Il nuovo PAI idraulico distrettuale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 giugno 2026, non è un documento tecnico da lasciare negli archivi. È un atto pianificatorio immediatamente efficace e vincolante, che fotografa la fragilità idrogeologica del territorio e impone a enti, amministrazioni e soggetti privati di adeguare le proprie scelte.
Nel caso di Pesaro, il dato è decisivo: la zona della Tombaccia in cui si vorrebbe realizzare l’impianto GNL ricade in fascia P2, alla quale si applica la disciplina P3, cioè quella propria delle aree a elevata pericolosità. Le Norme Tecniche di Attuazione del nuovo PAI vietano in tali aree nuovi impianti a rischio di incidente rilevante, impianti di stoccaggio di combustibili fuori terra, ampliamenti di depositi esistenti e interventi che comportino aumento della capacità di stoccaggio. Non siamo davanti a una semplice raccomandazione: si tratta di prescrizioni vincolanti, operative e immediatamente applicabili. Per questo non è più possibile procedere come se nulla fosse cambiato.
Pareri, nulla osta e valutazioni resi prima del nuovo PAI non possono essere considerati automaticamente attuali. La legge generale sul procedimento amministrativo impone una istruttoria seria e aggiornata: l’art. 6 della L. 241/1990 affida al responsabile del procedimento il compito di valutare presupposti, condizioni e fatti rilevanti, acquisendo anche gli accertamenti tecnici necessari. Gli artt. 21-quinquies e 21-nonies consentono inoltre alla pubblica amministrazione di riesaminare i propri atti in presenza di sopravvenienze, nuovi interessi pubblici o profili di illegittimità. Il nuovo PAI è esattamente questo: una sopravvenienza rilevante, un fatto tecnico e normativo che impone di rivalutare l’intero quadro. Continuare a sostenere che la VIA statale possa proseguire sulla base di pareri precedenti significa ignorare la realtà attuale del territorio e la nuova disciplina di bacino. L’Autorità di Bacino non ragiona per convenienze locali, ma per fiumi, aree esondabili, fragilità idrauliche, sicurezza pubblica.
Il suo Piano ci dice una cosa semplice: la Tombaccia non è un’area neutra. È un luogo fragile, vicino al fiume Foglia, esposto a criticità idrauliche e incompatibile con logiche industriali ad alto rischio. Per questo occorre uscire dalle vecchie logiche. Favorire impianti insalubri o a rischio di incidente rilevante in aree vulnerabili non significa aiutare l’economia del territorio. Significa consegnarle un debito di rischio, conflitto e possibile danno. Lo stesso vale se il PUG non viene adeguato al nuovo quadro idrogeologico o se il Regolamento di Igiene viene modificato, come avvenuto con l’art. 82, in senso più favorevole all’insediamento di attività industriali potenzialmente pericolose. Il cambiamento climatico rende tutto più urgente.
Piogge intense, piene improvvise, eventi estremi e fragilità dei suoli non sono più scenari lontani. Sono condizioni con cui le amministrazioni devono misurarsi oggi. Ignorarle non è neutralità: è assumersi la responsabilità di un rischio evitabile. Il Comitato PESARO: NO GNL, Legambiente, i Cittadini Liberi, EveryOne Group, Lupus in Fabula, la politica e la società civile ambientalista stanno cercando di diffondere il contenuto e l’importanza del nuovo PAI, con una serie di iniziative che vanno dagli incontri pubblici alle affissioni. Ma non basta che lo capiscano gli ambientalisti. Devono comprenderlo la politica, le istituzioni, gli enti tecnici, le categorie economiche, i cittadini. Approvare progetti pericolosi e insalubri in aree fragili non significa sviluppo. Significa portare il territorio e la sua economia verso l’agonia. La vera crescita non nasce dalla rimozione del rischio, ma dalla capacità e volontà di prevenirlo. Il nuovo PAI sottopone alle istituzioni locali un’istanza di coraggio e cambiamento e chiede responsabilità, intelligenza amministrativa e rispetto del territorio. Nella foto, Roberto Malini e Lisetta Sperindei con la nuova affissione sul PAI.
