DIVARIO NORD SUD, SEMINARIO MIES UNICT RAGUSA

One hundred euros. The single currency of the European Union. 100 euro bills. European currency. Cash banknotes. Financial business background concept. Background of money.

Sempre più polarizzata, l’Italia rimane la nazione europea dalle diseguaglianze più ampie. Il divario tra Nord e Sud costituisce oggi una pesante ipoteca sullo sviluppo delle giovani generazioni e sulla gran parte delle forme di sviluppo che il meridione d’Italia può esprimere. Questo il tema, antico ma sempre attuale e irrisolto, di cui si è parlato a Ragusa, in occasione del Seminario dal titolo “Il divario infrastrutturale tra il nord e il sud d’Italia, motivazione e strategie d’intervento” promosso dal CdL Management delle Imprese per l’Economia Sostenibile (MIES) del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania che ha sede nella provincia siciliana.

“La diaspora più che ventennale e la loro continua migrazione al nord Italia e nella direzione di altri paesi europei e del modo sviluppato, ha motivazioni antiche e recenti. Il dramma nel dramma di questa diaspora più che ventennale vissuta dai cittadini meridionali è il fatto che la percentuale  emigrati con una formazione universitaria è passata dal 26% di meno di 10 anni fa a poco più del 40% su 63.000 giovani emigrati nel 2022”. Con queste parole apre i lavori il direttore del MIES Unict, Pierluigi Catalfo docente di Economia Aziendale precisando che “il superamento di queste condizioni dipende da investimenti rilevanti che superino le attuali condizioni di arretratezza, il deficit da superare è quello di una pubblica amministrazione all’altezza delle esigenze attuali e di imprese capaci di investire sulle competenze e sullo spirito pionieristico dei giovani”.

Il Seminario affollato di studenti e di attori della società civile del territorio iblea, è stato pensato per discutere insieme alla comunità accademica iblea e a un parterre di intellettuali e docenti di università italiane, oltre delle persistenti disparità infrastrutturali, per ragionare possibili strategie di rilancio cogliendo le opportunità trasformative e di buona occupazione presenti nel Mezzogiorno nei settori a elevata tecnologia e nelle filiere produttive locali connesse alla transizione ecologica e digitale.

L’iniziativa, organizzata insieme con il Consorzio Universitario di Ragusa e con la collaborazione  della filiale di Catania della Banca d’Italia, rientra nelle attività culturali del CdL MIES, AA 2023-24, ed è rivolta a studenti, attori e istituzioni della comunità iblea e stakeholder del MIES.

Ad aprire i lavori prima degli interventi, i saluti istituzionali di Giuseppe Lavima, Presidente Consorzio Universitario di Ragusa, Giuseppe Cassì Sindaco di Ragusa e Arturo Schininà presidente della Banca Agricola Popolare di Ragusa.

Tra gli interventi il direttore della filiale di Catania, Gennaro Gigante, e due ricercatori della Banca d’Italia Giuseppe Saporito e Cristina Demma della Banca d’Italia che hanno illustrato le principali conseguenze delle dinamiche economiche che caratterizzano il Mezzogiorno,  con particolare riferimento al debole sistema infrastrutturale, pubblicate nell’ultimo progetto di ricerca della Banca d’Italia “Il divario Nord-Sud: sviluppo economico e intervento pubblico” i cui risultati sono stati pubblicati nel 2022.
Ma se i numeri dati dalla Banca d’Italia ci hanno dato idea della faglia tra nord e sud, utilissimo per gli studenti per avere il quadro della situazione. Aldo Bonomi, sociologo e direttore di Aaster, Consorzio di ricerca socio-economica, suggerisce il Terzo Settore per poter passare dalla diaspora della disperazione a quella della speranza: “Oltre ai freddi numeri delle differenze socio-economiche ed infrastrutturali, occorre guardare alla coesione territoriale come fattore di tenuta e capire le potenzialità del potenziale sociale del Mezzogiorno”.

“Oggi, dopo la pandemia e i pesanti effetti della guerra sull’economia, sottolinea Amedeo Lepore docente di storia economica, Università della Campania Luigi Vanvitelli, Luiss – occorre riprendere un cammino di sviluppo con una rinnovata politica meridionalistica che può inverarsi solo se si colloca in un quadro unitario, al di fuori di ogni suggestione di differenziazione e frammentazione dell’Italia e in una dimensione europea delle scelte di riforma e crescita produttiva attraverso strategie mirate alla riduzione del gap infrastrutturale, al rafforzamento delle relazioni con l’area del Mediterraneo e al potenziamento industriale, di competitività e occupazione nel Mezzogiorno.

E a proposito di infrastrutture, Alberto Cozzo, Presidente dell’Associazione Siciliana Operatori Spedizioni e Logistica, FEDESPEDI, interviene precisando come per “L’Italia, sesta potenza G7 secondo il Logistics Performance Index della World Bank, sempre stabile in 19a posizione. Sul nostro posizionamento – chiarisce nel ranking pesa la connettività delle nostre infrastrutture e questo è particolarmente tangibile per la Sicilia, dove un sistema infrastrutturale efficiente potrebbe intensificare notevolmente i volumi di import-export regionale”.

Anche il giornalista di Repubblica, Antonio Fraschilla, autore del libro “Divario di cittadinanza” scritto insieme a Luca Bianchi dello Svimez, sottolinea l’assenza dell’intermediazione politica: “Nel dibattito pubblico non si parla dei problemi del Mezzogiorno. Il rischio è che da qui ai prossimi 60 anni,

8 milioni di residenti del Mezzogiorno andranno altrove e questo porterà a una desertificazione che con l’autonomia rischia di peggiorare la situazione”.