GETTONISTI IN SANITÀ: LA REGIONE SICILIANA AGGIRA LA LEGGE ED ESTERNALIZZA IL LAVORO

Il governo nazionale aveva promesso di ridurre il ricorso ai medici e agli infermieri a gettone e di riportare nel Servizio sanitario nazionale attività e personale esternalizzati. I numeri raccontano il contrario. Nel biennio 2024-2025 la domanda del SSN per i gettonisti ha superato il miliardo di euro e nel 2025 è addirittura aumentata rispetto all’anno precedente. Quello che doveva essere uno strumento eccezionale è diventato una componente stabile del sistema.

Eppure il decreto-legge 34 del 2023 aveva fissato limiti precisi, consentendo il ricorso ai gettonisti solo in casi di necessità e urgenza, una sola volta, senza proroghe e per un massimo di dodici mesi, imponendo anche l’avvio del reclutamento stabile per reinternalizzare i servizi. Nonostante questo impianto normativo, il mercato dei gettonisti non si è affatto sgonfiato.

In questo quadro, la Sicilia merita un capitolo a parte. Il report ANAC indica che nell’isola, nel biennio 2024-2025, la domanda pubblica per gettonisti vale 14,66 milioni di euro, di cui 11,30 milioni nel 2024 e 3,36 milioni nel 2025. Ancora più significativo è il dato relativo ai codici specifici per personale medico e infermieristico: la Sicilia assorbe 13,71 milioni e questa somma è concentrata interamente sui medici a gettone. L’ANAC segnala inoltre che, tra Sud e Isole, è proprio la Sicilia a emergere maggiormente per risorse destinate ai gettonisti. Sono soldi pubblici che non sono andati a rafforzare organici stabili, concorsi e attrattività del lavoro pubblico, ma all’esternalizzazione.

Va detto con precisione che i dati ANAC misurano gli importi a base di gara, quindi la domanda pubblica e la previsione di spesa, non necessariamente la somma finale liquidata. Ma questo non attenua il problema. Quei 14,66 milioni rappresentano comunque la scelta del sistema sanitario siciliano di programmare risorse fuori dal reclutamento stabile. E in Sicilia, dove i pronto soccorso e i presidi periferici soffrono in modo cronico la mancanza di personale, il ricorso ai gettonisti appare ancora più strutturale che altrove.

Il punto poi non è soltanto quanto si spende, ma come si spende. A livello nazionale, l’ANAC rileva che le forme più usate per gli affidamenti sono quelle dirette e questo significa che, mentre la legge pretendeva eccezionalità, rigore e ritorno all’ordinario, il sistema ha continuato a privilegiare le scorciatoie più rapide e meno trasparenti.

Ed è proprio qui che la gestione della regione siciliana mostra il suo lato più spregiudicato. Dopo il 31 luglio 2025, data dello stop ai nuovi contratti con i gettonisti delle cooperative, l’assessorato regionale alla Salute ha inviato ad Asp, ospedali e policlinici un atto di indirizzo che, in nome della continuità assistenziale, invita a usare “ogni misura idonea” di reclutamento, comprese varie tipologie contrattuali, gli incarichi libero-professionali e i rapporti di cooperazione tra aziende. Formalmente non è lo stesso meccanismo dei gettonisti. Sostanzialmente, però, appare come un modo per salvare il modello cambiandogli nome. Non una vera uscita dall’esternalizzazione, ma la sua prosecuzione con altre etichette.

È per questo che la responsabilità politica della Regione Siciliana è così evidente. Una cosa è gestire una fase di transizione in presenza di carenze reali. Un’altra è aggirare lo spirito della norma nazionale ricorrendo a incarichi libero-professionali, cooperazioni interaziendali e soluzioni temporanee che di fatto riproducono lo stesso schema. Così non si supera il modello dei gettonisti, lo si ricicla. Non si investe davvero sul lavoro pubblico, non si risanano gli organici, si continua soltanto a tamponare, spendendo di più e rinviando ogni scelta strutturale.

Del resto, lo stesso presidente dell’ANAC Giuseppe Busia ha parlato di “contratti onerosi per la pubblica amministrazione”, di “prestazioni inadeguate” e perfino di “rischi per i pazienti”.

In Sicilia, intanto, almeno 14,66 milioni di euro di domanda pubblica del SSN nel biennio 2024-2025 sono stati assorbiti da questo modello, con 13,71 milioni concentrati sui medici a gettone. Sono risorse sottratte al rafforzamento stabile della sanità pubblica e deviate verso un sistema costoso, fragile e politicamente comodo, perché nell’emergenza e nella discrezionalità degli incarichi il clientelismo dilaga. Totò Cuffaro docet.

 

Nicola Candido – Direzione Nazionale

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea