CASO ATLETI EXTRACOMUNITARI. FUORI LA VERITà

di Roberto Gugliotta

Caso tesseramento atleti extracomunitari nei campionati di C Silver e C Gold regionali la Fip accusa, chi accusa la Fip? L’ambiente tace e rassicura. Ma quello che è successo lo hanno visto tutti: un far finta di nulla come se tutto fosse in regola con i permessi di soggiorno, così come previsto dall’articolo 1 comma 9 del regolamento esecutivo tesseramento, fino a quando la grana è scoppiata. E oggi le società siciliane interessate, si dichiarano pronte a fare a meno del contributo tecnico degli atleti extracomunitari. E i principi della lealtà, dell’etica, della sportività chi li osservava quando le suddette società schieravano gli extracomunitari non in regola con il permesso di soggiorno? Non so a voi, ma a qualcuno della Procura federale dovrebbe interessare il rispetto delle regole. Anche perché, mandando oggi a casa gli atleti extracomunitari ammettono di non essere in regola, perché privi del permesso di soggiorno. Tanto per non andare lontano ricordiamo che la Fip nella sua mission dichiara che l’attività sportiva si articola attraverso settori professionistici e dilettantistici o, comunque, non professionistici, sulla base dei criteri stabiliti dal Consiglio Federale, in “armonia con le leggi dello Stato”, con le norme e direttive del CONI e con gli ordinamenti sportivi internazionali purché questi ultimi non siano in contrasto con le deliberazioni e gli indirizzi del CIO e del CONI, garantendo un costante equilibrio di diritti e doveri tra i settori professionistici e non professionistici, nonché tra le diverse categorie nell’ambito del medesimo settore. E allora, come la mettiamo? Facciamo finta di nulla? Giriamo la testa dall’altra parte o diamo dell’infame a chi ha (giustamente) cercato giustizia perché le regole erano state calpestate? Rovescio della medaglia che va oltre il risultato. Il vero problema non è la prossima partita, ma come evitare la brutta figura. Chi scrive sa bene che l’ambiente tace sornione, che la spiata presto o tardi sarà resa con gli interessi al denunziante del caos permessi di soggiorno. La Federazione, il basket italiano, le sue abitudini e i suoi vizi. Questa paradossale vicenda conferma che siamo messi male e andrà sempre peggio, se continua così. E francamente non vedo come possa non continuare allo stesso modo. Le società sono in crisi, i settori giovanili non sfornano talenti e l’unico sistema per fare business sono gli stranieri. Voglia di euro. I soldi nel basket ci sono stati, oggi un po’ di meno, ma anche il senso del limite che adesso non c’è più. Le regole, nemmeno. Non ho più nulla da aggiungere, l’avvocato Marco Lucente, della Procura federale ha fatto la sua mossa, io sono dell’idea che contano solo i fatti, non le parole.