Mi è capitato tra le mani un libro che mi ha lasciato una profonda inquietudine. Di più: mi obbliga a svelarvi un mistero. Che cos’è la memoria? Il tempo di una vita? Un cammino fatto di ricordi, emozioni, nostalgie? Lo ha scritto qualche anno fa Mimmo Manca da Messina: “Memorie di uno smemorato”, edizioni del “Buon ricordo”. Il segno che questa suggestione ci lascia è una riga vergata in nero che spicca solitaria sul foglio. Per risolvere l’enigma e per raccontare il testo di Manca, al secolo Domenico De Domenico, artista, attore, brillante scrittore, prendo in prestito parole non mie, ma del grande scrittore argentino, Jorge Luis Borges.
Parole che ho fatto talmente mie da creare un diario di vita. Parafrasando Borges la memoria di un uomo è il mistero del tempo, incommensurabile come lo spazio. E’ così misteriosa la memoria che perdendola ci induce a non credere alla nostra stessa storia. Manca nelle sue pagine ci spiega che l’uomo vive nell’attesa di essere stupefatto e, quando accade, prova un senso di gratitudine. Lo stupore, la stessa improvvisa felicità fa perdere la contezza del tempo trascorso e la memoria di quegli attimi al punto di trasformare la persona in uno smemorato.

Mimmo, non a caso, non sa chi è, da dove viene né dove va, cosa fa e perché. Vive giorno per giorno i fatti della sua esistenza che dimentica immediatamente prima ancora di avere tempo di meditarne la successione e di riportarli su un foglio di carta.
Il fatto di di essere uno smemorato allontana la paura della morte: lui non ha alcuna paura della morte. Il testo di Manca ci salva da quelle paure perché perdere la memoria, per certi versi, è, anche, il godimento di contemplare ciò che accade senza il pericolo di doverlo ricordare per forza. Diciamo che, per essere portati per mano in questo racconto, bisogna inventarsi smemorati. Chi nel corso della sua vita non ha provato l’esperienza di essere fuori dal tempo: esperienze mistiche e costruttive se solo uno potesse consegnare alla sua memoria. E così leggendo il racconto di Manca si vede la vita, la propria vita, come se si trattasse la vita di qualcun altro, con profondo distacco.
Quello che non vi svelo, altrimenti farei perdere la voglia di leggere queste pagine, è il ricordo…del non ricordo. Insomma Mimmo Manca ci regala un testo che contiene un mistero inesauribile: nella nostra esistenza non esiste un singolo “capolavoro”. Bellissima verità! Al punto che le parole dell’autore diventano così profondamente mie. Se solo avessi avuto la fortuna di ricordarle. Così consegno a voi questa recensione e al professor Manca dono una promozione come riconoscimento ai coraggiosi artisti che spezzano il vuoto esistenziale che costringe a stare in un luogo da cui non sia possibile uscire né avere una buona memoria.
