Carissimi, il Signore ci dona ancora un anno di grazia da vivere con sentimenti di fraternità, in atteggiamento di dialogo e di confronto reciproco per crescere sempre più nel Suo amore, perché quando inizia un nuovo anno, quando giunge l’alba, quando il tempo della notte sta fuggendo, eccolo a dirci che nel tempo si è innestato l’eterno di Dio, mistero della Risurrezione.
È fuor di dubbio che dobbiamo camminare insieme, dando concretezza all’eco del Giubileo appena concluso, che ha visto gli uomini di buona volontà farsi “pellegrini di speranza” e il presente è l’eterno gioco di Dio perché è nell’oggi della sinagoga che Gesù compie la sua missione; è nell’oggi che Maria ci viene data come Madre nel mistero del dolore fatto amore, e l’oggi così pensato e sentito, si proietta nel futuro e diventa attesa e speranza.
In questa avventura non possiamo farci schiacciare dagli eventi che colorano di tristezza il mondo: guerre, rigurgiti di neocolonialismo e neoimperialismo, travolgente ascesa del profitto che non tiene conto dell’incolumità della vita altrui, … Tutti comprendiamo che, oggi, la vita ha ritmi di lavoro frenetici e complessi, quasi da “vita spericolata”, a cui si sommano risvolti non sempre “orientati al bene comune e a uno sviluppo umano sostenibile e integrale”, secondo la risonanza profonda che riecheggia dalla Laudato si’, 18, testo sottoscritto da papa Francesco.
Un’altra istantanea presenta l’uomo contemporaneo sempre più manovrato da altri che muovono capitali, risorse e interessi colossali e, nello specifico, i giovani sono sopraffatti dai grandi.
Nessuno può negare che tale situazione incida profondamente nel tessuto relazionale e crei non poche difficoltà di comprensione e affinità fra le persone. Tuttavia, anche e soprattutto nei momenti di prova, noi cristiani siamo chiamati a perseverare nell’amore di Dio e dei fratelli, chiedendo nella preghiera, la luce necessaria per andare avanti. Anche questa particolare crisi di valori, in realtà, viene illuminata dalla Parola che consola tutti, particolarmente gli afflitti, e dona le coordinate dell’agire di Dio e degli uomini di fede di fronte ai danni procurati dalla cattiveria umana.
Le scelte di Dio sono estrose: Egli non punta sugli uomini di successo. Sceglie i minori, come Isacco o Giacobbe; i contadini, come Amos; i pescatori come Pietro, Giacomo e Giovanni.
L’orfano, la vedova, il forestiero, il povero sono i suoi protetti.
Nella lotta contro il Male non si arma di guerrieri, di nobili e potenti, ma sceglie i deboli, gli ignobili, i disprezzati. Così spariscono i leoni ruggenti, desiderosi di preda, i lupi affamati, i profeti boriosi. Nasce la città di chi sceglie la Parola di Dio come guida della propria vita e speranza, la città dei poveri in spirito, di colui che si stacca concretamente e interiormente dalle cose, di chi non fonda la sua sicurezza e la sua fiducia sul successo, sull’orgoglio, sugli idoli freddi degli averi, dell’oro, della potenza. E anche se nella trama della storia umana sembra uno sconfitto, solo su di lui si posano gli occhi di Dio e solo con lui è possibile costruire un mondo diverso.
Fra i tanti suggerimenti proposti dalla Bibbia, in particolare alcune espressioni del Salmo 126 (125) invitano e spronano alla non rassegnazione durante le avversità che imperversano nella vita di ogni giorno. Nello specifico, il salmo è una supplica colma di speranza e di consolazione perché canta le “grandi opere” che Dio, attraverso l’editto di Ciro siglato nel 538 a.C., ha compiuto facendo sì che tutti i popoli deportati a Babilonia, e fra questi particolarmente il popolo ebraico, potessero tornare in patria e ricominciare una vita nuova, che per il popolo eletto è simboleggiata dalla ricostruzione del tempio. E la gioia incontenibile degli esuli esplode: ora si torna a sognare e a prendere coscienza di una sorte insperata e positiva, simile allo straripamento dei “torrenti del Negheb”, che improvvisamente e potentemente trascinano di tutto a valle.
Il popolo percepisce e vive una certa forma di risurrezione, dopo aver sparso e seminato tante lacrime che, paradossalmente, hanno irrigato il terreno da cui spunta il grano, ora raccolto in covoni.
Anche oggi, seppur fra tanta tristezza, dobbiamo piantare semi di pace, portare i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2), avendo come esempio la carità di Cristo. Ora più che mai è necessario spargere a piene mani l’amore nello stile del Vangelo:
“quanto avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40).
Anche noi possiamo tornare giubilanti con i covoni, se abbiamo scelto di lavorare per il Regno di Dio, e ciò non sarà invano, perché reso “bello” dalle lacrime di consolazione sparse per costruire un mondo nuovo, dove regna la giustizia. In questa operazione dobbiamo fare nostro il suggerimento di S. Agostino, soprattutto per evitare spiacevoli sorprese al momento della raccolta:
“Avevamo la faccia rivolta verso il mondo e le spalle a Dio;
questi ci ha fatto tornare perché camminiamo rivolti a Lui e con le spalle al mondo”.
Camminiamo, quindi, alla luce della Parola di Dio, rivolti a Lui, “tenendo il nostro sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2), scrutando con molta attenzione i segni della Grazia, “come fa la serva con la mano della padrona” (Sal 123,2), per cogliere i cenni della consolazione in mezzo alle intemperie che scuotono il mondo. La “mano”, poi, in chiave simbolica rimanda al linguaggio, al comando, alla distribuzione di ciò che è necessario (cfr. Pr 31, 10ss).
La Parola ci invita ad una scelta quotidiana e spesso sofferta davanti alla luce e alla tenebra, ma la risposta nostra deve essere senza compromessi, altrimenti è come non accogliere il Cristo, pur essendo dei “suoi”, membri della sua “gente”. La preghiera del poeta indiano Tagore, anche se appartiene ad una fede diversa da quella cristiana, può diventare invocazione anche per noi:
Dammi, Signore, la forza di non rinnegare mai il bene e il povero.
Dammi, Signore, la forza di non piegare mai le ginocchia
di fronte all’insolenza del male e del potente.
Proviamo fin dall’inizio di questo nuovo anno ad aiutarci a seguire il Pastore bello che procede in testa e ci conduce ai pascoli verdeggianti della vita.
Forti nell’amore, generosi nel cuore, camminiamo insieme sui sentieri della speranza, per la gioia di tutti. Intrecciamo i nostri passi in uno stile di vita che porti a scegliere mete comuni.
Mai senza l’altro!
Le gioie saranno condivise e le lacrime asciugate.
Auguri!
Ettore Sentimentale
