La bufala delle scorte, i politici e i costi

Sorseggiando il caffè al bar, spesso, ci si imbatte in qualcuno che sproloquia, con affermazione che servono più ad attivare la funzione intestinale che quella cerebrale. Contrapporre alle frasi ad effetto, buone per i creduloni, con i numeri, per chi vuol ragionare, è un esercizio che facciamo da tempo e, che, speriamo produca effetti.

E’ il caso delle scorte, definite spreco di denaro pubblico al servizio di politici privilegiati.
Il problema si è posto perché la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, è da qualche giorno sotto scorta, dopo le minacce che ha ricevuto.

Vediamo.

il Ministero dell’Interno decide l’attribuzione delle scorte, dopo una analisi delle situazioni a rischio.
La protezione riguarda magistrati, politici, imprenditori, diplomatici, giornalisti e alti dirigenti dello Stato.

Le persone sotto protezione sono 569, tra le quali 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori, 28 diplomatici, ecc..

Quindi, circa la metà (48%) delle scorte è attribuita a magistrati, il 14% a politici, l’8% a imprenditori e il 5% a diplomatici.

Gli agenti impiegati per le scorte sono 2.015.
Il totale dei poliziotti nel nostro Paese è 324 mila, il che significa che il numero di agenti assegnati alle scorte è meno dell’1%.

Non ci sono, quindi, migliaia di politici sotto scorta, né sono decine di migliaia gli agenti impegnati nelle scorte, come si racconta.

Si sa, le favole si narrano ai bambini, che ci credono, purtroppo ci credono anche gli adulti. Troppi.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc