Anche a Torino il caldo estremo non allenta la presa: mentre la città sta affrontando la coda di un’ennesima ondata di calore, l’impatto dell’impennata termica si misura direttamente sull’asfalto. Negli ultimi 10 anni (2015-2025), durante la stagione estiva (1° giugno-31 agosto), dei 23 quartieri del capoluogo piemontese analizzati, il 65% ha registrato una temperatura media diurna al suolo superiore ai 40°C, il 26% dei quartieri una temperatura media compresa tra 36 e 40°C e il 9% inferiore compresa tra 31 e 35°C. Nell’estate 2025, sono stati 14 i giorni di livello massimo di rischio 3 per la salute e, fino ad oggi, le ondate di calore dell’estate 2026 hanno già portato a 18 giorni di livello massimo. Ma se il caldo estremo non lascia scampo, sono le periferie a basso reddito a pagarne il prezzo più alto: più esposte alla povertà di raffrescamento (l’impossibilità di mantenere freschi spazi urbani e abitazioni) e all’assenza di infrastrutture.
Legambiente ha scelto il quartiere di Barriera di Milano, nella periferia nord-est, come oggetto dei monitoraggi nell’ambito della quinta tappa della sua campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A. e in collaborazione della Croce Rossa Italiana. Nel quartiere le temperature estreme si intrecciano con una fragilità sociale: nei periodi estivi degli ultimi 10 anni ha registrato una temperatura media al suolo critica di 42,6°C; ma è anche tra i quartieri che presentano un indice di povertà energetica elevata secondo le elaborazioni dell’RSE (pari a 0,64) e il cui indice di disagio socioeconomico calcolato da Istat tocca quota 102,6 (superando la base comunale di 100). Secondo le analisi effettuate da Legambiente, concentrate su 88 punti di interesse (spazi pubblici, aree verdi, servizi essenziali, infrastrutture grigie e blu) su circa 1 km², emerge che ben 49 (il 55,6%) risultano direttamente esposti al sole nelle ore centrali e più calde della giornata (11:00-16:00). In particolare: 3 farmacie su 5, l’unica posta presente, 10 su 14 tra ristoranti/pizzerie/tavole calde, 10 su 15 negozi di alimentari, entrambe le scuole per l’infanzia presenti, 2 primarie su 3, l’unica scuola superiore, 3 palestre/centri sportivi e 4 luoghi di culto su 7. A pesare la presenza limitata delle aree verdi (un solo parco pubblico, 6 giardini nelle piazze e 2 viali alberati) e di infrastrutture blu (solo 7 fontanelle e 1 piscina a pagamento) e l’assenza di infrastrutture grigie per l’ombreggiamento (come portici) e aree pedonali.
Punto critico vs buona pratica: Le temperature più alte rilevate dalle termografie riguardano il Giardino “Giuseppe Saragat”, che ha registrato un picco di temperatura ambientale di 42,4 °C e, nei pressi della pavimentazione gommata sotto gli scivoli, una temperatura superficiale di 75,6 °C. Quest’area verde, infatti, rappresenta per Legambiente un paradosso: l’eccessiva asfaltatura per far spazio a giochi e campo da basket ha creato un’isola di calore che rende l’area invivibile per gran parte del giorno. Diverso nei luoghi più ombreggiati dove la temperatura superficiale crolla del 63% e quella ambiente di circa il 20%. Ne è un emblema il Giardino “Peppino Impastato” di largo Sempione: i “giochi d’acqua” e la folta alberatura lo rendono un vero e proprio rifugio climatico, nonché una “buona pratica” di contrasto del caldo estremo in città. Qui gli scatti termografici hanno registrato le temperature più basse del quartiere: 34°C ambientale e 28°C al suolo.
I dati sono stati presentati da Legambiente al culmine del flash mob organizzato questa mattina in Piazza Foroni: muniti di bacinelle, ventagli, ombrelli parasole i partecipanti hanno messo in scena i gesti di resistenza dal caldo in città, chiedendo “città più fresche e più giuste”. In questa occasione l’associazione ambientalista ha lanciato 5 proposte al Comune di Torino e alla Regione Piemonte contro il caldo estremo in città: 1) Avviare la deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione delle aree urbane, a partire dalle zone più esposte alle isole di calore, ricorrendo alle Nature-based Solutions. Si richiede alla Regione Piemonte di accompagnare tale percorso attraverso programmi dedicati alla rigenerazione climatica delle città, fissando il principio del saldo di impermeabilizzazione zero come riferimento per le future politiche urbanistiche. 2) Introdurre, nella pianificazione urbanistica, obiettivi vincolanti di copertura arborea, a partire dalle aree con maggiori deficit ambientali e sociali. 3) Creare una rete permanente e capillare di rifugi climatici di prossimità in ogni quartiere, mappando e attrezzando spazi pubblici freschi e gratuiti (come biblioteche, scuole e centri civici) per proteggere la popolazione dalle ondate di calore. 4) Istituire un “Piano Casa Climatico”, partendo dalle abitazioni in edilizia residenziale pubblica, destinando fondi per la riqualificazione energetica degli edifici così da abbassare il fabbisogno energetico, migliorare il comfort interno e garantire un miglior benessere ai residenti. 5) Istituire un Piano Regionale sul Welfare Climatico contro la cooling poverty, integrando politiche sociali, sanitarie, energetiche e urbanistiche, e un Osservatorio sulla Vulnerabilità Climatico-Sociale (con ARPA, ASL e Università) per mappare i rischi insieme alla cittadinanza, associazioni e sindacati, definendo un modello integrato di politiche sociali e ambientali che diventi un punto di riferimento nazionale.
