In un contesto in cui l’intelligenza artificiale è diventata parte integrante delle attività quotidiane e in cui l’innovazione tecnologica nel campo dell’identità digitale, della sicurezza e dei sistemi di tracciabilità ha fatto passi da gigante, è lecito interrogarsi sulle ragioni per cui, in occasione del prossimo referendum, molti cittadini italiani residenti o temporaneamente presenti all’estero per poter esercitare il proprio diritto debbano ricorrere a modalità analogiche come il voto per corrispondenza o affrontare lunghi spostamenti per recarsi nel Comune di iscrizione elettorale.
Eligo, piattaforma italiana specializzata in soluzioni digitali per la gestione di assemblee e votazioni online, analizza lo stato dell’arte del voto digitale nel Paese, mettendo in luce opportunità, limiti e possibili evoluzioni di uno strumento che potrebbe contribuire a rendere più accessibile e inclusiva la partecipazione democratica.
Milano — Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum sulla Giustizia. Mentre il dibattito pubblico si concentra sui contenuti, resta aperta una domanda più ampia: perché in Italia non è ancora possibile votare online nelle consultazioni pubbliche?
Il tema del voto digitale non è nuovo nel dibattito istituzionale. Infatti, il percorso verso una possibile introduzione del voto elettronico nasce con la Legge di Bilancio 2020, che ha istituito il Fondo per il voto elettronico per sostenere attività di sperimentazione del voto digitale con una dotazione iniziale di 1 milione di euro, con particolare attenzione agli italiani residenti all’estero o temporaneamente lontani dal proprio comune di residenza.
Nel luglio 2021 un decreto firmato dai ministri Luciana Lamorgese e Vittorio Colao ha definito le linee guida operative per la sperimentazione del voto elettronico. Il primo test concreto è stato realizzato nello stesso anno nell’ambito delle elezioni dei COMITES (Comitati degli Italiani all’Estero), attraverso una sperimentazione tecnica condotta in alcune circoscrizioni consolari(1).
Una seconda fase di simulazione si è svolta nel dicembre 2023 con il cosiddetto Portale E-vote, che ha testato le principali fasi del processo: autenticazione tramite SPID, CIE o CNS, votazione e scrutinio(2). Si è trattato di una simulazione tecnica del processo di voto elettronico, che ha consentito di verificare il funzionamento delle principali componenti del sistema. In particolare sono state testate soluzioni di identità digitale, sistemi di autenticazione forte e piattaforme informatiche in grado di gestire in modo sicuro le operazioni di voto e di scrutinio. Ad oggi, tuttavia, queste sperimentazioni non hanno ancora portato all’introduzione operativa del voto online nelle consultazioni pubbliche.
Secondo Eligo, piattaforma italiana specializzata in soluzioni digitali per la gestione di assemblee e votazioni online, il nodo principale non è tecnologico, ma normativo e istituzionale: le tecnologie necessarie – identità digitale, autenticazione sicura degli elettori e sistemi di tracciabilità delle operazioni di voto – sono già disponibili, ma manca ancora un quadro legislativo che ne consenta l’utilizzo nelle consultazioni pubbliche.
Il voto digitale è già realtà in molti contesti organizzativi
Oggi il voto digitale è infatti già ampiamente utilizzato in diversi contesti organizzativi: aziende, università, ordini professionali e associazioni di categoria adottano regolarmente sistemi di voto online per eleggere organi di governance e deliberare decisioni assembleari, come avviene sempre più spesso anche nel mondo sportivo e associativo. Eligo ha infatti da poco supportato la Federazione Italiana Triathlon con la votazione interamente da remoto dell’assemblea straordinaria per la modifica dello Statuto. In questi contesti le piattaforme digitali consentono di gestire identificazione degli elettori, espressione del voto e scrutinio attraverso sistemi informatici tracciabili e verificabili. La tecnologia, gli standard di sicurezza e i sistemi di tracciabilità sono ormai maturi.
“Il dibattito sul voto digitale spesso si concentra sulla tecnologia, ma la vera sfida riguarda il quadro normativo e la costruzione di fiducia attorno a questi sistemi” – commenta Irene Pugliatti, CEO di Eligo – “Oggi esistono piattaforme sicure e già utilizzate in numerosi contesti organizzativi complessi. Il passo verso il voto nelle consultazioni pubbliche richiede soprattutto regole chiare e un percorso graduale di sperimentazione.”
Gli ostacoli e i benefici: norme, sicurezza, partecipazione e accessibilità
Gli ostacoli che rallentano l’introduzione del voto online nelle elezioni pubbliche sono principalmente tre: normativi, tecnologici e culturali. Sul piano legislativo manca ancora una legge che definisca standard, garanzie e modalità operative per l’utilizzo del voto digitale nelle consultazioni nazionali. Sul piano tecnico il dibattito internazionale si concentra in particolare sulla sicurezza dei sistemi e sulla possibilità di garantire adeguati meccanismi di verifica del voto, mentre sul piano culturale resta centrale il tema della fiducia nel processo elettorale e della piena garanzia di segretezza e integrità del voto.
Eppure, i potenziali benefici sono significativi poiché il voto digitale potrebbe facilitare la partecipazione degli oltre 6,5 milioni di italiani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), semplificare il voto per chi si trova temporaneamente lontano dal proprio comune di residenza o ha difficoltà motorie e ridurre i costi organizzativi delle consultazioni elettorali.
A che punto è l’Europa?
Alcuni Paesi europei hanno già sviluppato modelli più avanzati: in Francia, ad esempio, il voto elettronico è utilizzato in alcuni contesti elettorali e regolato da un quadro normativo che definisce requisiti di sicurezza e sistemi di controllo, sotto la supervisione della CNIL – l’autorità francese per la protezione dei dati – e dell’agenzia nazionale di cybersicurezza ANSSI(3).
“Guardando alle esperienze europee emerge chiaramente come il voto digitale non sia solo una questione tecnologica, ma anche di governance e regolazione.” – aggiunge Pugliatti- “L’Italia ha già avviato alcune sperimentazioni importanti: il prossimo passo sarà trasformarle in un percorso normativo strutturato.”
In un contesto in cui la partecipazione elettorale continua a diminuire e la digitalizzazione dei servizi pubblici è sempre più centrale nelle politiche europee, il tema del voto online è destinato a tornare con forza nel dibattito pubblico nei prossimi anni.
