4 marzo, giornata mondiale contro il Papillomavirus

Anche il Veneto partecipa alla giornata dedicata alla consapevolezza dell’infezione da Papillomavirus, un’occasione per conoscere questa infezione e gli strumenti di prevenzione a disposizione dei cittadini veneti. In Italia i livelli di adesione agli screening organizzati e alla vaccinazione non sono omogenei. Così l’appello degli esperti: “Bisogna superare le differenze a livello regionale e che incidono sui tassi di adesione, con volontà politica, informazione e servizi più accessibili”.

Venezia – Potenziare e rendere i servizi di prevenzione vaccinale e gli screening più accessibili; avviare campagne informative e di sensibilizzazione rivolte all’intera popolazione; promuovere programmi di prevenzione primaria e secondaria dei tumori in modo da garantire a tutti l’accesso in sicurezza alle opportunità offerte dal servizio sanitario nazionale; monitorare i livelli di copertura vaccinale e screening attraverso nuovi strumenti digitali. Questi sono i principali punti del manifesto per l’eliminazione dei tumori correlati all’infezione da Papillomavirus (HPV).

Perché i dati dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) parlano chiaro: si stimano in Italia 2.700 nuovi casi di tumore del collo dell’utero o cervice uterina, dato in aumento dopo la momentanea sospensione dello screening durante la pandemia e causa oggi in Italia più di 500 decessi all’anno. La vaccinazione e la diagnosi precoce attraverso lo screening organizzato sono i principali strumenti per favorire la riduzione dell’incidenza e della mortalità per tumori HPV correlati. Lo ribadiscono i massimi esperti, insieme alle associazioni di pazienti e istituzioni politiche all’evento “Papillomavirus. Lotta ai tumori. Per una cultura della prevenzione”, organizzato da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di MSD, nella giornata per la sensibilizzazione contro l’HPV. Location dell’evento, la Scuola Grande San Marco, a Venezia.

Così l’Assessore alla Sanità e Politiche Sociali del Veneto Manuela Lanzarin: “L’HPV non è un’infezione che colpisce esclusivamente la salute della donna, ma riguarda anche la salute dell’uomo ed è la più diffusa infezione trasmissibile per via sessuale. Nel Veneto esistono efficaci strumenti di prevenzione che possono aiutarci a debellare la malattia. Siamo tra le prime regioni in Italia ad aver dato vita a percorsi di vaccinazioni mirate per fasce d’età, dedicati non solo alle donne, che hanno visto una massiccia adesione. Anche il Veneto partecipa alla giornata dedicata alla consapevolezza dell’infezione da Papillomavirus Umano (HPV), un’occasione per conoscere quest’infezione e gli strumenti di prevenzione a disposizione dei cittadini veneti”. L’Assessore Lanzarin ha inoltre aggiunto il dato di un risultato importante: circa il 70% della popolazione degli adolescenti è vaccinata contro il Papillomavirus, con punte del 77% per quanto riguarda le femmine e del 72% per quanto riguarda i maschi. Ma serve investire di più per aumentare i livelli di aderenza da parte dei ragazzi”.

In Veneto dal 2019 il vaccino HPV è offerto attivamente a donne con lesione cervicale precancerosa di grado CIN2+ e nel 2020 è stata approvata la Procedura Operativa regionale “Vaccinazione anti-HPV per le donne trattate per lesioni cervicali HPV correlate di grado elevato”, che definisce le modalità di quest’offerta vaccinale. Come spiega Anna De Polo, Dirigente medico del Servizio Igiene e Sanità Pubblica, ULSS 2 Marca Trevigiana, Regione del Veneto “Nel 2022 è stata compiuta un’indagine da parte della Direzione Prevenzione della Regione Veneto fra le nove ULSS venete per valutare lo stato dell’arte dell’offerta vaccinale contro HPV alle donne che aderiscono allo screening cervicale e ricevono la diagnosi di lesione precancerosa di grado elevato. Ne è risultata notevole variabilità di azioni ed organizzazione fra ULSS diverse, ma l’aspetto più interessante emerso è che dopo l’emanazione della Procedura Operativa regionale i tempi di presa in carico di queste pazienti si sono notevolmente ridotti, con la metà delle donne (rispetto al dato precedente del 30,85%) vaccinate con la prima dose HPV entro 90 giorni dalla diagnosi di CIN2+ allo screening e la mediana di presa in carico scesa da 158 a 90 giorni. Ciò dimostra che l’emanazione di una Procedura Operativa regionale ha favorito la definizione di percorsi locali, che hanno prodotto un efficientamento della presa in carico delle pazienti. Obiettivo successivo sarà la condivisione delle buone pratiche emerse dal confronto fra le nove realtà territoriali del Veneto in un’ottica di miglioramento continuo della qualità dell’offerta vaccinale”.

