Capire il ‘patriottismo’ degli ucraini. Un libro

Ivana e Ornella sono due care amiche, conosciute tramite la rassegna stampa di Radio Radicale. Vivono in Val Maira, in posti bellissimi e dividono il tempo fra panorami e libri che meritano. Devo loro – perché sono state loro a regalarmelo – uno dei libri più belli che mi sia capitato di leggere sulla situazione in Ucraina. È un libro di guerra – ovviamente –  e tutte le guerre, viste come le vede Arten Chapeye che lo ha scritto, in fondo sì somigliano.

Il titolo è già di per sé una storia. “La gente normale non va in giro armata” (ed. Altrecose). Chapeye era un giornalista e scrittore prima della guerra. Profondamente e convintamente pacifista, l’invasione russa lo pone di fronte a scelte che non aveva previsto. Una moglie e due figli ma la propria scelta di partire volontario per difendere ciò che senza retorica si può definire la propria patria lo sorprende quasi. È peraltro una scelta relativa perché la racconta come se fosse un percorso già segnato, imprevedibilmente predeterminato.

Si parla dunque nel libro del fronte, delle amicizia fra soldati così diversi fra loro con qualche nonno, qualche contadino, avvocati ecc. perché la difesa riguarda tutti. Ma anche – a questo proposito – la rabbiosa pena nei confronti degli imboscati con i certificati medici falsi – “disabili” che vanno a sciare sulle Alpi per esempio o i bodybuilder che si nascondono nelle palestre se vedono soldati – e tutta quella mercanzia già conosciuta. Poi finirà la guerra e arriveranno di corsa perché il reducismo di chi non ha fatto nulla è un classico ovunque.

Insomma il libro è bello e Arten Chapeye racconta bene, sulla propria pelle o meglio sulla propria carne viva, questa realtà che doveva durare tre giorni e che invece dura da quattro anni. Putin e KGB vari avevano sottovalutato il sangue cosacco che invece resta vivo,così la guerra va avanti. Se volete un vecchio amico che serenamente vi racconta la sua esperienza in quei luoghi in questi quattro anni, questo è il libro per voi.

Carlo Romeo
giornalista, scrittore, già direttore sedi Rai, collaboratore Aduc