Prosegue la nuova rassegna culturale del Centro Teatrale Bresciano e dell’Università degli Studi di Brescia, con la curatela del prof. Carlo Alberto Romano, intitolata Un altro cielo. Tre conferenze criminologiche con letture sui temi del delitto, del castigo e delle rispettive, drammatiche e, talvolta, irreversibili conseguenze.
Criminologo, Docente e Prorettore dell’Università di Brescia e Presidente dell’Associazione Carcere e Territorio, Carlo Alberto Romano conduce tre conferenze-conversazioni che offrono lo spunto per una ampia e appassionata riflessione giuridico-culturale sui temi del delitto, della pena e della detenzione, tre aspetti indissolubilmente legati tra loro, dall’analisi dei quali è possibile misurare la temperatura della attuale crisi che attraversa le società democratiche occidentali, anche le più avanzate. In un’ottica multidisciplinare, la rassegna vedrà le conversazioni arricchite dalla lettura di alcuni testi.
Dopo il successo del primo appuntamento, la rassegna prosegue giovedì 12 marzo 2026 con l’incontro intitolato “Lontananza. Il carcere è fuori, lontano, dalla comunità” dove Carlo Alberto Romano dialoga con Carmelo Cantone, già vicecapo dell’Amministrazione penitenziaria; le letture saranno a cura di Giuseppina Turra. L’incontro si svolgerà al Teatro Mina Mezzadri di Brescia (Contrada Santa Chiara, 50/A) alle ore 17; l’ingresso è libero fino a esaurimento posti disponibili.
Fino al XVIII secolo il carcere non era la principale prassi con cui veniva comminata la pena; ben altre, e assai più cruente, furono le modalità con cui la punizione veniva eseguita per coloro che avevano commesso delitti o che ne erano ritenuti responsabili, a seguito di processi spesso assai discutibili dal punto di vista della tutela dei diritti degli accusati. Fu il pensiero di Beccaria a influenzare un nuovo modo di pensare il castigo, aprendo la strada all’abolizione delle pene corporali; tuttavia, il principio fondante della sua visione era ancora essenzialmente punitivo e le condizioni delle carceri, nel frattempo sempre più definite allo scopo, non erano certo rispettose della dignità e della integrità degli esseri umani che vi venivano reclusi.
I disastri bellici e i totalitarismi del XX secolo generarono carte costituzionali attente alla tutela dei diritti umani e da cui scaturirono le moderne riforme dei sistemi penitenziari, nella quali il senso della pena superò il fine meramente retributivo a favore di un obiettivo anche rieducativo. In Italia per avere una riforma costituzionalmente adeguata si dovette attendere il 1975. Osservando tuttavia le attuali condizioni in cui versa il nostro sistema penitenziario, non possiamo che constatare che il carcere va definendosi, concretamente e simbolicamente, come luogo della lontananza: luogo di esclusione, allontanamento e marginalizzazione dei detenuti dalla comunità, e istituzione che sembra aver mancato l’obiettivo assegnato dalla Costituzione alla pena.