La Commissione Europea ha avviato nei confronti delle patologie oncologiche un programma articolato basato su una Missione ed un Piano Operativo – aggiunge Walter Ricciardi, Presidente Mission “Board of Cancer -. Entrambi prevedono di attivare strategie di prevenzione che evitino migliaia di casi di malattia. Nel caso dell’HPV disponiamo di un vaccino efficace e sicuro che è però largamente sottoutilizzato, anche in Italia. Per questo è necessario allineare volontà politica, capacità gestionale e professionale e corretta informazione ai cittadini. Uno sforzo che va intensificato notevolmente”.

Sull’importanza di aderire ai programmi di prevenzione interviene Valentina Guarneri, Professore Ordinario, Direttore della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica, Università di Padova, Direttore UOC Oncologia 2 Istituto Oncologico Veneto – IRCCS. “Purtroppo la neoplasia della cervice uterina rappresenta ancora un’importante causa di morte a livello globale. Circa il 90% delle diagnosi si manifesta nei paesi a medio-basso livello socio-economico, dove mancano adeguati programmi di prevenzione, e dove la neoplasia della cervice uterina rappresenta la prima causa di morte per cancro nella donna. Questo dato è reso ancora più drammatico dal fatto che la maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata con misure relativamente semplici e come il PAP test e più recentemente la vaccinazione. C’è uno sforzo a livello mondiale per contrastare questo fenomeno, ma credo che sottolineare questi dati possa essere utile per fare capire l’importanza di aderire ai programmi di prevenzione“.

La diagnosi precoce e la vaccinazione sono indispensabili per ridurre l’incidenza di infezioni da HPV e dei tumori correlati. Così Gianni Rezza, Direttore Generale della prevenzione sanitaria presso il Ministero della Salute: “In Italia il cancro della cervice uterina rappresenta il quinto tumore per frequenza nelle donne sotto i 50 anni di età e causa ogni anno circa 500 decessi. La vaccinazione per il Papillomavirus e la diagnosi precoce attraverso lo screening organizzato sono i principali strumenti per favorire la riduzione dell’incidenza e della mortalità per questa neoplasia. Il Piano nazionale della prevenzione 2020-25 e il recente Piano oncologico nazionale 2023-27, in accordo con lo Europe’s Beating Cancer Plan e con le nuove raccomandazioni sui programmi di screening oncologico del Consiglio europeo, hanno tra gli obiettivi principali rafforzare gli interventi per aumentare le coperture vaccinali e sostenere i programmi organizzati di screening, penalizzati durante la pandemia da Covid-19, garantendo una maggiore integrazione tra prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico e ponendo l’attenzione sulla riduzione o eliminazione delle disuguaglianze nell’accesso agli interventi di prevenzione e cura”.

“La disponibilità di un vaccino contro l’HPV – aggiunge la Professoressa Roberta Siliquini, Presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI) è un’opportunità straordinaria, non sufficientemente sfruttata, per combattere il cancro. In Italia, in era pre-pandemica, solo poco più della metà degli aventi diritto risultavano vaccinati, un dato che è drammaticamente sceso durante la pandemia. È necessario ricordare che il papilloma virus è responsabile non solo del cancro della cervice uterina, ma anche di molti altri meno conosciuti ma non per questo meno letali: cancro dell’ano, del pene, della vulva, della vagina, dell’oro-faringe. La vaccinazione per entrambi i generi, così come lo screening per le donne, vanno offerti attivamente con maggior forza e, forse, con strategie differenti per rafforzare ancora di più i buoni risultati fin qui ottenuti. Dall’introduzione della vaccinazione abbiamo assistito ad una riduzione annuale di circa il 2% di casi di collo dell’utero e una riduzione dell’ospedalizzazione per patologie HPV correlate di più del 30%”.

