Autovelox. Cultura e prassi dell’illegalità

Gli autovelox, per come sono concepiti e messi in opera, non sono altro che stimolo alla cultura e prassi dell’illegalità, per automobilisti e amministrazioni. Urge una profonda riforma, a partire dal levare i cartelli che avvisano della presenza di autovelox, in luoghi in cui già è indicato il limite di velocità.

Ora che abbiamo il decreto che stabilisce i termini per omologare gli autovelox, saremo tutti più bravi?

Difficile.

Non solo perché gli automobilisti continuano  a esser tali, con in mano mezzi di locomozione legali che come minimo consentono velocità del doppio dei limiti consentiti dove in teoria si può andare anche a 150 Km/h. Automobilisti che si sentono beffati perché è impossibile non rendersi conto che molte delle postazioni autovelox sono installate solo per fare cassa, e molte strade sono strutturalmente configurate alla bisogna.

Non solo perché le amministrazioni locali continuano ad essere assetate di soldi per fare male quella che chiamano prevenzione (il fatto che le multe sono sempre in crescita, lo dimostra)… amministrazioni che con  gli autovelox e altri  tipi di rilevamento per le violazioni estreme del codice della strada, si mettono la coscienza a posto… e tutto continua come prima, se non peggio.

Non solo perché l’amministrazione centrale, non potendo per propria scelta far fronte all’erogazione dei fondi alle amministrazioni locali, cerca di tenersi buone queste ultime con leggi che consentono l’uso a go-go degli autovelox. Con, nel contempo, leggi che illudono gli automobilisti di poter facilmente ricorrere quando le amministrazioni sbagliano o eccedono su una virgola, scaricando su un sistema giustizia – mantenuto alla canna del gas con costi e procedure da incubo – la possibile “soluzione”.

Ci vengono in mente i cartelli di alcuni luoghi pubblici in cui, invece di indicazioni in cui sia scritto “vietato fumare”, ci sono scritte del tipo “vietato assolutamente fumare”.

Per gli autovelox la legge prevede che per installare un dispositivo ci vogliono i cartelli che indichino la presenza dello stesso, cartelli sistemati a tot distanza dalle macchinette a secondo dei luoghi (urbani, extraurbani, grande scorrimento) che, comunque, hanno tutti già una caratteristica: delimitati da cartelli stradali rotondi bianchi col contorno rosso in cui al centro è indicata la velocità massima consentita. Perché, allora, l’obbligo dei cartelli che indicano la presenza di autovelox? “Mi raccomando – dicono le autorità -, ti dico che è vietato fumare, ma siccome so che anche io non ne sono convinto che questo voglia dire che sia vietato, ti ricordo che il divieto è assoluto… e solo allora, se non rispetti il divieto, ti multo”.

Torna tutto? O non sarebbero sufficienti i cartelli coi limiti di velocità per dire che se vai oltre ti prendi una multa? Sembra di no.

E questo il sistema civico concepito ed organizzato perché tutori dell’ordine, governanti, amministratori della giustizia e cittadini, sviluppino sempre le cosiddette seconde verità che nel nostro caso, è bene chiamare cultura e prassi dell’illegalità.

 

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC