E adesso? Sarà difficile, per tutti quelli che scrivevano che Roberto Mancini era solo una minestra riscaldata, ammettere di aver sbagliato. I giornalisti, certo, è sempre colpa loro. Ma anche personaggi stimati come Paolo Maldini, che è entrato e uscito dal team azzurro non appena il neo presidente della federazione aveva annunciato di voler affidare la squadra azzurra all’ultimo che aveva vinto qualcosa, un campionato europeo, mica pizza e fichi.

E ora che cosa farà la copia ministeriale, Giorgetti e Abodi, che vorrebbero commissariare la federazione per un cavillo giuridico. Mi meraviglia in particolare modo il ministro dello sport, popolare solo tra i condomini, che finora non ha lasciato alcun segno degno di nota del suo essere seduto tra i banchi del governo. Di lui ci si ricorda solo che è sempre pettinato in modo troppo leccato per essere elegante e che preferì starsene a casa in poltrona piuttosto che sedersi nella tribuna di Wimbledon quando Sinner conquistò la coppa, evento storico, primo italiano a riuscirci. Difficile mettere Malagò fuori dalla porta dopo che finalmente la nostra nazionale ha smesso di deludere.

Ho avuto la fortuna, quando scrivevo di sport, di diventare buon amico di Gianluca Vialli e Roberto Mancini, ai tempi ancora dello scudetto della Samp e di quella coppa dei campioni sfiorata. E sono sempre stato orgoglioso di quel rapporto totalmente differente di quello che avevo con altri giocatori. E mi piace, io che non credo all’aldilà, immaginare questa sera Paolo Mantovani e Gianluca Vialli abbracciarsi, per festeggiare Mancini.
Nicola Forcignanò