E’ stato nominato il nuovo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, in sostituzione della dimessa Daniela Santanché. Che ha brillato molto per le personali vicende giudiziarie ed economiche, quasi per nulla per le politiche del suo dicastero.
La funzione svolta da questo ministero è stata puramente amministrativa e per niente politica. Amministrazione che già ogni Regione e ogni Comune svolge per proprio conto e che, oltre a non trovare conforto e spalla nell’attività ministeriale, ha dovuto far fronte agli ostracismi che questo ministero e il governo hanno frapposto alle loro iniziative (tipici il caso dei cosiddetti affitti brevi e le proroghe delle occupazioni abusive dei litorali da parte dei balneari). Il resto è stato solo “ministro di qua”, “ministro di là”, con un parlarsi addosso tra categorie e politici che non hanno portato nessun valore aggiunto che non fosse già automaticamente in corso grazie alle amministrazioni locali e regionali.
Nel 1993 gli italiani decisero con un referendum l’abrogazione di tale ministero, che fu sostituito da deleghe specifiche in altri ministeri o presidenza del Consiglio. Nel 2009 fu re-istituto il ministero, ma senza portafoglio. Per il quale abbiamo dovuto attendere il 2021.
A dimostrazione della inutilità e dispendiosità di questo ministero, vale il fatto che da quando fu abolito e nel periodo di funzione senza portafoglio, il turismo in Italia è sempre cresciuto, con importante introito economico e occupazionale. Questo a dimostrazione, visto anche la qualità storica e artistica del nostro Paese, che a costo zero si sono avuti risultati eccellenti.
E’ proprio necessario spendere soldi in merito? Non sono bastate le inutilità degli ultimi ministeri? Perché il governo/potere deve sempre adeguarsi alla distribuzione di poltrone piuttosto che alla buona amministrazione di capacità e potenziali in essere?
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
