SUI MEDICI SPECIALIZZATI AGENZIA DELLE ENTRATE FA MARCIA INDIETRO

I medici specializzati che avevano vinto la propria battaglia in tribunale contro le mancate retribuzioni da parte dello Stato, si sono visti recapitare nelle ultime settimane una folle richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate per un importo pari a 373.806,75 euro ciascuno, a titolo di imposta di registro, in relazione alla sentenza che dava loro ragione. Una pretesa del tutto illegittima, fermamente contestata dal Codacons. L’Agenzia sosteneva infatti che l’imposta di registro, per legge a carico della parte ricorrente, giustificasse la richiesta di oltre 373mila euro a oltre 400 medici specializzati vincitori dinanzi al Tribunale di Roma, per un importo complessivo di oltre 150 milioni di euro! Peccato che la Corte di Cassazione abbia più volte precisato che in tema di imposta di registro, l’obbligazione solidale per il pagamento dovuta in relazione ad una sentenza emessa in un giudizio con pluralità di parti, non grava indiscriminatamente su tutti i soggetti che hanno preso parte all’unico procedimento. Da ciò ne deriva che l’imposta, anche se dovuta, potrebbe giustificare al massimo la richiesta di versare una somma pari al 3% di quanto ottenuto da ciascuno medico a seguito del giudizio intrapreso e vinto contro lo Stato.
La Direzione provinciale di Roma dell’Agenzia delle Entrate, a seguito della contestazione del Codacons, ha correttamente accolto le richieste dell’associazione, ravvedendo l’errore commesso, e ha annunciato l’invio di nuovi accertamenti, a rettifica dei precedenti, nella misura dell’1,5% (la metà del 3% previsto per legge) di quanto ciascun medico ha ricevuto a titolo di risarcimento danni seguito della sentenza del tribunale. Si tratta di un successo dello staff legale del Codacons, che anche grazie all’impegno della Direzione provinciale di Roma dell’Agenzia è riuscito a scardinare i meccanismi complessi e le procedure burocratiche del fisco. I numerosi incontri con i responsabili dell’Agenzia delle entrate e della Presidenza del Consiglio dei Ministri, parte soccombente nel giudizio in questione, hanno portato alla presa in carico da parte di quest’ultima della sua quota dell’imposta complessiva.