“Un pubblico numerosissimo che ha apprezzato e si è emozionato portando a casa il sentimento e la passione di questo personaggio mitologico meraviglioso”.
Così Angelo D’Agosta, regista di Cassandra, a pena e a curpa, ha commentato il grande successo, nelle Terme della Rotonda di Catania, dello spettacolo – replicato l’indomani nel Teatro greco di Morgantina – che proponeva il mito di Cassandra in una chiave inusuale, anche per via dell’utilizzo della lingua siciliana dell’alto Ennese, dalla particolare sonorità, quasi straniera, arcaica, che gli spettatori hanno mostrato di apprezzare.

“Era una sfida – ha sottolineato D’Agosta – questa Cassandra in siciliano-ennese. E come per ogni sfida avevamo un po’ di paura ma anche molta adrenalina. Il risultato finale ci ha dato ragione e spero che adesso seguano tantissime altre repliche”.
Il monologo sulla principessa troiana capace di predire il futuro ma destinata a restare inascoltata a causa di una maledizione lanciatale dal dio Apollo, è stato prodotto da Buongiorno Sicilia nell’ambito del progetto Alkantia e sostenuto dalla Regione Siciliana e dal Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci.
Lorenza Denaro, autrice e interprete di Cassandra, a pena e a curpa, si è detta “soddisfatta del debutto” e, pur stanca, “piena di gioia perché l’allestimento non ti dà mai la misura reale di quel che accadrà quando sarà presente il pubblico”.
“Solo il pubblico infatti – ha aggiunto –, è in grado di ripagarti di ogni fatica, di ogni sforzo. Una magia che si è realizzata e sono estremamente grata a chi ha ascoltato con partecipazione questa storia, che non ha un lieto fine, apprezzando questo personaggio straordinario raccontato attraverso una, a quanto pare felice, commistione linguistica che forse è servita ad avvicinare ancor di più Cassandra agli spettatori”.
Una serie di mani che uscivano dalla terra protendendosi al cielo colpivano l’immaginazione degli spettatori durante la narrazione, estremamente intensa e coinvolgente, della vicenda. Questa prende il via dalla caduta di Troia, ripercorrendo la traversata del mar Egeo compiuta da una Cassandra ormai schiava di Agamennone, per andare verso la morte per mano di Clitennestra.
Il critico teatrale Matteo Licari, dopo aver visto lo spettacolo ha sottolineato come, nel testo di Lorenza Denaro, “il personaggio di Cassandra emerga in maniera chiarissima nelle sue tre maledizioni”.
“La prima maledizione – ha spiegato – consiste nell’essere donna in un tempo e in un ambiente in cui ciò significava esser considerata poco più di una cosa. La seconda maledizione è quella di essere un’indovina, e quindi destinata a non essere assolutamente creduta e vivere una vita infelice che, comunque, la condurrà a una morte violenta”.
“La terza maledizione – ha concluso il critico – è rappresentata dall’essere la depositaria di quella follia che è un dono divino. Se gli uomini sono razionali, gli dèi non lo sono e trasmettono, alle donne soprattutto, la follia. Cassandra è un esempio straordinario che anticipa quelle donne di oggi che abitano la follia. E badate: è un complimento”.
Come detto, dopo il debutto del 18 agosto a Catania, Cassandra, a pena e a curpa, è stato replicato l’indomani, con altrettanto successo, nel Teatro greco di Morgantina.
A contribuire alla buona riuscita dello spettacolo sono stati Agnese Failla, la regista assistente, Giuseppe Adorno e Andrea Balsamo, autori rispettivamente di scene e costumi e delle musiche, e Federico D’Agosta, che ha curato l’assistenza tecnica.