Annamaria Parola, Responsabile delle Relazioni istituzionali e progetti internazionali della Fondazione Umberto Veronesi sottolinea che l’Italia detiene gli strumenti per raggiungere gli obiettivi ambiziosi posti dall’Unione Europea e ripresi anche nel Piano oncologico nazionale: eliminare i tumori alla cervice uterina HPV-correlati come problema di salute pubblica, entro il 2030. “La pandemia ha rallentato l’adesione agli screening e alle vaccinazioni e ora occorre recuperare i gap creatosi. Per questo motivo due anni fa Fondazione Umberto Veronesi, da sempre impegnata nella sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione dei tumori, ha redatto e sottoscritto insieme ad altre organizzazioni il Manifesto per eliminare i tumori HPV correlati, con l’obiettivo di richiamare con forza l’attenzione da parte delle Istituzioni e della Politica e chiedere loro di impegnarsi per il raggiungimento degli obiettivi condivisi. Superare le differenze che tutt’oggi esistono a livello regionale e che incidono sui tassi di adesione diventa possibile solo con risorse, volontà politica, informazione e servizi più accessibili”.

COS’E’ IL PAPILLOMAVIRUS UMANO (HPV)

L’HPV (Human Papilloma Virus) è un virus infettivo per l’uomo, di cui si conoscono oltre 200 varianti. Alcune di queste possono essere causa di tumori, principalmente dell’apparato genitale femminile e maschile e dell’orofaringe. Il virus è estremamente diffuso nella popolazione: si stima che ognuno di noi contragga un’infezione da HPV almeno una volta nella vita. L’infezione da HPV si contrae principalmente durante i rapporti sessuali con una persona portatrice. Per la prevenzione dell’infezione HPV è disponibile un vaccino sicuro ed efficace. Per tutte le donne a partire dai 25 anni di età è inoltre fondamentale aderire ai programmi gratuiti di screening cervicale che prevedono gratuitamente il Pap-test e, a partire dai 30 anni, il test per la ricerca del HPV-Dna, test molto efficaci nel garantire una diagnosi precoce. 

In Italia la vaccinazione anti-HPV è raccomandata e offerta gratuitamente a ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni di età e viene somministrata in due dosi a distanza di 6 mesi. Se il ciclo vaccinale inizia dopo il compimento dei 15 anni, le dosi previste sono tre. 

Nella Regione Veneto le donne possono vaccinarsi gratuitamente fino ai 26 anni e le donne con lesioni cervicali possono avere la vaccinazione gratuitamente indipendentemente dall’età.

 I vaccini anti-HPV oggi utilizzati proteggono contro i 9 sierotipi di HPV più pericolosi e sono estremamente sicuri ed efficaci: possono prevenire oltre il 90% delle forme tumorali associate all’HPV.

I NUMERI DELL’HPV IN ITALIA E IN REGIONE VENETO

In Italia, l’incidenza di patologie HPV-correlate è rilevante sia per la popolazione femminile che per quella maschile: quasi 8.000 nuovi casi di tumore ogni anno sono attribuiti a infezioni croniche di ceppi oncogeni dell’HPV, di cui oltre 3.000 i casi stimati per il 2020 di cancro della cervice uterina.

Nel 2019, nella popolazione femminile residente in Veneto, sono stati diagnosticati 152 nuovi casi di tumore del collo dell’utero su 2.493.692 donne residenti, con un tasso di incidenza pari a 6,1 nuovi tumori diagnosticati su 100.000 donne. Nel periodo precedente, dal 2016 al 2018, erano stati identificati in media 149 nuovi casi/anno. 

Nel 2021 le Aziende ULSS venete hanno invitato a effettuare lo screening a più di 320.000 donne; il 50,3% ha aderito all’invito, ed un ulteriore 4,8% ha rinunciato alla proposta comunicando di aver già eseguito un controllo attraverso altri canali. Nel 2021, 5.697 donne hanno effettuato un approfondimento all’interno dei programmi organizzati di screening, approfondimenti che hanno portato a diagnosticare 749 lesioni precancerose.

Nel 2022 è stato fatto un ulteriore passo avanti e i numeri lo confermano: circa il 70% della popolazione degli adolescenti è vaccinata contro il Papillomavirus, con punte del 77% per quanto riguarda le femmine e del 72% per quanto riguarda i maschi. Lo screening per il tumore della cervice uterina è offerto gratuitamente a tutte le donne residenti in Veneto a partire dai 25 o 30 anni di età, a seconda dello stato vaccinale per la vaccinazione contro l’HPV, e fino ai 64 anni.