Global Sumud Flotilla: Intercettazione navi nel Mediterraneo. Open Arms, grave escalation e assenza di rispetto del diritto internazionale

 

 

QUI VIDEO OSCAR CAMPS: https://we.tl/t-SO2jM3H33hvgmy4Z 

Mar Mediterraneo – A  1.100 chilometri da Gaza, in acque internazionali a circa 45 miglia nautiche a ovest dell’isola greca di Kythira, le forze israeliane hanno intercettato, abbordato e sequestrato almeno 21 delle 57 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, con cui dal 15 aprile Open Arms sta navigando verso Gaza per fornire supporto tecnico, logistico e sanitario. Le imbarcazioni sono state abbordate da soldati che hanno puntato armi automatiche contro di loro. Alcune sono state poi lasciate alla deriva dopo che i soldati hanno bloccato i loro motori. L’episodio, avvenuto nella sera di mercoledì 29 aprile 2026, rappresenta una escalation significativa e senza precedenti: civili sono stati fermati nella zona SAR greca, in pieno Mediterraneo, il mare più sorvegliato dalle forze europee, sotto lo sguardo di Frontex: centinaia di attivisti e decine di imbarcazioni sono stati sequestrati. 

Sebbene le imbarcazioni si trovassero nella zona di ricerca e soccorso della Grecia e avessero lanciato un SOS, la guardia costiera greca non ha adempiuto al proprio obbligo di prestare loro soccorso. I principi più elementari del diritto marittimo e internazionale sono stati violati senza alcun intervento da parte dell’UE.

Alle 21:43 (18:43 UTC) le imbarcazioni hanno ricevuto un avvertimento radio sul canale internazionale di emergenza (VHF 16) da un soggetto che si è identificato come Marina israeliana, intimando alla flottiglia di cambiare rotta. A questo è seguito un sistematico disturbo delle comunicazioni (jamming), che ha compromesso gravemente la sicurezza delle imbarcazioni in mare aperto, includendo le comunicazioni di emergenza SOS in VHF, i canali di coordinamento della flottiglia, i sistemi di navigazione satellitare (GNSS) e le bande Iridium. La progressiva interruzione dei segnali ha portato alla perdita totale dei contatti con diverse imbarcazioni, fino alla conferma alle 03:47 dell’abbordaggio da parte delle forze israeliane e del fermo dei civili a bordo.

L’area interessata non risulta essere una zona di confine contesa e rientra nelle acque internazionali, dove nessuno Stato ha il diritto di rivendicare, controllare o esercitare sovranità.

“La flottiglia è stata intercettata dalla marina israeliana e perseguitata da droni a 670 miglia dalle loro acque territoriali, in zona SAR di responsabilità greca, mentre Frontex osservava dall’alto. Questa è pirateria e avviene in una zona SAR europea, a sole 45 miglia dalla Grecia. Cosa fa l’Europa?” ha dichiarato Oscar Camps, fondatore dell’ONG Open Arms, che già nel 2024 aveva raggiunto Gaza, aprendo il corridoio umanitario marittimo dopo 20 anni, per una missione poi bruscamente interrotta a seguito di un attacco israeliano che vide la morte di 7 operatori della ONG partner World Central Kitchen.

 

Quando ci sono imbarcazioni alla deriva, senza comunicazioni e in condizioni meteorologiche avverse, l’obbligo è chiaro: proteggere e prestare assistenza. Non farlo ha conseguenze.

 

Da Open Arms esigiamo con effetto immediato:

  • Ripristino di tutte le comunicazioni
  • Garanzie di sicurezza per ogni imbarcazione
  • Attivazione dei protocolli di ricerca e soccorso
  • Fine di qualsiasi azione che metta in pericolo la flottiglia

La questione al momento non riguarda soltanto gli aiuti, ma si sta parlando di vite in reale pericolo e di responsabilità che non possono essere eluse.

Quanto accaduto stabilisce un precedente estremamente grave che richiede chiarimenti immediati e una presa di posizione ferma da parte della comunità europea e internazionale.

In questo momento, Open Arms sta svolgendo operazioni di ricerca e soccorso delle imbarcazioni alla deriva.