La biografia su Antonio Salazar scritta dal professore Tom Gallagher, “The dictator who refused to die”, (Il dittatore che rifiutò di morire) sfata alcuni miti che riguardano la sua politica nel Portogallo. Poiché il periodo del suo governo coincide quasi perfettamente con quello di Franco nella vicina Spagna, e poiché condivideva con la sua controparte spagnola la diffidenza verso la democrazia, il terrore del comunismo e l’incrollabile convinzione che il suo destino e quello del suo paese fossero indissolubilmente legati, molti hanno condannato Salazar allo stesso girone infernale di Franco, Hitler e Mussolini. Gallagher ritiene che Salazar sia stato ingiustamente etichettato.
Potrà anche essere stato un despota, ma il suo dispotismo era più simile a quello di Federico il Grande che a quello di Franco o Hitler. Gallagher raccoglie numerose prove – alcune di natura estetica – a sostegno della sua tesi. Nel guardaroba di Salazar non si trovavano né berretto con visiera né tunica marrone; dal suo ingresso sulla scena politica negli anni ’20 fino al suo forzato ritiro a seguito di un ictus invalidante nel 1968, si presentò sempre e solo in giacca e cravatta e, in spregio alle mode del momento, con un gilet. Le parate di massa non lo interessavano. I raduni, le cerimonie e i discorsi pubblici dovevano essere lasciati al presidente del Portogallo, carica che Salazar si rifiutò di assumere, nonostante le pressioni di colleghi adulatori (come Eraclito, disse al suo capo della propaganda: “Queste brave persone che mi acclamano un giorno, mosse dall’emozione dell’occasione, potrebbero insorgere il giorno dopo per motivi altrettanto effimeri”).
Pertanto, più che un dittatore fu un leader conservatore, e per quasi quarant’anni è riuscito a mantenere il paese sotto il suo controllo, un ruolo di tipo autocratico e nazionalista, non una dura dittatura del terrore e della violenza persistente, ma un regime in cui la forza è stata sicuramente usata per mantenere il controllo. Forse, l’unico elemento che Salazar aveva in comune con i leader fascisti era la sua modesta educazione. Nacque nel 1889 in una famiglia contadina nel nord del Portogallo. Tuttavia, il Portogallo aveva già detto addio alla democrazia prima che Salazar salisse al potere. Certamente i portoghesi non hanno avuto rimpianti per la scomparsa. Tuttavia, il professore di economia era anche troppo scrupoloso per lasciare che il potere rimanesse nelle mani di generali arroganti. Nel 1933, elaborò una nuova costituzione che concentrava il potere in un Consiglio dei ministri, presieduto da lui. Nacque così l’Estado Novo (“Nuovo Stato”). Sebbene di nome potessero esserci parallelismi tra l’Estado Novo e il “Nuovo Ordine” nazista, Gallagher tiene a dimostrare che la costituzione di Salazar tutelava i diritti civili fondamentali e che il primo ministro era personalmente scrupoloso nel far rispettare la legge. Ciononostante, tutti i partiti politici furono sciolti o inglobati nella neonata Unione Nazionale. Gli elementi scomodi, inclusi i comunisti e i leader dei nazionalsindacalisti di estrema destra, furono imprigionati o esiliati, e la polizia segreta si affrettò a reprimere l’opposizione organizzata. Gallagher giustamente sottolinea le somiglianze tra il regime di Salazar e il governo autoritario di Engelbert Dollfuss in un altro paese a stragrande maggioranza cattolica, l’Austria. Il cardine del salazarismo era la depoliticizzazione. Come osservò il giornalista francese Raymond Aron, “Il governo di Salazar cerca di ‘depoliticizzare’ gli uomini, quello di Hitler o di Mussolini di ‘politicizzarli’ o di renderli fanatici”. Salazar riconobbe che i mali del Portogallo (e dell’Europa) derivavano da un’ossessione per le ideologie radicali, e non solo dal fascismo o dal comunismo. Fondamentalmente, attribuiva la colpa al liberalismo che aveva contagiato l’Europa durante la Rivoluzione francese.
