Il basket italiano mostra segnali di declino. Perché non imitare la pallavolo?

Accetto la provocazione dell’amico Michelangelo Sangiorgio che su Facebook scrive: “La pallavolo a Milano fa l’ennesimo sold out, con oltre 12500 spettatori. In molti, in questi giorni, tra gli addetti ai lavori e gli appassionati della palla a spicchi italiana, si chiedono perché Italbasket fatica ad avere gli stessi risultati e di conseguenza, questo seguito?”

 

Non voglio rubare la poltrona (né lo stipendio), al presidente Giovanni Petrucci, ma al suo posto, un pensierino alle dimissioni, lo farei perché sono tante le cose che non funzionano sotto il suo governo.

A iniziare dalla gestione della maglia azzurra per finire ai campionati minori. O questo sport cambia o resterà da solo. Troppe le tasse da pagare per le società, tante le cose fuori controllo e non si può sempre spremere tesserati e società: se ci saranno innovazioni nelle regole e abbassamento dei parametri bene, il nostro basket avrà una chance. Sennò, ci provi pure qualcun altro a convincere la gente ad affollare i palazzetti e a far praticare la pallacanestro ai propri figli.

Nell’era social è facile esprimere la propria opinione e in molti attribuiscono ad alcune scelte politiche intraprese, quali i parametri NAS o gli stranieri nei campionati giovanili e regionali o la mancata presenza del basket nelle televisioni in chiaro quali Rai o Mediaset o la cultura del basket, le causa degli insuccessi della pallacanestro italiana.

Scrive Sangiorgio: “Io mi sono sempre posto un grande interrogativo: ma la scelta politica intrapresa il 9 luglio del 1994 quando venne approvato il regime professionistico per i giocatori di serie A dalla XXIX Assemblea Generale Straordinaria tenutasi a Ostia (Roma) è ancora attuale alla luce dell’attuale situazione economica sociale del paese?

Il sistema basket è in grado di mantenere 20 società professionistiche 32 non professionistiche ma di fatto professionistiche e 48 dilettanti professionali tutte quotate nel mondo delle scommesse sportive ???!!!!!!!!!!!!

La federazione italiana di pallavolo non fece la scelta di passare al settore professionistico e oltre ad aver partecipato a tutte le Olimpiadi in questi ultimi 24 anni è stata ai vertici del ranking mondiale. Se il mio modesto contributo può aprire un confronto, sono felice di apportarlo, l’importante che sia improntato al rispetto delle altrui idee”.

Rilancio la provocazione dell’amico e metto sul piatto un altro spunto di riflessione che potrà sembrare forte, ma non lo è: nessuno può negare che Petrucci oggi è il titolare di un fallimento colossale, condiviso con dirigenti di società e di federazione incapaci di far autocritica perché convinti che passata la tempesta, o in questo caso, la gloria per le gesta della nazionale di pallavolo, le poltrone resteranno incollate ai loro deretani.

L’ambiente tace e rassicura. Ma quello che sta realizzando la pallavolo con palazzetti pieni, spettacolo à gogo in campo lo hanno visto tutti: un rovescio per il basket italiano, un rovescio psicologico, mentale, pubblicitario che va oltre il risultato. Il vero problema non è la prossima partita, ma come evitare l’involuzione di una disciplina che finora non aveva mai nemmeno pensato di essere così povera di risultati, pubblico, appassionati e che all’improvviso si ritrova surclassata da altri sport.

Petrucci il “saggio” sa bene che l’ambiente tace sornione, che la critica distruttiva del suo operato, di lui stesso è solo rinviata. E’ andata male e andrà sempre peggio, se continua così. E francamente non vedo come possa non continuare allo stesso modo. Toccherà dunque a Petrucci, cioè al potere politico, avere abilità ed energia per cambiare suonata perché i cambiamenti se non le rivoluzioni epocali servono a tutto il basket per ricostruirgli una dignità.

#aboliamoilprofessionismonelbasket