L’avesse detto: a Messina volano gli stracci. La saggezza che ci serve per vivere la campagna elettorale

La cosa più divertente della campagna elettorale è che i candidati a guidare il Comune di Messina si investono di una specie di salvacondotto divino per dire tutto quello che gli passa per la testa.
Non a caso, le relazioni della riverita classe politica funzionano come laboratori inconsci in cui i cittadini riversano aspettative, paure e desideri. Sulla base di quel che si vede (e si legge) – uno scambio di sguardi, una sonora litigata, un bacio sul palco elettorale quasi si trattasse del red carpet, una comparsata televisiva che rivela una certa sintonia con l’intervistatore – ci si inventa delle storie e si fanno delle scommesse: comanderanno per sempre o non arriveranno a fine mandato? In fondo, ciò che tante persone sentono di aver perduto è la fiducia verso la politica, la narrazione stessa dei fatti che, sette volte su dieci, sono leggende metropolitane. Non c’è dubbio che il linguaggio continuerà a fare da specchio emotivo collettivo ma sta a noi decidere come dargli peso.


A cominciare da quello usato da Marcello Scurria che dà del diversamente onesto a Federico Basile, oltreché naturalmente alla sua truppa, per la mancata raccolta di firme per la presentazione delle liste. Oltre a mandare a “cagare” un giorno si e uno no, Cateno De Luca e i suoi fedelissimi, i quali fedelissimi, pur avendolo messo in guardia dall’offendere la verginità di De Luca, pena la revoca del saluto e non solo, lasciano correre come i magistrati: e vabbè è campagna elettorale.


Anche “Scateno” non scherza nell’uso colorito delle parole (certo, è nel suo stile) vaffanculeggia erga omnes Schifani, Scurria, Siracusano, Germanà, Genovese, Previti, Curcio etc etc. E’ la campagna elettorale, bellezza. Schifani non si è ancora allineato (e forse non lo farà). Io, invece vorrei togliermi qualche sassolino dalle scarpe, vi dispiace se comincio ora a mandare a…un po’ di gente? E’ campagna elettorale ragazzi!