Sergio Capelli, Direttore Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta dichiara: “La prima edizione piemontese della campagna “Che caldo che fa” conferma i nostri timori rispetto a un quadro preoccupante anche per Torino, che risente sempre più degli effetti della crisi climatica. Alle piogge torrenziali sempre più frequenti, si alternano intense ondate di calore e temperature elevate rese insostenibili nelle aree urbane dalla mancanza di infrastrutture, spazi verdi e servizi adeguati ad affrontarle, come dimostrano le nostre termografie. Le prolungate altissime temperature registrate in questo inizio di estate hanno messo a dura prova la cittadinanza, con un aumento di mortalità fra gli over 65 del 3% sul territorio piemontese. Tra il 18 e il 30 giugno Torino, secondo il rapporto del sistema HHWWS-SISMG, realizzato dal Ministero della Salute insieme al Dipartimento della Protezione civile, ha registrato un eccesso statisticamente significativo della mortalità tra gli over 65, pari al 35% rispetto ai valori attesi. Per questo chiediamo, a livello nazionale, che il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici venga reso operativo, stanziando le risorse economiche che sono mancate finora; insieme a interventi di mitigazione e adattamento a partire da un potenziamento dei programmi di forestazione urbana e dei rifugi climatici iniziando dai quartieri dove la carenza dei servizi si incrocia con vulnerabilità socioeconomiche, più esposti di altri agli effetti delle alte temperature”.
Francesco D’Oria Ricercatore RSE – Gruppo di Ricerca Uso Efficiente dell’Energia, aggiunge: “Incrociando la spesa energetica delle famiglie con i loro redditi, Barriera di Milano è emersa subito come una delle zone più vulnerabili di Torino. Qui la povertà energetica si vive sulla pelle: troppe persone sono costrette in case vecchie, caldissime e senza la possibilità economica di accendere un condizionatore. Ma l’analisi sul campo ci ha mostrato un quartiere ricco di contrasti: da strade completamente cementate, dove il caldo è soffocante, ad aree verdi con temperature locali molto più basse. Ciò dimostra che per proteggere i cittadini dobbiamo agire su due fronti: aiutare le famiglie dentro le mura domestiche e usare la forza del verde per ridisegnare lo spazio fuori, isolato per isolato.”
Torino: caldo estremo e vulnerabilità sociale. A Torino l’aumento delle temperature si attesta a +1°C rispetto alla media 1971-2000 secondo l’Istat e a +2,8°C rispetto al 1960 secondo Berkeley Earth. Preoccupa il boom delle notti tropicali (con temperature sempre sopra i 20°C): nel 2023 sono state 57 (praticamente due mesi), +16,2 notti rispetto alla media del decennio 2006-2015, nonostante un’estate meno torrida delle precedenti; 13 invece gli eventi meteo estremi, dal 2015 al 2025, che hanno causato ingenti danni, raccolti dall’Osservatorio Città Clima. Sul fronte socioeconomico, la città presenta un reddito medio nel 2024 di 30.059 euro e un tasso di occupazione del 68% (contro il 62,5% nazionale), ma a fronte di questi dati positivi la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi è pari a 15, superando la media nazionale di 11,6.
Il monitoraggio di Legambiente e RSE: è avvenuto l’8 luglio 2026 sull’areale tra l’Ospedale San Giovanni Bosco, Via Malone (dove vicino si svolge il mercato quotidiano di Piazza Foroni), Corso Giulio Cesare (arteria principale della circoscrizione), Via Petrella e Via Cimarosa, individuando due percorsi di osservazione, costruiti secondo la logica della “città dei 15 minuti. Ovvero itinerari brevi, percorribili a piedi, che attraversano luoghi significativi della vita quotidiana del quartiere: servizi sanitari (ambulatori, farmacie, studi medici), servizi di prossimità (negozi alimentari, banche, uffici postali), strutture scolastiche, centri di aggregazione culturale e sportiva, aree verdi (parchi, giardini, zone di sosta attrezzate), infrastrutture grigie (portici, fermate del trasporto pubblico locale, marciapiedi ampi e percorsi pedonali sicuri) e blu, come (fontanelle, fontane pubbliche, casette dell’acqua).
Nota metodologica. I dati termici sono stati raccolti combinando una termocamera a infrarossi (per misurare le temperature superficiali dei materiali) e un igrometro per i valori ambientali di temperatura e umidità. L’analisi delle temperature superficiali dei 23 quartieri degli ultimi 10 anni (2015-2025), durante la stagione estiva è basata su dati satellitari elaborati attraverso la piattaforma Google Earth Engine (GEE), considerando le sole immagini acquisite nel periodo estivo (1° giugno – 31 agosto) per ciascun anno, nella fascia oraria diurna, filtrando automaticamente i pixel classificati come nuvola o ombra da nuvola tramite la banda QA_PIXEL. L’indicatore di povertà energetica è stato elaborato da RSE S.p.A. incrociando indicatori quali l’anzianità dei fabbricati, la tipologia strutturale e il numero medio di componenti per nucleo familiare su 94 quartieri. Mettendo in relazione il consumo potenziale delle case con la vulnerabilità economica delle famiglie, il modello ha mappato il disagio nei 94 quartieri della città, individuando le criticità maggiori – oltre a Barriera di Milano – nei quartieri di Parco Mario Carrara, Villaggio Snia, Sanatorio – Gerbido, Borgo San Giorgio, Regio Parco, Borgata Maddalene, Falchera, Nuova Fiat, Vallette.
Le iniziative di “Che Caldo Che fa” 2026 rientrano nella campagna europea “Cities, not saunas”
promossa dal CAN Europe.
