Il Mar Mediterraneo rappresenta solo l’1% dell’immensità degli Oceani, ma accoglie il 18% delle specie marine. Non solo, il suo mare aperto, la grande distesa d’acqua al largo delle nostre coste, i, è un’area essenziale per la salute e il benessere degli Oceani, delle specie che li abitano e per tutto il Pianeta. Con i suoi oltre 500 canyon, con le sue montagne sottomarine, con i suoi corridoi migratori usati da cetacei, squali, tonni e altri pesci, con la sua immensità, il Mare Nostrum arriva fino a 5.000 metri di profondità.
Ma questo essenziale ecosistema è sotto costante assedio: il 52% degli stock itticiè pescato a un ritmo superiore alla loro capacità di riproduzione e dal Mediterraneo passa tra il 15 e il 20% del traffico marittimo internazionale, con il 10% del traffico di container.
A mostrarlo è il Report WWF “Sos Mare fuori. Minacce e soluzioniper la tutela del mare aperto” lanciato proprio in vista della Giornata Mondiale degli Oceani dell’8 giugno.
Da anni il WWF chiede misure urgenti per salvaguardarlo, per intervenire prima che questo Capitale Naturale che ci sostiene con le sue risorse alimentari, mitigando il cambiamento climatico e garantendo un’economia florida sia eroso completamente dalle attività umane. Il Mediterraneo è un mare semi-chiuso, dove tutto è connesso: le specie si spostano, l’inquinamento si diffonde e gli impatti non si fermano ai confini nazionali. Eppure, oggi la sua gestione è ancora divisa per settori: pesca, trasporti marittimi, tutela dell’ambiente procedono spesso separatamente. Questo rende difficile affrontare le minacce nel loro insieme e proteggere davvero gli ecosistemi.
Nuove minacce per il mare aperto: il rischio estrazione mineraria
Il mare aperto è una risorsa fondamentale: sostiene la biodiversità, contribuisce alla regolazione del clima e garantisce risorse essenziali per milioni di persone, ma è sempre più esposto a nuove pressioni, anche da attività emergenti come l’estrazione mineraria dei fondali profondi (Deep Sea Mining). Gli ecosistemi delle profondità marine, ancora poco conosciuti, rischiano di essere gravemente compromessi: le attività estrattive possono distruggere habitat unici, sollevare sedimenti su vasta scala e alterare processi fondamentali come il ciclo del carbonio, con conseguenze globali difficili da prevedere. WWF chiede una moratoria globale immediata – https://attivati.wwf.it/difendi-gli-abissi sull’estrazione dai fondali marini profondi, e l’adesione alla moratoria da parte del governo italiano, finché non saranno disponibili conoscenze scientifiche complete sugli impatti, solo allora si potrà costruire un codice minerario con precauzioni sufficientemente elevate per l’intero ecosistema oceanico.
Il Trattato sull’alto mare: un’opportunità concreta
In questo contesto, il nuovo Trattato sull’alto mare (BBNJ), entrato in vigore nel gennaio 2026, rappresenta un’opportunità concreta. L’accordo punta a proteggere la biodiversità marina nelle aree oltre la giurisdizione nazionale e a rafforzare la cooperazione tra Paesi. In particolare, l’Accordo può: favorire la creazione di Aree Marine Protette anche in alto mare, e in zone dove eventualmente le relative competenze nazionali non sono ancora state definite, migliorare le valutazioni ambientali delle attività umane, rafforzare la cooperazione tra Stati e organizzazioni regionali e contribuire ad affrontare gli impatti cumulativi su ecosistemi altamente interconnessi.
Per evidenziare in modo chiaro i benefici per i Paesi che hanno già ratificato il Trattato e le ragioni per cui è fondamentale che anche gli altri lo facciano al più presto, la Mediterranean Marine Initiative (MMI) ha pubblicato in vista della Giornata Mondiale degli Oceani dell’8 giugno 2026, il report “The Application of the High Seas Treaty (BBNJ) in the Mediterranean Sea”.
