Piazza Carceri e Sicurezza: dispiacere, preoccupazione, ma non rassegnazione. Ecco una ulteriore proposta

Roma – C’è grande dispiacere per i recenti fatti di Torino, c’è anche grande preoccupazione perché non è chiaro se tutti abbiano effettivamente compreso la estrema gravità della situazione, ma allo stesso tempo non c’è alcuna rassegnazione. Nonostante il momento critico non rinunciamo a questa missione quasi impossibile di far splendere la bellezza della Costituzione e del suo articolo 27. Pertanto, proseguiamo nella nostra opera avanzando la seguente ulteriore proposta.

 

In particolare, è noto che una equipe di osservazione, composta dal direttore dell’istituto e da altri soggetti, abbia il compito di elaborare una relazione di sintesi dell’osservazione scientifica della personalità, contenente una proposta di programma di trattamento che poi dovrà essere approvata con decreto dal magistrato di sorveglianza. Con la relazione di sintesi si cerca di raggiungere una visione approfondita della personalità del detenuto, ed il programma di trattamento, in sostanza, consiste nel complesso degli interventi rieducativi che gli operatori propongono di attuare nei confronti del soggetto ristretto. Ora il fatto che ci sia addirittura un programma di trattamento, rende difficilmente comprensibile l’ulteriore fatto che ci siano poi nella realtà così tanti reclusi che non svolgono nessun tipo di attività dalla mattina alla sera, e che quindi siano ridotti in uno stato assimilabile alla sindrome di prisonizzazione, ovvero di profondo appiattimento intellettivo, affettivo ed emotivo. Per questo motivo, proponiamo che non ci si fermi ad una prima fase, ma si seguano costantemente la realtà e tutte le sue evoluzioni.

Al di là del fatto che se ne occupi sempre la predetta equipe di osservazione, o magari se ne occupi un gruppo più ampio denominato G.O.T., ovvero Gruppo di Osservazione e Trattamento, proponiamo che non ci siano solo una relazione di sintesi ed una proposta di programma di trattamento, ma che in merito allo stesso detenuto, intervengano poi con scadenze periodiche e prestabilite, tante ulteriori relazioni di sintesi, tante ulteriori proposte di programmi di trattamento, e conseguentemente tante ulteriori approvazioni del magistrato di sorveglianza. Praticamente, con l’evoluzione della detenzione può verificarsi uno scollamento tra la realtà e ciò che invece dovrebbe avvenire sotto il profilo rieducativo. Il susseguirsi di queste relazioni, di queste proposte di programma e di queste approvazioni, servirebbe quindi a riportare costantemente la realtà nell’ambito della rieducazione.

Così in una nota Giuseppe Maria Meloni, portavoce dell’iniziativa Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino.