile gesuitico, fa terra bruciata intorno a lui e, così, manda come vescovo a Latina monsignor Mariano Crociata, ex Segretario della Cei; nomina vescovo di Rietiilportavoce e sottosegretario della Conferenza episcopale, monsignor Domenico Pompili – che ha costantemente supportato il cardinal Bagnasco; nomina un nuovo Segretario della Cei, nella figura di monsignor Nunzio Galantino, che gode con tutta evidenza della fiducia del pontefice.
Bagnasco ha adesso 73 anni, l’età della pensione per un vescovo è 75. Egli appartiene alla scuola del cardinal Siri, il celebre arcivescovo di Genova, leader del fronte conservatore. Dopo essere stato riconfermato nel 2012 da Ratzinger alla guida della Cei per un secondo quinquennio, ha ottenuto un placet da Bergoglio per restare fino alla conclusione del mandato (nel 2017), anche se il suo ruolo pubblico appare fortemente ridimensionato.