Guerre e non solo. Ma davvero sono saltate le regole internazionali?

Guerra in Corea, colpi di stato in America latina, guerra d’Indocina, guerre di liberazione africane, rivoluzioni culturali, democidi, invasione dell’Afghanistan, guerre nel Caucaso, guerra nei Balcani, rivoluzioni armate in mezzo mondo e invasioni recenti di Georgia, Ucraina, Azerbaigian, guerre ibride, attacchi terroristici, per non parlare delle violazioni degli accordi tra Israele e “palestinesi”. Guerra alle droghe.

Nei casi summenzionati non sarebbero saltate le regole internazionali? Sarebbe sempre, solo e comunque stata colpa dell’inesistente o inefficace Onu?

Per far politica non occorre necessariamente sapere di cosa si parla, per governare invece occorre(rebbe) la pratica del contenimento del flatus voci grazie al quale, spesso, si sono vinte le elezioni, anche se non si è convinta la maggioranza della popolazione che poi si governerà.

Non sapere di cosa si parla non è un crimine, non lo è nemmeno l’ignoranza della storia del mondo, è un vezzo tipico di chi non ha idee, non ha “tradizione” politica, cioè non ha tentato di praticare quello in cui credeva – salvo qualche scazzottata qua e là.

Col passare del tempo le cose non potranno che andare a peggiorare, anche perché meno riempi di idee le tue “piattaforme” politiche, meno farai crescere, o attrarrai, persone con un minimo di strumenti critici o di conoscenze (e magari anche qualche competenza).

A saltare non solo le regole internazionali ma la capacità di assumersi le proprie responsabilità di farle rispettare. Lagnarsi a reti unificate è la patetica conferma della pochezza politica contemporanea.

 

Marco Perduca
già senatore, dirigente associazione Coscioni, collaboratore Aduc