Il conflitto in Iran e le conseguenze ad esso connesse hanno cambiato i piani degli italiani anche per le festività del 25 aprile e dell’1 maggio; secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, 8,1 milioni hanno rinunciato a partire in vacanza e, tra chi viaggerà, 5,4 milioni hanno comunque cambiato destinazione.
Chi non parte
Guardando più da vicino i dati relativi a chi ha cambiato idea e non partirà, si scopre che se 600mila hanno ammesso di aver rinunciato per semplice paura di muoversi in un contesto di crisi come quello attuale e 1,3 milioni per il timore che cancellassero il volo, ben 5,5 milioni hanno abbandonato l’idea di partire per le imminenti festività a causa dell’aumento dei costi di viaggio.
Chi ha cambiato destinazione
Se, da un lato, tanti italiani hanno rinunciato a viaggiare, dall’altro ci sono circa 5,4 milioni di nostri connazionali che, pur di non rinunciare alla vacanza, hanno preferito cambiare meta.
Le motivazioni? Ancora una volta, in molti casi, si tratta di ragioni economiche; il 16% del campione ha dichiarato di aver cambiato meta a causa dell’aumento del prezzo di voli e hotel ripiegando su una destinazione più economica e 125 mila italiani, stando sempre ai dati emersi dall’indagine, hanno ammesso di essere stati costretti a puntare su una meta meno costosa perché l’aumento generale di altre spese, ad esempio la benzina e le bollette, ha ridotto il budget a disposizione per la vacanza.
Se non sono ragioni economiche, come visto prima, sono motivazioni spesso psicologiche e di preoccupazioni connesse al conflitto; il 37% dei rispondenti, pari a 1,7 milioni di individui, ha modificato programma per timore che il volo su cui avrebbero dovuto viaggiare venisse cancellato a causa della mancanza di carburante, mentre il 41%, pari a 2 milioni di persone, per una più generale paura legata alla situazione internazionale causata dal conflitto in Iran.
Dove andranno dopo il cambio
Il cambio destinazione ha riguardato sia i viaggiatori che avevano in programma di andare all’estero, in particolare in Europa (26%), America Latina e Caraibi (9%), Medio Oriente (9%) e Asia (6%), sia i viaggiatori che volevano restare entro i confini nazionali ma che, a causa delle motivazioni sopra indicate, hanno dovuto ripiegare su una meta nazionale più economica.
Fra chi partirà facendo almeno una notte fuori casa in occasione delle festività del 25 aprile e dell’1 maggio, l’87% resterà in Italia, il 7,5% si sposterà in Europa e meno del 5% uscirà fuori dal Vecchio Continente.
Polizze viaggio valide anche in tempo di guerra
Per chi è in procinto di partire, o per coloro che vogliono prenotare le vacanze per la prossima estate, come funzionano le polizze viaggio in contesti di guerra? Quanto costano? Ecco l’analisi di Facile.it
- La guerra è esclusa, ma non sempre.Normalmente le polizze viaggio non coprono quando l’assicurato decide di andare in uno dei Paesi sconsigliati dalla Farnesina e dal sito viaggiaresicuri.it; esistono però alcune compagnie che offrono una copertura anche qualora l’assicurato decidesse di viaggiare contro il parere delle autorità, purché il motivo del viaggio sia ritenuto legalmente accettabile, ovvero abbia origine da motivazioni imprescindibili e dimostrabili (ad esempio, salute grave o lavoro indifferibile). In questo caso, però, il sottoscrittore sarà tutelato solo dai sinistri che non siano direttamente o indirettamente legati all’avviso di pericolo.
- Se il volo è cancellato: in caso dicancellazione del volo da parte del vettore aereo, normalmente è responsabilità della compagnia aerea stessa riproteggere i viaggiatori su un altro volo o, qualora non possibile, rimborsare il costo del biglietto. Va detto, però, che esistono alcune assicurazioni di natura parametrica (ovvero, offrono un rimborso specifico al verificarsi di un evento oggettivo) che garantiscono il viaggiatore in caso di volo cancellato, ma attenzione perché possono essere soggette a precise regole temporali. Ad esempio, alcune tutelano solo se il volo viene cancellato entro le 24 ore dalla partenza.
- Se si decide di non partire. Se la non partenza è una scelta personale dell’assicurato,allora nulla gli sarà dovuto. La copertura annullamento è valida solo se la decisione di rinunciare al viaggio è legata a specifiche motivazioni documentate come, ad esempio, problemi di natura medica (es. malattia, infortunio) o lavorativa (licenziamento, ecc.).
- Quando il Paese viene inserito tra le mete sconsigliate dopo aver prenotato. Se è stata stipulata la copertura per annullamento, alcune compagnie prevedono il rimborso del valore del viaggio, fino al massimale previsto, a patto che l’avviso di allerta sia stato emanato entro, di prassi, 21 giorni dalla data di partenza. In questo caso non viene fatta una distinzione fra viaggi giudicati “essenziali” (comprovate necessità lavorative, di salute o di assistenza familiare) e non, l’importante è che l’avviso di allerta venga emesso entro le tempistiche definite dalla compagnia assicurativa.
- Se la guerra scoppia durante il soggiorno. E se il conflitto dovesse scoppiare all’improvviso una volta giunti a destinazione in uno dei Paesi per i quali non vi erano allarmi ufficiali? La polizza viaggio sarebbe validae, a seconda delle garanzie sottoscritte, coprirebbe regolarmente l’assicurato intervenendo, ad esempio, per spese sanitarie e cure mediche, infortuni, rimpatrio e, più generalmente, offrendo assistenza in viaggio, compatibilmente con le condizioni del luogo in cui si trova l’assicurato.
- Quanto costano? Secondo le simulazioni*di Facile.it, i costi per una polizza viaggio con copertura base che include assistenza in viaggio, interruzione e spese mediche per una persona partono, per una settimana in Europa, da circa 12 euro; aggiungendo anche la garanzia perdita bagagli, infortuni e annullamento, la tariffa sale a 27 euro. Se si viaggia invece fuori dall’Europa (e dagli Stati Uniti), i prezzi per la copertura base partono da 19 euro, quelli per la completa da 46 euro.
