Il basket a modo mio: L’arte di non dimenticare i giovani

Messina  – Partimmo con solo otto atlete (tra infortuni e influenza) – a referto si possono scrivere dodici nominativi – per sfidare l’agguerrita formazione del Ragusa: otto under per un campionato di B zeppo di straniere e giocatrici d’esperienza (le cose semplici non mi sono mai piaciute e le buone azioni che uno fa, vengono sempre punite!).
Ma quella metà stagione in panca a guidare quelle ragazze la ricordo con particolare gioia: tante emozioni e belle prestazioni anche se arrivammo ultimi.
Senza una panchina lunga e con i campionati under 17 e 19 da disputare, le ragazze, alla fine, sono “scoppiate”. Peccato davvero: meritavamo di più dalla sorte.
A Ragusa accade una cosa particolare che ancora mi fa sorridere: in otto affrontammo la formazione di casa con grinta e determinazione, giocando una gara perfetta – al di là del punteggio finale – e al fischio finale, arrivarono i complimenti da arbitri e ufficiali di campo (il “tavolo”).
Credo che sia un evento raro ma estremamente gratificante, spesso legato a comportamenti di eccellenza sportiva o alla gestione esemplare di partite particolarmente complesse.
Ludovica Arigò, al tempo under 17, insieme alle sue compagne, fece un partitone al punto da risultare MVP della giornata. Bravissima Ludo (quando iniziai ad allenarla al primo errore le veniva una crisi di nervi, dopo la cura Gugli, stava in campo persino con la mano gonfia!). La Ludovica che ricordo io può giocare in squadre di serie superiore… chissà. Ma chi scommette sul serio sui giovani? Chi dà loro possibilità? Credo sia questo a fare la differenza. Lo sport, il basket in questo caso, ha delle responsabilità: quello di portare avanti i meritevoli e non i raccomandati. E certamente Ludo non è una raccomandata.
Ricordiamocelo sempre!