Il BBNJ non è un nuovo livello di burocrazia né un accordo che si sovrappone a quelli esistenti, ma uno strumento concreto per rafforzare e rendere più efficaci gli sforzi già in campo per la tutela del mare e la cooperazione tra Stati. Tutti i Paesi dell’UE che si affacciano al Mediterraneo hanno già ratificato il Trattato e a questi si aggiungono Marocco, Albania e Turchia. Manca, inspiegabilmente, l’Italia. Il momento per agire è adesso.
“Il Mediterraneo non ha bisogno di nuovi impegni, ma di strumenti più efficaci per dare attuazione a quelli già assunti. Il Trattato sull’Alto Mare offre proprio questo: un quadro pratico per migliorare la cooperazione nel nostro mare comune, colmare le lacune in materia di governance e trasformare le ambizioni in azioni concrete per il nostro mare condiviso”, afferma Giuseppe Di Carlo, Direttore e CEO della WWF Mediterranean Marine Initiative.
È appena partita l’attivazione estiva GenerAzione Mare, creata dal WWF nell’ambito della campagna Our Nature per difendere il Capitale Blu con l’aiuto del pubblico e delle comunità costiere: le sfide per tutelare il mare, tra cui raggiungere il 30% protetto in maniera efficace, sono talmente tante che solo una comunità diffusa sensibile e attiva può raggiungerle.
Tante le iniziative, soprattutto di Citizen Science, alcune già svolte in vista della Giornata Mondiale degli Oceani. Il 4 giugno si è svolto il workshop con oltre 20 pescatori nell’ambito del progetto SCIE – Salviamo la Cladocora. Oggi- 6 giugno – a Sanremo altra giornata dedicata alla pulizia dei fondali e al recupero delle cosiddette “reti fantasma”, nell’ambito del progetto Ghost Gear.
Domenica 7 giugno si svolgerà l’evento nazionale SpazzApnea – Operazione Spiagge e Fondali Puliti, una delle principali iniziative italiane dedicate alla salvaguardia degli ecosistemi marini, alla quale WWF SUB aderisce da anni come partner. L’edizione 2026 coinvolgerà contemporaneamente quattordici località in tutta Italia — Ancona, Bari, Bosa, Camogli, Lerici, Luino, Marettimo, Marina di Pisa, Messina, Napoli, Roma, Sferracavallo, Taranto e Trapani — e proseguirà con un ulteriore appuntamento il 4 luglio a Omegna, sul Lago d’Orta, nell’ambito degli Omegna Summer Games.
Per tutta l’estate la GenerAzione Mare proseguirà con pulizie delle spiagge e monitoraggio dei rifiuti raccolti, pulizia dei fondali soprattutto dalle micidiali reti fantasma svolte con l’aiuto dei Diving , la comunità WWF SUB che ormai conta più di 100 centri affiliati. E poi giornate educative sulle specie marine, monitoraggio di specie chiave come le tartarughe marine per le quali il WWF gestisce anche Centri di recupero e coinvolge decine di gruppi di volontari che mappano ogni anno le deposizioni delle uova e seguono fino alla schiusa la nascita dei piccoli. Proseguirà anche la collaborazione col Gruppo Foca Monaca per il monitoraggio della specie nel Mediterraneo attraverso la tecnica del DNA ambientale nell’ambito del progetto LIFE ADAPTS. Sono previsti eventi con le Aree Marine Protette e le comunità dei pescatori tradizionali. La Riserva Marina di Miramare, Oasi del WWF, festeggerà i suoi 40 anni nell’evento SPAMI Day il 29 e 30 giugno. Per la Citizen Science gli esperti WWF accompagneranno i turisti nelle Vele del Panda, la flotta nata per promuovere la sensibilizzazione sui cetacei e la raccolta dati sulla loro presenza nel Santuario Pelagos e nel Tirreno meridionale. Il Santuario sarà anche al centro del viaggio della Blue Panda, la barca testimonial del WWF nel Mediterraneo, con il lancio in Italia del progetto del neonato Pelagos Consortium focalizzato sulla sua tutela. Proseguirà anche la lotta all’illegalità grazie ad una rete che si sta rafforzando tra forze dell’ordine, aree protette, giuristi e pescatori virtuosi per lottare insieme contro i crimini di natura che minacciano anche le risorse marine: il tema verrà trattato il 3 luglio a Mestre nella 2’ edizione dell’evento “Un Mare di legalità”.
