IL LIBANO RIACQUISTI LA SUA SOVRANITA’

E’ evidente che il ritiro delle truppe israeliane dal Sud del Libano è legato al ripristino della sovranità dello Stato libanese guidato dal presidente Joseph Aoun. Recentemente, Samir Geagea, il leader storico delle Forze Libanesi è stato intervistato da Marta Serafini del Corriere della Sera…

(Geagea: «Il ritiro israeliano dal Libano passa dal monopolio dello Stato all’uso della forza», 3.7.26), sull’accordo quadro che apre una strada concreta al ritiro israeliano, ma questo potrà avvenire solo se il Partito di Dio, Hezbollah, rinuncerà al proprio arsenale e lo Stato libanese tornerà a esercitare piena sovranità su tutto il territorio nazionale. «Collegare il ritiro israeliano all’eliminazione delle armi illegali è l’unica via per arrivare a una soluzione del conflitto in Libano», ha detto Samir Geagea, da anni una delle figure della comunità cristiano maronita più influenti e divisive della politica libanese. La sua voce pesa nel dibattito nazionale perché incarna una linea apertamente sovranista, ostile al ruolo armato e favorevole al pieno monopolio statale dell’uso della forza.
Cosa significa oggi per il Libano collegare il ritiro israeliano all’eliminazione delle armi illegali?
«Per sessant’anni il confine meridionale è stato usato per trasformare il Libano in un’arena di conflitti, guerre e devastazioni. Oggi abbiamo davanti un’occasione storica: chiudere questa fase e riportare il Paese dentro una logica statale autentica, in cui solo le istituzioni legittime decidono sulla sicurezza, sulla guerra e sulla pace».
Però l’accordo quadro non prevede il ritiro totale delle forze israeliane…
«La presenza di Israele nel Libano meridionale non è nata nel vuoto, ma è la conseguenza diretta di una situazione prodotta dalla guerra avviata da Hezbollah. È Hezbollah che ha provocato lo scontro e che ha trascinato il Libano dentro una nuova spirale militare. Per questo oggi non si può più fingere che il ritiro israeliano sia un dossier separato dal tema delle armi illegali. Non si tratta di una richiesta israeliana, ma di una necessità libanese, già sancita dall’Accordo di Taif: lo Stato deve avere il monopolio dell’uso della forza su tutto il territorio nazionale».
Che ruolo attribuisce all’esercito libanese in questa fase?
«Un ruolo decisivo. L’esercito libanese gode di una legittimità nazionale e di una fiducia trasversale che nessun’altra istituzione possiede. È l’unico soggetto capace di proteggere i confini e di incarnare realmente l’autorità dello Stato nel sud del Paese. Certamente ha bisogno di maggiore sostegno, di armamenti e di capacità logistiche più solide. Ma il problema fondamentale non è militare: è politico. Quando c’è una volontà politica chiara di applicare la costituzione, le leggi e le decisioni del governo, l’esercito ha già le competenze, l’esperienza e le risorse umane per compiere questa missione in modo rapido ed efficace».
La situazione però non pare essersi stabilizzata ancora…
«Bisogna smetterla con gli slogan o le ambiguità, si supera ristabilendo una sola autorità legittima sul territorio nazionale. Il ritiro israeliano, la fine della presenza militare di Hezbollah e la stabilizzazione del sud non sono tre dossier separati, ma tre elementi della stessa equazione politica e nazionale. Solo chiudendo definitivamente la stagione delle armi fuori dal controllo statale il Libano potrà tornare a essere uno Stato sovrano nel senso pieno del termine».

a cura di Domenico Bonvegna