di Andrea Filloramo
Le critiche di Donald Trump al Papa Leone XIV non possono essere lette semplicemente come una polemica personale.
Se bene osserviamo, storicamente, il rapporto tra potere politico americano e papato, infatti, oscilla tra: cooperazione morale, competizione per l’autorità simbolica globale.
Un presidente populista e nazionalista, come Trump, non può fare a meno, quindi, di vedere con sospetto un’autorità transnazionale capace di parlare a nome dei migranti, dei poveri, dell’ordine internazionale o contro l’idea che la forza nazionale sia il criterio supremo della politica.
Per questo i recenti attacchi al Papa da parte del Presidente degli Stati Uniti, sono da vedere come parte di una tensione più ampia, tra l’internazionalismo cattolico e il sovranismo, tra autorità spirituale universale e leadership politica nazional-populista, tra una concezione “civilizzatrice” del cristianesimo e una concezione evangelica/sociale.
C’è poi un altro aspetto importante: oggi la religione negli Stati Uniti è anche un terreno di battaglia culturale interna.
Una parte della destra americana, anche cattolica, infatti, vede il cristianesimo soprattutto come elemento identitario e culturale dell’Occidente, mentre il Papa — soprattutto quando insiste sulla pace, sulla giustizia sociale, pace, migrazioni o limiti del capitalismo — rivendica una funzione morale che può entrare in collisione con quella lettura politica della religione.
Da ciò si evince che la religione di Trump e la religione del Papa Leone XIV sono due cristianesimi in guerra culturale. E’ vero che Donald Trump e Papa Leone XIV parlano entrambi di Dio, di valori e di cristianesimo. Ma in realtà rappresentano due religioni opposte. Non sono, quindi, soltanto due visioni politiche differenti, ma due modi incompatibili di intendere il rapporto tra fede, potere e società.
Da una parte c’è Trump per il quale il cristianesimo è identità, forza, nazione, combattimento. Dall’altra c’è Leone XIV, che vede il cristianesimo come mediazione, solidarietà universale, diplomazia morale. Due linguaggi diversi. Due simboli diversi. Due mondi diversi.
Da tenere presente che Donald Trump non ha mai parlato da teologo ma da leader politico. La sua religione funziona esattamente non come spiritualità privata, ma come bandiera pubblica.
Per milioni di americani conservatori, Trump è diventato il difensore dell’America cristiana contro il caos moderno: immigrazione di massa, cultura woke, liberalismo radicale, declino dell’autorità tradizionale. La fede, nel trumpismo, è soprattutto appartenenza. È confine. È identità nazionale.
Non importa quanto Trump sia lontano dallo stile classico del credente evangelico. I suoi sostenitori non cercano un santo, ma cercano un combattente.
Trump ha capito una cosa semplice: una parte enorme dell’Occidente si sente culturalmente assediata. E allora ha trasformato il cristianesimo in una forza politica offensiva. Non più religione della colpa, ma religione della vittoria. Dio, patria, sicurezza, ordine. È questo il cuore della sua narrativa.
Papa Leone XIV rappresenta quasi il contrario. Missionario, agostiniano, uomo di Curia ma anche di periferia, eredita la linea universale della Chiesa cattolica contemporanea: meno nazionalismo, più umanità globale.
Il suo cristianesimo parla di poveri, migranti, pace sociale, dialogo tra culture. È una religione che diffida dei muri identitari e teme la trasformazione della fede in propaganda politica.
La scelta del nome “Leone” richiama direttamente Leone XIII e la tradizione sociale cattolica: lavoro, dignità umana, questione sociale, equilibrio tra capitale e persone.
In altre parole: mentre Trump usa la religione per rafforzare una nazione, Leone XIV usa la religione per superare le nazioni. Ed è qui che nasce il conflitto.
Il trumpismo considera il cristianesimo una civiltà da difendere. Leone XIV considera il cristianesimo una coscienza morale universale. Per Trump il problema principale è il declino dell’Occidente. Per Leone XIV il problema principale è la frammentazione del mondo. Trump parla di forza.
Leone XIV parla di responsabilità.
Il Papa insiste sul dialogo anche con chi la pensa diversamente. Trump costruisce consenso attraverso lo scontro.
Trump e Leone XIV non rappresentano soltanto, perciò, due uomini potenti, ma due futuri possibili del cristianesimo contemporaneo. Uno basato sulla forza identitaria. L’altro sulla vocazione universale. Uno che parla alla rabbia dell’Occidente,
l’altro alla sua coscienza.
Entrambi parlano a milioni di persone e influenzano profondamente il dibattito pubblico internazionale. Ma il loro modo di intendere il Vangelo, il potere e la società mostra quanto oggi il cristianesimo sia attraversato da tensioni culturali e ideologiche sempre più profonde.
