Covid e sussidi: I nodi cominciano a venire al pettine. Il caso ristorazione

La scelta (a nostro avviso sbagliata) di aiutare le aziende colpite dalle ricadute economiche del covid con contributi più o meno a pioggia e non tagliare i proventi fiscali da tassazione diretta (essenzialmente consumi e utenze *), sta cominciando a dare i suoi frutti… marci.

In questi giorni è esploso il caso ristorazione, dove gli imprenditori lamentano la mancanza di personale.

I motivi sono sostanzialmente due, connessi tra loro:

– molti disoccupati da covid hanno il reddito di cittadinanza (RdC). Questo il ragionamento: con quel che pagano i ristoratori, se proprio non mi basta il reddito di cittadinanza e voglio lavorare, ci vado in nero. Io continuo ad avere il RdC, il ristoratore spende meno e dà anche più soldi a me. Certo, l’evasione fiscale, i pagamenti tracciabili per i quali mi hanno invogliato con lotterie di vario tipo… ma è meglio rinunciare al RdC e prendere 100, quasi sempre con contributi che diventeranno silenti per una pensione che non avrò mai o, continuando col RdC, 200 subito (e magari la pensione me la faccio con un fondo privato)?

– la gestione di un esercizio di ristorazione costa, anche parecchio, e tanta gente giostra coi rischi d’impresa pur di tenere aperti bar e ristoranti che non dovrebbero esserlo. E questi trattano i lavoratori quasi come schiavi: orari massacranti, condizioni di lavoro impossibili, paghe da fame, spesso in nero e senza prospettive. Non a caso, si vedono più extracomunitari che la disperazione spinge ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi prezzo e condizione.

Il mix di questi due aspetti sta producendo la reiterazione di un Paese di furbetti e disperati. La risposta dello Stato è stata: continuate così! Altro che nuovo boom economico o nuovo rinascimento.

Sembra che altrettanto stia accadendo per il turismo, dove la stagionalità è più determinante.

Avanti col prossimo.

* si pensi, per esempio, se si fosse intervenuti sulla benzina, il cui prezzo alla pompa è composto da oltre il 60% di imposte….

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc