Per rispondere al fenomeno preoccupante della violenza giovanile è necessario uscire da logiche allarmistiche e punitive fini a se stesse. Le politiche in questo campo non possono limitarsi a rispondere a esigenze di ordine pubblico ma devono essere pensate in modo più ampio, considerando l’impatto che esse hanno sui percorsi di crescita, sullo sviluppo di relazioni e sui diritti dei ragazzi e delle ragazze.
Lo dichiara Save the Children, esprimendo preoccupazione per alcune delle misure contenute nel decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, che sembrano invece andare in direzione contraria, imponendo divieti e restrizioni che rischiano di ostacolare i percorsi di crescita, partecipazione e responsabilizzazione dei minori, alimentando anche la loro esclusione.
In particolare il rafforzamento del Daspo urbano, applicabile anche ai minori ultra14enni, combinato a quello delle zone a vigilanza rafforzata possono avere un impatto sui percorsi di integrazione e reinserimento sociale dei giovani, soprattutto di coloro che risultino segnalati per condotte antisociali. Anche altre misure, come l’ampliamento dei reati per i quali è previsto l’ammonimento o le sanzioni per i genitori di minori che commettono reati, rischiano di aumentare la stigmatizzazione dei giovani vulnerabili e a rischio di devianza e di colpevolizzare le loro famiglie, senza intervenire realmente sulle cause profonde del disagio e della violenza giovanile.
È necessario un cambio di prospettiva della politica e del mondo adulto, che valorizzi l’ascolto, la prevenzione, la partecipazione e il dialogo intergenerazionale, favorendo relazioni positive tra pari e con gli adulti di riferimento. Servono comunità educanti solide, adulti capaci di accompagnare e non solo sorvegliare, e territori che offrano spazi e opportunità reali, con sportelli di ascolto nelle scuole, percorsi di sostegno genitoriale e attività culturali, sportive e sociali.
Rispetto al riferimento all’alleanza educativa tra scuola, famiglia e territorio contenuto invece nel Disegno di legge, Save the Children auspica che nel dibattito parlamentare il testo si arricchisca con elementi quali il protagonismo attivo dei minori e il riconoscimento della scuola come nodo strategico della comunità educante, centro di didattica orientativa e personalizzata, con uno stanziamento di risorse strutturali.
Per essere realmente efficace, soprattutto nei contesti periferici e vulnerabili, la rete deve essere strutturata, continuativa, basata sulla conoscenza reale del territorio, con il coinvolgimento della comunità, l’integrazione di scuola, famiglia, sport e spazi rigenerati e dotata di risorse stabili. Solo così l’alleanza educativa può trasformare le periferie in ambienti di crescita, inclusione, diritti e opportunità concrete, prevenendo disagio e marginalizzazione.
