L’Italia è sempre meno un Paese di sedentari

Due italiani su tre scelgono uno stile di vita attivo, sedentarietà ai minimi storici. Il settore sportivo vale l’1,5% del PIL: titola così, con legittima soddisfazione, il sito di Sport e Salute. Una crescita economica e sociale che è stata messa in evidenza ieri a Roma, nel Circolo del tennis, in occasione della presentazione del Rapporto Sport 2025, realizzato da Sport e Salute e Icsc-Istituto per il Credito Sportivo e Culturale. “Lo sport oggi vale 32 miliardi e racconta un’Italia in controtendenza, che ha preso consapevolezza del valore di salute e benessere – ha detto in apertura il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi –  L’impegno sociale al quale dobbiamo dare risposte è molto serio, non bastano solo le parole”.

Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute ha messo in evidenza che “Lo sport è la rete sociale piu estesa del nostro Paese: 107.804 societa sportive e asd iscritte al Rasd, 471.365 lavoratori sportivi, 12,3 milioni di tesserati”. Beniamino Quintieri, presidente Icsc è intervenuto sull’importanza dei dati, utili ad “orientare in modo efficace le politiche pubbliche di sviluppo del settore sportivo. La lettura integrata dei dati economici, occupazionali e sociali consente di valutare l’impatto degli investimenti e di programmare interventi sempre più mirati e sostenibili sui territori”.

L’Uisp ha partecipato alla presentazione del Rapporto con Enrica Francini, vicepresidente vicaria Uisp, che commenta i dati insieme a Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp.“Il Rapporto Sport 2025 restituisce con chiarezza l’immagine di uno sport che cresce, innova e genera valore economico e occupazionale per il Paese. I dati confermano che lo sport non è un settore accessorio, ma una componente strutturale dello sviluppo nazionale, capace di incidere sul Pil, sull’occupazione, sulla rigenerazione urbana, sulla salute pubblica e quindi sulla qualità della vita delle comunità. Ma questi numeri, per l’Uisp, non sono solo un segnale positivo: rappresentano soprattutto una chiamata ad una sempre maggiore responsabilità politica. Lo sport è a tutti gli effetti una politica pubblica che deve diventare sempre più strategica”.

E la vera rivoluzione è nella quotidianità, si legge nel Rapporto: sono 38 milioni gli italiani attivi. Due italiani su tre inseriscono nella loro agenda settimanale l’appuntamento con lo sport o con l’attività fisica. Rispetto al 2023, sono 1 milione gli italiani che hanno abbandonato il divano scegliendo uno stile di vita attivo, abbassando così il dato dei sedentari sino al minimo storico del 33,2%. Cresce in particolare la quota di chi pratica sport in maniera continuativa, che raggiunge il 28,6% della popolazione, pari a 16,4 milioni di persone, con incrementi significativi tra bambini e over 65. Sono invece 12,3 milioni gli italiani tesserati per un organismo sportivo, che svolgono attività in uno dei 107.804 enti sportivi dilettantistici.

“Cresce la pratica sportiva e diminuisce la sedentarietà, raggiungendo livelli mai registrati prima – aggiunge la vicepresidente Uisp Enrica Francini – ma persistono forti disuguaglianze territoriali, divari sociali e generazionali che richiedono risposte pubbliche forti e coerenti. Il Mezzogiorno continua a scontare una carenza di impianti e investimenti, mentre lo sport di base, associativo e di prossimità fatica a reggere l’urto dell’aumento dei costi e della precarietà strutturale. È qui che si misura la qualità delle politiche pubbliche, tra Stato centrale ed enti locali, con il ruolo importante anche in capo alle Regioni. Lo sport non può essere ridotto a evento, a intrattenimento o a semplice leva di mercato è un diritto di cittadinanza, uno strumento di inclusione, salute, educazione e coesione sociale, come riconosciuto dalla nostra Costituzione. I playground, gli spazi pubblici riqualificati, le esperienze di sport sociale raccontano una domanda diffusa di accesso, partecipazione che va sostenuta con continuità, non con interventi episodici, con una particolare attenzione alle aree più fragili del Paese, dove lo sport di base e di prossimità è spesso l’unico presidio educativo e sociale presente”.

“Per questo chiediamo al Governo – rilancia Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp – una strategia nazionale sullo sport che metta davvero al centro lo sport di base, per tutti e per tutte, rafforzando il ruolo degli enti di promozione sportiva e delle loro reti territoriali, quindi delle migliaia di associazioni e società sportive, enti di terzo settore di ambito sportivo, semplificando le norme e garantendo investimenti equi e stabili sui territori, sostenendo il lavoro sportivo. Servono politiche che riconoscano il valore sociale dello sport, non solo quello economico, e che utilizzino i dati – come quelli preziosi contenuti in questo Rapporto, che rafforzano l’utilizzo di una metrica comune di valutazione – per programmare, valutare e correggere le scelte. Il rapporto evidenzia come gli Eps abbiano 8,7 milioni di tesserati (di cui ben 6,9 in forma esclusiva) mentre 4,7 milioni le Federazioni sportive (2,8 in forma esclusiva), le discipline sportive associate solo poco più di 63mila. È evidente come sia quindi necessario continuare sulla strada di una allocazione di risorse economiche che vada a sostenere con giusta equità il mondo sportivo, oggi ancora soggetto a sperequazioni che non sono più né sostenibili né giustificabili”.

“Come Uisp – conclude Tiziano Pesce – continueremo ad impegnarci a tutti i tavoli istituzionali affinché lo sport sia un bene comune, accessibile, inclusivo e sostenibile, centrale nelle politiche e nelle azioni del sistema sportivo e del terzo settore. I numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta, ma ci ricordano anche che senza una chiara assunzione di responsabilità politica collettiva il rischio è quello di lasciare indietro proprio chi ha più bisogno di sport. Questa è la sfida che abbiamo davanti, ed è una sfida che chiama in causa le istituzioni, a partire dal Governo. Intanto, agli interi staff di Sport e Salute e dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale vadano i nostri più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto nella redazione di questo importante documento, che nei prossimi giorni andremo ad analizzare con molta attenzione in ogni sua parte, a partire dalle nuove importanti schede regionali”.