Non potrebbe essere altrimenti. Se aumentano i costi di alcuni componenti del trasporto aereo (ma non solo), forse le compagnie aeree decidono di comprimere i propri guadagni e, magari, dividere l’onere tra loro e gli utenti del servizio? Macché. Loro continuano a guadagnare e gli utenti finali si devono accollare tutti i costi. Non solo. Ma i nostri passeggeri vengono gravati da aumenti di costi che sono sempre arrotondati all’eccesso.
E’ la regola di questo capitalismo basato solo sui pagamenti degli anelli finali della cosiddetta filiera, i consumatori. Che, tra l’altro, almeno per quelli che svolgono un lavoro dipendente in Italia, sono inchiodati a remunerazioni di quasi venti anni fa, fanalino di coda delle classifiche Ue. E pensare che poi c’è anche più di qualcuno di quelli responsabili di questo immobilismo delle remunerazioni che si lamenta dell’evasione fiscale e che, per rimediarvi non fa altro che politiche di condoni che, ovviamente, invitano i contribuenti (non quelli a libro paga) a non essere mai in regola, visto che poi, alla fin fine, ce la si cava con sconti considerevoli.
Allo stato dei fatti i costi dei carburanti, che rappresentano circa il 30% delle spese di un trasporto aereo, sono cresciute del 58% nella prima settimana di guerra (dati Iata), mentre la chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita il 20% delle forniture mondiali di petrolio, non promette inversioni di rotta nella crescita.
Di conseguenza aumentano anche tutti i prezzi del cosiddetto indotto del settore, dalla ristorazione a bordo a quella negli aeroporti, dalle valigie a tutti gli accessori. Aumenti che, poi, si aggiungono a quelli che i viaggiatori trovano nelle località in cui si recano.
C’è più di qualcosa che non torna in questa logica che a pagare debbano essere sempre e solo i consumatori, ma per ovviare sarebbe compito delle politiche che, purtroppo, mentre sono un pochino attente all’uso domestico dei prodotti energetici, non fanno nulla per l’uso ludico dei servizi soggetti ad aumenti, come se divertimento e felicità non fossero determinanti per fiducia e serenità di quei consumatori che poi sono anche cittadini ed elettori.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
