Inflazione in crescita. I consumatori acquistano ciò di cui non possono fare a meno

L’inflazione annuale è balzata al 2,8% ad aprile, dal 1,7% di marzo, secondo i dati preliminari dell’Istat. L’accelerazione è trainata principalmente dai prezzi energetici – legati alle tensioni nello Stretto di Hormuz – e dagli alimentari, mentre crescono meno i prezzi di trasporti, cultura e cura della persona.

Il dato conferma una dinamica strutturale che penalizza i consumatori più vulnerabili: i beni e servizi non rinunciabili, come cibo ed energia, registrano i rincari maggiori, mentre rallentano i prezzi di ciò che può essere rimandato o tagliato dal bilancio familiare.

Secondo Eurostat, l’inflazione media nell’area euro ad aprile 2026 si attesta al 3%, rispetto alla quale l’Italia si colloca al di sotto – un dato che, tuttavia, offre una consolazione limitata. Secondo l’OCSE, l’Italia registra tra le crescite salariali più basse delle grandi economie europee, con stipendi reali che negli ultimi vent’anni hanno perso circa il 3% di potere d’acquisto, un unicum negativo tra i Paesi G7.

I dati di aprile fotografano esattamente ciò che ci si aspettava: quando l’inflazione è guidata da energia e cibo, il peso ricade in modo sproporzionato sulle famiglie a reddito fisso e basso, che non hanno margine per rinunciare a questi acquisti. In questo contesto, la politica continua a dividersi su proposte economicamente rischiose, come l’uscita dal Patto di Stabilità  con relativo aumento del debito pubblico, senza affrontare le vere leve strutturali: la conversione ecologica delle fonti energetiche e la liberalizzazione dei mercati.

La riduzione del peso dell’inflazione sui consumatori passa da politiche concrete di concorrenza e da investimenti in energie rinnovabili, che consentirebbero di ridurre la dipendenza dalle forniture internazionali e quindi la vulnerabilità  a crisi geopolitiche come quella attuale dello Stretto di Hormuz.

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC