Per amore di Sion non mi terrò in silenzio

di ANDREA FILLORAMO

Credo che in molti Comuni italiani l’implementazione della raccolta differenziata sia diventata una realtà… Senza la raccolta differenziata, ormai tutti lo sanno, saremmo coperti dalla spazzatura. Mi è venuto spontaneo il riferimento e la metafora della raccolta differenziata quando ho letto l’email qui allegata. In essa un prete a me non sconosciuto, fa notare che nella sua diocesi – accenno alla metafora – l’eliminazione del“secco”, dell’”umido”, della “carta” e del “cartone”, con tutto quello che essi rappresentano come prodotti dell’ignavia, della mancanza d’igiene morale, della vigliaccheria, del “leccapiedismo”, non vengono depositati nei bidoni predisposti del cambiamento da quanti dovrebbero aver cura della loro casa comune, facendola diventare “trasparente”, pulita”, “visibile”. Purtroppo però la trasparenza, la pulizia e, particolarmente la visibilità, ripugnano a quanti temono di essere visti nella loro “nudità”. Essi non sanno che molti fedeli, pur non guardando dal buco della serratura per non essere giudicati dei guardoni, sanno come essi sono fatti. Mi colpisce il dolore, le incertezze, le delusioni ma anche la rabbia del prete, come di tanti altri preti,nel vedere la diocesi che hanno servito per tanti anni, ridotta ad un “immondezzaio”. Se questa è la situazione, e ritengo che il prete sia credibile, il nuovo arcivescovo dovrebbe usare con coraggio, senza titubanza, “pala e ramazza” per ripulire la chiesa locale che gli verrà assegnata. Se non farà così, al nuovo arcivescovo non resta altro che pregare o indossare il cilicio per riparare i peccati di altri, appartenenti a qualunque ceto clericale.

EMAIL ricevuta il 18 gennaio 2016 alle ore 18,15

Andrea carissimo, ti ringrazio per l’ennesima riflessione che hai offerto attraverso l’intervista pubblicata su IMGPress stamattina. Fino ad oggi ho voluto leggere, ascoltare, pregare, riflettere, pazientare… Il tuo scritto però mi provoca a intervenire. Alla luce di quanto ieri la Liturgia della Parola ha suggerito: “Per amore di Sion non mi terrò in silenzio…”. Sento l’urgenza di interagire con quanto hai donato a questa nostra chiesa segnata da profonde ferite, sulle quali per molto tempo si è preferito sorvolare, arrivando addirittura a negare che esistessero. Un tentativo meschino di alcuni “leccapiedi” di salvare il regime instaurato dal sistema clientelare, “mafioso” e feudale a cura del capo emerito e ampiamente accettato e condiviso dai preti beneficati. Di tutto questo ho potuto leggere i puntuali resoconti proprio su IMGPress, periodicamente redatti da Ettore Sentimentale e da te. Da alcuni mesi, però, mi sorprende il silenzio dirompente del parroco di S. Giacomo. Si sta preparando anche lui a salire sul carro del nuovo vescovo? Per me sarebbe una grossa delusione. Nella tua intervista affermi che i preti “presupponevano il rispetto delle persone e la trasparenza di tutto quel che si fa”. Per il passato sappiamo come è andata; nel frattempo: niente di nuovo sotto il sole (purtroppo); per il futuro: speriamo cambi la musica. E da qui è facile passare al secondo punto: “sede vacante, nihil innovetur ”. Tu pensi che in questi mesi sia stato proprio così? Mi dispiacerebbe pensarti come uno sprovveduto…Altro che “nihil innovetur ”! Tu sai meglio di me che qualche giorno prima delle dimissioni, quando l’emerito vescovo sapeva già da almeno due settimane dell’imminente cambio – come lui stesso ha detto – ha “spostato” circa trenta preti. A parte che qualcuno sommessamente faceva notare che potevano esserci gli appigli canonici per invalidare questa manovra, tanti hanno colto in questi avvicendamenti il desiderio di “premiare” alcuni, “comprare” il silenzio di altri, in ogni caso progettare la possibilità di avere un pied à terre metaforico, frutto della riconoscenza di tanti amici. “Nihilinnovetur” è sinonimo di “conservare”, “invecchiare” “mantenere”… operazioni sotto gli occhi di tutti. Ho saputo di recente, per esempio, che in città prima c’era un solo “percorso vicariale di cresima”, adesso ve ne sono tre, in tre parrocchie… Le stesse conferme sono avvenute anche in àmbito economico. Dopo le rassicuranti affermazioni della fatidica conferenza stampa che si trattasse – visto il momento difficile – di “sofferenze economiche come per tante famiglie”, è stata conclamata una falla capace di far andare a picco il bastimento diocesano (mentre i furbi sono già sulle scialuppe di salvataggio!) se non si dovesse ricorrere immediatamente ai ripari. Ma nessuno degli artefici più o meno indiretti di questo tracollo (preannunciato in tempi non sospetti) è stato “licenziato” o richiamato…ognuno resta al suo posto di combattimento. Davanti a questo quadro, cosa potrà fare il nuovo vescovo? A mio giudizio deve calarsi la visiera e – come Gesù Cristo – non deve guardare in faccia nessuno! Certamente non con spirito giustizialista… Personalmente sono molto scettico, anzi bruciato – senza però fare la vittima. I pochi incontri che ho avuto con gli addetti alla stanza dei bottoni mi hanno confermato che si va avanti a tentoni, anzi come i ciechi (con rispetto per i non-vedenti) ma quel che è peggio ci si fa guide per gli altri, facendoli brancolare “furbescamente” nel buio. Avevo deciso di andare a parlare con molta libertà con l’amministratore, poi ho pensato che l’avrei sconvolto e turbato e gli ho risparmiato questa sofferenza. Tanto cosa avrebbe potuto fare, dal momento che “sede vacante, nihil innovetur”? Avrei sbugiardato tutti i giochi di prestigio, di potere, di invidie e gelosie (sic!) che ci hanno condotto fin qui, impunemente perpetrati sulla pelle di tanti fratelli innocenti. E poi? Nulla! So dei preti che si sono incontrati con lui per la faccenda della Casa del Clero. A parte che l’amministratore ha poi assicurato che i preti potranno ancora andarci, non ha però detto una parola sulle condizioni economiche. Cioè, dovranno integrare di tasca propria (se ne avranno la possibilità). Allora, mi sono ricordato di quando in seminario, studiando la filosofia con p. Sgalambro appresi che esiste l’atarassia, ossia l’assoluta quiete dell’animo. Senza alcun rumore interiore…un po’ come la neve che oggi silenziosamente fiocca sulla collina circostante, mi preparo ad accogliere il nuovo pastore, sostenendolo – indegnamente – con la preghiera. Ti chiedo, infine, una carità: aiutami a guarire da questo malessere. Per me è molto difficile dimenticare. Grazie.
G.S.