I poliziotti della Squadra mobile di Foggia sono stati protagonisti di tre diverse operazioni concluse nella provincia foggiana e che hanno coinvolto in totale 21 persone.
In una operazione congiunta diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, gli agenti della Mobile di Foggia hanno eseguito 18 misure cautelari, 16 in carcere e due ai domiciliari. I provvedimenti sono stati emessi in relazione a 14 episodi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, armi e droga per fatti avvenuti a Foggia tra ottobre 2024 e novembre 2025, con la ricostruzione di un’estorsione iniziata nell’ottobre 2015.
L’indagine ha preso il via dopo la denuncia per tentata estorsione presentata da un imprenditore foggiano ad ottobre 2024 e sviluppata per oltre un anno, durante la quale gli investigatori della Squadra mobile hanno raccolto numerosi elementi di prova, arricchiti dai contributi di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno permesso di interrompere le attività del gruppo mafioso chiamato “Società foggiana”. L’indagine ha evidenziato che il denaro estorto ad alcuni imprenditori locali veniva suddiviso fra le due batterie principali dell’organizzazione mafiosa, la Moretti-Pellegrino e la Sinesi-Francavilla.
In uno dei casi la tentata estorsione era partita direttamente dal carcere grazie all’utilizzo di una piattaforma social, che aveva permesso di inviare la richiesta di 20mila euro, indicando le persone alle quali la vittima avrebbe dovuto consegnare il denaro. Durante l’attività investigativa sono state anche trovate diverse armi comuni da sparo e munizioni.
Nell’esecuzione del provvedimento i poliziotti della Mobile foggiana sono stati coadiuvati dai Reparti prevenzione crimine di Napoli, Bari, Foggia, Vibo Valentia e Potenza, dalle unità cinofile antiesplosivo e antidroga di Napoli, Bari e Ladispoli, dagli artificieri della questura di Bari, dagli specialisti del Gabinetto interregionale di Polizia scientifica e Sicurezza cibernetica di Bari, nonché del IX Reparto volo di Bari.
La seconda operazione è stata eseguita in collaborazione con i poliziotti della Sisco (Sezione investigativa del servizio centrale operativo) di Bari. Al termine dell’indagine, diretta e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, due persone sono state arrestate perché ritenute responsabili dei reati di duplice omicidio volontario, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra e comuni da sparo, con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa nella duplice declinazione del metodo e dell’agevolazione.
La vicenda riguarda il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, commesso ad Apricena (Foggia) il 20 giugno 2017, con modalità caratterizzate da elevata e sanguinaria violenza, le cui immagini furono riprese da telecamere pubbliche.
Nel settembre 2025 era stata già eseguita una prima ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altri due componenti del gruppo che aveva eseguito gli omicidi, esponenti del clan Lombardi-La Torre-Ricucci della mafia garganica.
Grazie alle dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia, è stato possibile ricostruire il coinvolgimento di altre due figure di rilievo dello stesso gruppo criminale.
La terza operazione consiste nell’esecuzione, in collaborazione con i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Foggia, di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Foggia nei confronti di un 43enne indagato per l’omicidio di Stefano Antonio Bruno e per il duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, commessi a Foggia il 29 aprile 2026.
L’indagine congiunta ha consentito di ricostruire la dinamica dell’evento, maturato a seguito di un contrasto insorto nel corso di una compravendita di sostanze stupefacenti.
Determinante è stata l’analisi delle immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, che hanno documentato alcune fasi dell’aggressione.
L’indagato è stato arrestato in flagranza di reato per il porto illegale dell’arma clandestina dai poliziotti della Squadra mobile foggiana che lo hanno rintracciato con l’arma utilizzata pochi istanti prima per il grave fatto di sangue.
Importanti anche i rilievi tecnici effettuati dagli specialisti della Polizia scientifica della questura di Foggia e dalla Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri della città.
Nel corso delle indagini sono emersi ulteriori riscontri investigativi, costituiti da alcune conversazioni intercettatem, che si sono aggiunti agli altri elementi di prova acquisiti, derivanti principalmente dall’ascolto di alcune persone informate dei fatti e dagli esiti degli esami balistici effettuati. Il quadro indiziario a carico dell’indagato ha consentito di emettere il provvedimento di fermo.
