HAMAS RUBA GLI AIUTI UMANITARI PER GAZA

In questi giorni emerge quello che da tempo si sapeva e che Israele aveva denunciato. Questa volta è lo stesso ONU a dirlo con tre anni di ritardo: i terroristi di Hamas, rubano e gestiscono a modo loro gli aiuti umanitari per i palestinesi di Gaza. “Triste risveglio per i pro-pal che, dall’inizio della guerra in Medio Oriente, hanno sempre e solo speso condanne contro Israele senza mai destinare nemmeno un appunto ai terroristi di Hamas. Eppure, che il regime islamista locale vessasse i palestinesi nelle più disparate forme era già ampiamente documentato, ma questo non dev’essere bastato per riempire le piazze allo stesso modo di quelle popolate di cori contro lo Stato ebraico”.

(Gaza, anche l’Onu denuncia: “Hamas dirotta gli aiuti umanitari”. Triste risveglio pro-pal, 13.7.26, il Tempo) Il Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente e Coordinatore Residente e Umanitario per il Territorio Palestinese Occupato, Dr. Ramiz Alakbarov, ha dichiarato che il pericolo Hamas è tornato nuovamente in rilievo. “Condanno fermamente il recente ostacolo alle operazioni umanitarie a Gaza da parte delle autorità de facto, che ha messo in pericolo il personale umanitario, intimidito gli operatori che distribuiscono assistenza alimentare salvavita e interrotto operazioni umanitarie vitali – si legge nel comunicato, datato 12 luglio 2026 – Ieri, gli operatori umanitari sono stati costretti a sospendere la distribuzione di cibo dopo che personale armato affiliato alle autorità de facto ha fatto irruzione con la forza nel punto di distribuzione alimentare di Abu Rashid a Jabalia, nel nord di Gaza. Le forze sono entrate anche in un magazzino del WFP (Programma Alimentare Mondiale) e, secondo quanto riferito, hanno aggredito due camionisti che stavano consegnando forniture umanitarie”. Soltanto ora una parte delle Nazioni Unite denuncia apertamente ciò che per anni è stato liquidato come propaganda israeliana o ‘narrazione sionista’: l’interferenza armata di Hamas nella distribuzione degli aiuti umanitari. Pertanto, nessuna novità, Hamas depreda la distribuzione di cibo nella Striscia per rivendere i beni a un prezzo più alto: strategia utile a ovviare alle pressioni di Israele, ma anche a garantire un numero sempre maggiore di nuovi membri. Le anime belle e indignate in maniera unidirezionale per Gaza finora non hanno proferito parola, mantenendo quella linea di indifferenza sulle violenze dei fondamentalisti islamici nella zona. Ahmed Fouad Alkhatib, analista palestinese originario di Gaza, tra gli osservatori più lucidi del movimento islamista, nota come questo riconoscimento arrivi dopo anni durante i quali chiunque denunciasse il controllo esercitato da Hamas sugli aiuti veniva accusato di fare propaganda per Israele. È una denuncia politica, certo, ma poggia su una documentazione ormai vasta (i comunicati OCHA e del Coordinatore Speciale ONU sulle interferenze di Hamas negli aiuti (2025-2026); i rapporti UN Panel of Experts sul controllo dei materiali; i report di Human Rights Watch sulla repressione interna di Hamas; i rapporti di International Crisis Group sul sistema di governo di Hamas; le analisi del Washington Institute for Near East Policy, del CSIS e di Foundation for Defense of Democracies sul controllo economico, finanziario e logistico della Striscia; i lavori di studiosi come Khaled Abu Toameh, Ehud Yaari, Michael Milshtein, Beverley Milton-Edwards e Matthew Levitt). Fouad Alkhatib sostiene che il movimento islamista ha deliberatamente nascosto tonnellate di latte artificiale e integratori destinati ai bambini, accumulandoli nei magazzini del Ministero della Sanità di Gaza. Lo scopo è stato quello di aggravare artificialmente la percezione della carestia, alimentando la pressione internazionale su Israele e delegittimando il nuovo sistema di distribuzione degli aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation. Importante leggere quello che scrive l’analista palestinese,“Per troppo tempo gran parte del dibattito occidentale ha ridotto Gaza a una rappresentazione manichea: da una parte le vittime, dall’altra Israele. In questo schema Hamas è scomparsa, trasformata in semplice ‘movimento di resistenza’, o addirittura in attore irrilevante rispetto alle sofferenze dei palestinesi. Chi ricordava che Hamas governa con la forza la Striscia dal 2007, reprime il dissenso interno, elimina gli oppositori, arresta arbitrariamente, tortura e utilizza sistematicamente la popolazione civile come strumento politico, veniva accusato di giustificare la guerra israeliana. Alkhatib non accusa solo Hamas, ma gran parte dell’opinione pubblica internazionale, del giornalismo, dell’accademia e dell’attivismo che ha scelto di ignorare ogni elemento incompatibile con il mainstream propal. Secondo l’analista palestinese, ogni volta che il dominio armato di Hamas su Gaza è stato rimosso, si è finito per negare ai palestinesi la loro stessa condizione di ostaggi di un’organizzazione che considera il controllo del territorio e la sopravvivenza politica obiettivi superiori al benessere della popolazione. Sinwar, il capo di Hamas, aveva previsto che l’attacco del 7 ottobre avrebbe provocato una risposta militare devastante. Nei suoi appunti manoscritti ipotizzava persino lo scenario estremo di una rappresaglia israeliana tale da mettere a rischio l’esistenza stessa di Gaza. Il suo obiettivo era trascinare l’intera regione in una guerra di dimensioni maggiori, confidando nell’intervento dell’Iran e di Hezbollah oppure, in alternativa, nella pressione internazionale che l’alto numero di vittime palestinesi (vere, presunte o millantate) avrebbe inevitabilmente esercitato su Israele. Fouad Alkhatib ribalta la prospettiva dominante e trae da questi documenti una conclusione durissima: «I crimini contro l’umanità di Hamas non sono stati commessi soltanto contro gli israeliani, ma anche contro il popolo palestinese». Hamas non ha semplicemente accettato il rischio di una catastrofe umanitaria: l’ha messa in conto. Ha scelto deliberatamente una strategia nella quale la popolazione civile di Gaza sarebbe diventata il principale strumento politico e propagandistico dell’organizzazione.

La brutalità dell’attacco, le uccisioni sistematiche di civili, i rapimenti, le torture documentate e l’utilizzo degli ostaggi come arma negoziale non sarebbero stati, secondo Alkhatib, eccessi di singoli combattenti, ma elementi coerenti con una strategia concepita per produrre il massimo trauma possibile nella società israeliana e la massima pressione internazionale attraverso la successiva risposta militare. Per questo lo studioso palestinese definisce Hamas «una setta genocidaria» e arriva ad accusarne i dirigenti di aver tradito il proprio stesso popolo. È un’accusa che molti in Occidente continuano a rifiutare. Certamente, la responsabilità morale della distruzione di Gaza non può essere attribuita alle decisioni del governo Netanyahu. Deve necessariamente comprendere anche la leadership di Hamas, che ha scelto di trasformare i civili, le donne, i bambini, nelle prime vittime della propria strategia militare. (LA GUERRA DI HAMAS CONTRO I PALESTINESI. I documenti di Sinwar, la verità negata su Gaza e la menzogna occidentale).

 

a cura di Domenico Bonvegna