Avvicinandosi la Pasqua, 5 Aprile, anche chi non vi partecipa per la propria religiosità, ne è coinvolto. Tra chi va in vacanza a chi si ritrova a tavola con parenti e amici. Mi è venuta in mente stamane al bar dove vado spesso. Non tanto per la miriade di offerte di uova di cioccolato a prezzi più alti dell’anno scorso nonostante il prezzo del cacao su base annua sia anche del 50% inferiore rispetto al 2024.
Ma perché ho incontrato un vicino, con cui ci scambiamo spesso opinioni sui mali del mondo, che ha ordinato una brioche vegana e un caffè. E’ un tizio focoso quando discute e, prima di “provocarlo” gli ho pagato la consumazione per tenerlo un po’ calmo: “ma tu che prendi la brioche vegana, per Pasqua lo mangi l’agnello”. “Sì, mi arriva da un amico del Mugello che ha tanti capretti e me lo regala per l’occasione”. Io: “ti sembra giusto farlo fuori per il tuo piacere?”. Lui: “vedi, è un’eccezione che faccio proprio per l’occasione, e capisco che tu sia perplesso”. Io: “immagino ti arrivi morto… sei mai stato in un mattatoio?”. Lui: “no, non ci sono stato e mi dispiace per il capretto, ma è un’eccezione, ché abitualmente non lo mangio, e pensa che la prima volta da bambino che vidi mio padre sgozzare una gallina, mi misi a piangere”. E poi bla bla, con ognuno che è rimasto sui propri convincimenti.
Ecco, questo è il dialogo che andrebbe fatto, soprattutto nei bar, per cercare di far capire che A.D.2026, a partire dallo sgozzamento degli agnelli “che sono così carini”, il “bisogno” umano di questa e di altre carni non è una necessità, ma solo un fenomeno di mercato e di cultura. Di cui potremmo farne a meno.
Certo: si dovrebbe rivoluzionare molto mercati e culture, ma abbiamo gli strumenti per farlo, anche senza sacrificare il gusto. Sono già in alcuni mercati le carni coltivate da clonazione di cellule staminali, che non comportano nessuna uccisione di animali e che, al momento, solo alcuni Paesi violenti e trogloditi in materia (l’Italia tra questi) hanno leggi che li vietano per ideologia e per mettere le basi per ingraziarsi i produttori macellai. Divieto inutile visto che per autorizzare le carni clonate sarebbero necessarie norme europee che, al momento ancora non ci sono.
La logica del carnivoro del nostro bar, che mi ha anche detto di essere contro la caccia, è tra le peggiori. Pur con le dovute differenze, è un po’ come il maschio/femminista che picchia/uccide la compagna per proprie fissazioni e poi se ne pente o cerca di suicidarsi. Una sorta di proprio lato buono della violenza.
La questione, economica e culturale, è articolata e non dietro l’angolo. Ma prima o poi dovrà essere affrontata. A partire da se stessi.
Il nostro è un invito a parlarne tra consumatori e non consumatori di carni (agnelli per l’occasione pasquale) nei propri bar, circoli e famiglie.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
