Molte volte, soprattutto, alla fine di una convivenza (più di 77mila sono stati i divorzi nel 2024), si pone il problema di allontanare il convivente dalla propria abitazione di cui si è proprietari in via esclusiva.
Più spesso capita che i genitori dell’uno o dell’altro partner trascorrano presso l’abitazione coniugale mesi o settimane.
Cosa può esser fatto in questi casi? Esiste un rimedio legale a questa situazione spesso vissuta come una limitazione della propria libertà individuale oltre che una violazione della proprietà?
Fermo restando che la soluzione prospettata, pur essendo legale, potrebbe ragionevolmente comportare la fine del rapporto, è bene sapere che a norma dell’art. 832 cc il proprietario del bene ha il diritto di escludere chiunque altro dal godimento o dalla disposizione dello stesso bene.
Ciò significa che se, finita la convivenza, il proprietario di casa non vuole che l’altro rimanga in casa allora ha tutto il diritto di mandarlo via.
Al contempo se al proprietario non va bene la presenza costante di altre persone, anche in questo caso, può allontanare l’ospite indesiderato.
Viene naturale domandarsi cosa accade se la casa è intestata ad entrambi i conviventi/coniugi? Può la volontà dell’uno prevalere sull’altro?
La risposta è affermativa, poiché lo ius excludendi (diritto di escludere) consente a ciascun coniuge o convivente di vietare l’ingresso o la permanenza in casa (anche ai suoceri) se non benvenuti, indipendentemente dalla proprietà dell’immobile.
Il dissenso di uno dei due coniugi neutralizza il consenso dell’altro.
Una tale scelta garantisce la propria serenità ma non la prosecuzione del matrimonio.
Rimane il bivio se scegliere il fallimento del matrimonio per presenze ingombranti e reiterate oppure perché si è chiesto il proprio spazio!
Sara Astorino
legale, consulente Aduc