A differenza di Franco, Salazar fu molto critico nei confronti di Hitler e Mussolini, non cercò mai di creare uno stato totalitario e si mostrò molto restio a essere oggetto di un culto della personalità. Condusse sempre una vita semplice e austera, rifiutando onorificenze, monumenti, distinzioni e trattamenti speciali, persino nella sua parrocchia natale (Vimieiro), dove possedeva un piccolo vigneto e amava ritirarsi per curarlo durante le festività. Salazar era dotato di grande carisma, sapeva ascoltare e la sua capacità lavorativa e la sua attenzione ai dettagli erano ammirevoli. È vero che criticò e diffidò sempre della democrazia e che incoraggiò la creazione di uno stato corporativo, l'”Estado Novo”, fortemente influenzato dalla dottrina sociale che la Chiesa cattolica difendeva all’epoca. È quindi facile comprendere la grande cordialità e il sostegno che Salazar ricevette sempre dai leader tedeschi Adenauer ed Erhard, nonché dal generale Charles André Joseph Marie de Gaulle. Possiamo quindi concludere (come sottolinea Tom Gallagher a pagina 271, parafrasando l’ex segretario di Stato americano Madeleine Albright) che Salazar non fu un dittatore fascista, bensì un leader paternalista e autoritario che considerò sempre il nazismo intrinsecamente immorale. A questo punto cercherò di cogliere alcuni aspetti che ritengo importanti per conoscere meglio la figura dello statista portoghese. In uno dei suoi primi discorsi pubblici conosciuti, Salazar si definì un “ubbidiente soldato cristiano-democratico”, in un passaggio significativo del suo discorso, affermò: “sono convinto che la politica da sola non possa mai risolvere i grandi problemi che richiedono una soluzione […]”. Il 4° capitolo del libro (Salazar costruisce il suo “Nuovo Stato”) merita attenzione, così il Portogallo viene definito una Repubblica corporativa e unitaria. Il 19 marzo 1933 si tenne un plebiscito per ratificare la Costituzione. C’era una dimensione liberale secondo Gallagher che si espresse nella forma di Un’Assemblea Nazionale che si è riunita sempre dal 1935 al 1974. Era un organo deliberativo, non legislativo. Il voto era limitato ai cittadini maschi e potevano votare quelli alfabetizzati. L’Assemblea Nazionale si riuniva per tre mesi all’anno, da novembre a febbraio. Il Governo poteva legiferare per decreto in qualsiasi momento senza consultare l’assemblea. Salazar poteva sospendere le sedute dell’assemblea se lo riteneva opportuno. Nel 1938 diede una descrizione poco lusinghiera della sua creazione: “ci sono tre mesi all’anno a cui bisogna ascoltare i dibattiti parlamentari. Certo ci sono occasionalmente idee di valore, ma si tratta per lo più di belle frasi, solo parole! L’attuale Consiglio dei ministri mi va bene; è un piccolo parlamento in certo senso, ed è anche utile e fa qualcosa”. La Costituzione garantiva il diritto alla vita e all’integrità personale.
Venivano garantiti le libertà tipiche dei regimi democratici, come la libertà d’espressione, del pensiero in “qualsiasi forma”, la libertà d’istruzione, la libertà di riunione e di associazione, il diritto di petizione, di reclamo e di ricorso dinanzi agli organi sovrani e il diritto di opporsi agli ordini che violano i diritti fondamentali. Tuttavia, l’articolo 8, autorizzava lo Stato a prevenire “la perversione dell’opinione pubblica” e salvaguardare l’”integrità morale dei cittadini”. Questo in pratica, significava che lo Stato poteva regolare la libertà d’espressione, attraverso un sistema di censura, diretto dal Ministro dell’interno. Né la libertà di associazione si estendeva alla possibilità dei partiti politici. Allo Stato fu concesso di difendersi da tutti i fattori che violavano la verità, la giustizia, la buona amministrazione e il bene comune. La Costituzione di Salazar voleva correggere “gli eccessi dell’individualismo”, pertanto, la presenza delle caratteristiche autoritarie non sorprende. Del resto in quel periodo, nel mondo erano poche le democrazie, soprattutto dopo il fallimento del regime liberale in Portogallo, dove è stato costituito uno Stato Corporativo, attraverso la Camera Corporativa, dove facevano parte i rappresentanti dei vari interessi funzionali provenienti dall’agricoltura, dal commercio, dall’industria, dall’esercito, dalla Chiesa, dalle università e da vari ministeri e autorità municipali.
La dottrina dello Stato Corporativo prometteva l’abolizione dei conflitti tra lavoratori e datori di lavoro e persino lo sfruttamento capitalistico. L’organismo che avrebbe realizzato questa aspirazione era la Corporazione, destinata a promuovere la giustizia sociale e l’armonia economica. L’ideale corporativo risale al Medioevo, quando le associazioni di corporazioni riunivano maestri e artigiani. Ma attenzione, precisa Gallagher, il sistema portoghese aveva evitato di copiare un esperimento straniero come quello italiano di Mussolini. Il sistema portoghese, avrebbe dovuto concentrarsi sulle associazioni e non sullo Stato. L’unica influenza esterna che Salazar riconobbe è quella del Papato.
Due encicliche furono presentate come pietre angolari del suo esperimento: la Rerum Novarum (1891) di Leone XIII e la Quadragesimo anno (1931) di Pio XI, entrambi le quali sottolineano l’auspicabilità della collaborazione tra lavoro e capitale per il bene comune. In Portogallo la legge che cercava di sostenere questo ideale era lo Statuto Nazionale del Lavoro (SNT). Promulgato il 23 settembre 1933 rappresentava una carta di controllo statale sulla vita lavorativa. Furono create nuove organizzazioni sindacali, controllate dall’Istituto Nazionale del Lavoro e della Previdenza (INTP). Comunque, secondo Gallagher, Salazar non riuscì a debellare i capitalisti sfruttatori. L’architetto del sistema corporativo fu Teotonio Pereira, che per tre decenni collaborò con Salazar. Gallagher da un sufficiente spazio alla tecnica di persuasione del regime salazariano. Salazar in quanto cattolico, vedeva la sua autorità come in parte proveniente da Dio. Tuttavia, diede poco spazio ai cattolici in politica, era meglio che si occupassero delle opere di carità. Gallagher accenna alla questione del Concordato con il Vaticano durante il pontificato di Pio XII, un papa che ammirava il leader portoghese. Ad un certo punto disse: “lo benedico con tutto il cuore e nutro il desiderio più ardente che possa completare con successo la sua opera di restaurazione nazionale, sia spirituale che materiale”. Tuttavia, Salazar non aveva mai trasformato il suo Portogallo in uno Stato confessionale.
Continua.
DOMENICO BONVEGNA
