Questa volta è la CGIA di Mestre a ricordarci che le tubature che portano l’acqua nei nostri rubinetti disperdono il 42,4% di quanto trasportano.
Coi picchi della Basilicata (65,5%) e i meriti dell’Emilia Romagna (30%). Certo, scrivere che una regione è brava perché disperde solo il 30%, ci crea un certo imbarazzo che, invece, non sembra esserci nei responsabili amministrativi e politici. Sul lato Comuni sono segnalati Potenza e Chieti, che disperdono il 70% e considerati bravi Como e Pavia che disperdono solo il 10%… sempre con l’imbarazzo per l’uso della parola “solo”.
Il danno economico di una dispersione che significa 157 litri al giorno per ogni persona, è stimato (dati 2022) in 9,8 miliardi di euro.
Quindi è bene ricordarsi che ogni volta che paghiamo la bolletta idrica, stiamo dando i nostri soldi ad una società che ci fa pagare il 42,4% in più rispetto ai nostri consumi… perché, ovviamente, non è che gli sprechi/incapacità vengono pagati da queste aziende, ma dai consumatori.
Gira e rigira, in tutti gli ambiti, sono sempre i consumatori, in quanto anello finale, a pagare. Notare che gli utili di queste aziende, oltre ad essere distribuiti in base ai loro assetti societari, non vengono mai utilizzati per far calare le bollette, ma per autopromuoversi con il loro altruismo: fontanelli pubblici di acqua mineralizzata, sponsor a iniziative culturali e politiche, etc..
Logica vorrebbe che principale preoccupazione di amministratori, politici e aziende fosse di cancellare queste dispersioni. Ma la logica non funziona. Sono decine e decine d’anni che vengono diffusi dati di questo tipo, e la situazione della dispersione è sempre la stessa, le bollette aumentano, la qualità del prodotto è “ballerina”. Un po’ come le liste d’attesa della Sanità pubblica… tutti dicono che vi stanno provvedendo, ma la situazione peggiora. Con la differenza, nel caso idrico, che abbiamo a che fare con aziende solo private… non perché se fossero pubbliche sarebbe meglio (come alcuni slogan fanno credere), ma perché su di esse lo Stato dovrebbe avere maggiore forza, minacciando di levarle la concessione del servizio… ma siccome queste aziende sono private solo nella forma societaria e non per gli azionisti, ecco che il conflitto d’interessi svolge il proprio ruolo e lo Stato sta zitto. Monopoli e oligopoli di fatto.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
