Mercato libero, catallassi e IA: la sfida di Bill Gates

L’intelligenza artificiale mette alla prova una delle idee cardine del liberalismo economico, quella che il mercato, lasciato a se stesso, come piaceva a von Hayek, generi un ordine sociale efficiente e desiderabile. Bill Gates, con il suo recente saggio sull’IA, non attacca il mercato in quanto tale, ma suggerisce che il mercato da solo non basta a gestire una tecnologia che trasforma lavoro, sicurezza e relazioni umane a velocità senza precedenti. 

Il termine “catallassi” è stato introdotto da Friedrich von Hayek per descrivere l’ordine di mercato come risultato degli aggiustamenti reciproci tra molte economie individuali, ciascuna delle quali persegue i propri fini. Deriva dal greco katallássein, “scambiare”, ma anche “accogliere nella comunità” e “trasformare un nemico in amico”, a sottolineare che il mercato non è solo calcolo, ma forma di coordinamento sociale.

Per Hayek, la catallassi si contrappone a un’economia vista come organizzazione centralizzata di risorse per fini prefissati. Il mercato non è un progetto unitario, ma un “ordine spontaneo” che nasce dall’interazione decentralizzata di agenti che seguono regole astratte e usano il sistema dei prezzi come meccanismo di coordinamento e di conoscenza. Il nucleo della tesi è che nessun pianificatore centrale può possedere tutte le informazioni disperse tra gli individui. Il prezzo, in questo senso, è un segnale che sintetizza conoscenze locali e permette aggiustamenti continui. In questa visione, il mercato “si autoregola” non perché sia perfetto, ma perché è l’unico dispositivo capace di elaborare informazione complessa e frammentata.

Le posizioni recenti di Bill Gates sull’intelligenza artificiale, espresse nel saggio del 26 agosto 2026 e in varie interviste, non usano il termine “catallassi”, ma si possono leggere come una critica all’idea che il mercato dell’IA, lasciato a se stesso, generi automaticamente un ordine sociale desiderabile. Gates riconosce che l’IA può diventare “il più grande equalizzatore mai inventato”, ma avverte che, senza regole e istituzioni adeguate, rischia di diventare “la peggiore fonte di ingiustizia”.

I tre rischi principali che individua – lavoro, sicurezza, sviluppo psicosociale dei giovani – sono tutti casi in cui gli aggiustamenti spontanei tra imprese, investitori e consumatori potrebbero produrre esiti efficienti in senso stretto (massimizzazione del profitto, riduzione dei costi, aumento della produttività), ma socialmente insostenibili. La disoccupazione legata all’IA è descritta come strutturale, non ciclica. Molti lavori junior e di livello intermedio “scompariranno per sempre”, perché la tecnologia sostituisce direttamente la cognizione umana.

Sul fronte della sicurezza, l’IA potenzia frodi, disinformazione, deepfake, sorveglianza e cyberattacchi, rendendo più facile colpire individui, aziende e infrastrutture critiche. In scenari estremi, può facilitare anche la progettazione di armi biologiche da parte di attori con competenze limitate. Infine, compagni virtuali sempre disponibili e su misura rischiano di ostacolare lo sviluppo emotivo e relazionale, creando una sorta di “serra protetta” in cui bambini e adolescenti non imparano a gestire conflitti, rischi e relazioni complesse.

In termini hayekiani, si può dire che il sistema dei prezzi e la concorrenza catturano bene i costi e i benefici privati, ma faticano a internalizzare rischi sistemici, esternalità sociali e danni di lungo periodo che ricadono su soggetti non direttamente coinvolti nelle transazioni.

Riservare lavori a esseri umani e vietarli a robot e computer non è bloccare l’innovazione, ma preservare spazi in cui la relazione, la dignità e il senso del lavoro restano centrali, anche quando un algoritmo potrebbe fare “meglio” in termini di costo o velocità. In una prospettiva di catallassi, questo equivale a porre un limite politico al mercato.

Gates ci avverte su una cosa troppo evidente, ma invisibile a molti. Nessuna istituzione esistente è stata progettata per gestire una tecnologia che si diffonde così rapidamente e tocca simultaneamente lavoro, sicurezza, educazione, sanità, energia, elezioni e finanza.

Serve un Ente internazionale che possa gestire la scelta tra mercato e pianificazione, per disegnare una “catallassi guidata”, cioè un ordine di scambi che, pur rimanendo decentralizzato e competitivo, operi entro confini espliciti definiti dalla collettività per tutelare lavoro, sicurezza e sviluppo umano di fronte all’IA.

Anche von Hayek sarebbe d’accordo.

Gian Luigi Corinto
docente di Geografia e marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc