PM e Giudici Onorari contro la rottamazione della Giustizia e dei diritti dei cittadini

PM e Giudici Onorari contro la rottamazione della Giustizia: astensione dalle udienze civili e penali dal 21 al 25 ottobre 2019 dei Giudici Onorari di Tribunale e dei Vice Procuratori Onorari.

I Magistrati onorari di Tribunale proclamano l’astensione dalle udienze civili e penali e dalle altre attività d’istituto nei giorni dal 21 al 25 ottobre 2019.

L’astensione è determinata dal gravissimo disagio in cui versa la Magistratura onoraria di Tribunale a causa della pervicace inerzia del Ministro della Giustizia, persistentemente incapace di porre al centro del dibattito politico la riforma della Magistratura onoraria.

Che la riforma giudiziaria sia urgente lo attesta la condizione di grave degrado della giustizia civile e penale, incapace di fornire ai cittadini una risposta efficiente e tempestiva. Si è addirittura preteso di vietare con legge la prescrizione dei reati accertati in primo grado, ma non si vuole fornire un reale rimedio alla interminabile durata dei processi nei quali si dovrebbero confermare le condanne non definitive.

La gravità della situazione è ammessa dallo stesso Ministro della Giustizia, che tuttavia ostacola il rilancio della categoria magistratuale onoraria, il cui contributo reale sarebbe in grado di contrapporsi alla penosa deriva della elefantiaca macchina giudiziaria.

Solo a chi sia cattivo conoscitore delle fondamentali dinamiche del nostro sistema giudiziario potrebbe sfuggire la centralità della Magistratura onoraria in qualsiasi piano di rilancio della funzione giurisdizionale.

Con grandissima compromissione dell’interesse pubblico si avalla, nondimeno, l’utilizzo part-time dei magistrati onorari, relegandone l’impiego complessivo a soli tre giorni settimanali, a fronte di milioni di processi pendenti. Questo in una cieca ottica di micro risparmio, laddove i costi reali per il sistema saranno devastanti e incalcolabili.

In assenza di qualsiasi resipiscenza o discontinuità col passato, possiamo dunque affermare che sia cambiato il Governo ma non la musica ed i suonatori.

L’argomento Magistratura onoraria, così centrale per chi voglia davvero occuparsi di un rilancio della tutela giudiziaria dei diritti, non è neppure stato trattato nella prima riunione tra il Guardasigilli e Andrea Orlando, suo predecessore ed attuale vicesegretario del Partito Democratico.

In totale linea di continuità con i precedenti tre Governi, anche quello attuale continua ad umiliare i Magistrati onorari, disinteressandosi sia dei loro diritti sia delle potenzialità che potrebbero esprimere, comprimendone finanche l’impiego nei compiti per i quali sono già formati ed operativi.

Il disegno di legge “Bonafede” presentato al Senato si limita, infatti, a confermare l’impianto dei decreti “Orlando”, ispirandosi al teorema della mortificazione del magistrato onorario sotto ogni profilo, economico e giuridico.

La fobica ed esclusiva impostazione sottesa a tale approccio è stata candidamente enunciata in seno all’inutile tavolo tecnico ministeriale che ha preceduto il varo del testo elaborato durante il primo Governo Conte: evitare qualsiasi riconoscimento, anche non economico, che possa essere ritenuto sintomatico della natura subordinata del rapporto di lavoro accudito dai magistrati onorari.

Il testo “Bonafede” perpetua quindi, con folli forzature formali, i soprusi sostanziali già sanciti nel testo “Orlando” e nelle disposizioni ancora precedenti, passando dalla artificiosa qualificazione tributaria e previdenziale dei compensi erogati ai magistrati onorari (parificata a quella degli agenti di commercio, con obbligo di aprirsi una partita IVA e di iscriversi alla inefficiente gestione separata INPS), alla previsione che i predetti giudici e pubblici ministeri possano essere espulsi dall’ordine giudiziario allorché contraggano malattie temporaneamente invalidanti.

Con quale spirito possono erogare giustizia ai propri concittadini dei magistrati trattati in questo modo? Come possono applicare serenamente quei principi di solidarietà, eguaglianza e non discriminazione che, proprio nei loro confronti, sono completamente disattesi?

Avevamo parlato in passato di miopia politica e di conservatorismo, ma ci sembra un giudizio troppo accondiscendente verso una condotta politica che si connota invece in termini di consapevole trascuratezza dell’interesse pubblico al rilancio della funzione giudiziaria.

Non ci resta, dunque, che dare battaglia con ogni mezzo, invocando il sostegno di quella Magistratura di ruolo che si avvale quotidianamente del nostro apporto: garantire l’effettività delle tutele giurisdizionali e suscitare nei cittadini un nuovo affidamento verso la Magistratura, recentemente colpita da scandali e polemiche conseguenti, richiede una reale risposta giudiziaria, donde occorre irrobustire il nostro ausilio ed il suo complessivo livello, in un’ottica meno imbelle di sistematica e concreta efficienza, anziché persistere nel mortificarlo su ogni piano, nella scia ormai ventennale del mero sfruttamento che si vuole procrastinare e, se possibile, finanche aggravare.

Vogliamo vedere nelle importanti ed autorevoli aperture che l’Associazione Nazionale Magistrati ha espresso durante i lavori del citato tavolo tecnico l’effetto di un complessivo ripensamento sulla centralità anche della Magistratura onoraria nel rilancio della funzione giudiziaria.

Le proposte avanzate in quella sede, d’altronde, erano state concordate con la Magistratura di ruolo associata ed avevano comportato l’abdicazione delle ulteriori istanze sprovviste del suo avallo.

Sembrava così raggiunto uno storico accordo e superata la pregiudiziale politica opposta sino al 2018 dal Ministro Orlando, che aveva subordinato il varo di una più equa riforma della Magistratura onoraria al gradimento dell’ANM; oggi, invece, la persistente inadeguatezza dell’iniziativa governativa si ammanta di un ambiguo rimpallo di responsabilità tra forze politiche di governo ed organi tecnici ministeriali, invero diretti da dirigenti amministrativi comunque appartenenti alla Magistratura ordinaria.

Non è quindi più tempo di oziosi tentennamenti o di scuse più o meno puerili, come quella, davvero insostenibile, delle insufficienti coperture finanziarie.

La questione che poniamo è seria e centrale nel programma di ammodernamento dello Stato; marginalizzarla od offuscarla può solo esacerbare le tensioni già esistenti, portando ad emersioni di responsabilità di cui alla fine occorrerà assumersi le conseguenze.

Rinnoviamo quindi con decisione l’invito a una forte assunzione di iniziativa ad opera di tutti i poteri dello Stato, per quanto di rispettiva competenza, attraverso le loro rappresentanze politiche ed istituzionali. Invocheremo, al contempo, con fiducia, il diretto ed ormai indifferibile intervento del Capo dello Stato, quale massimo organo costituzionale di raccordo delle Istituzioni democratiche e supremo garante dell’unità nazionale e dell’autonomia ed indipendenza dell’intero Ordine Giudiziario.

 

        Il Presidente

     Raimondo Orrù