Calcio: c’era una volta il Messina

Tanti anni or sono, esisteva una squadra che infiammava l’animo dei messinesi. I miei ricordi d’infanzia nascono allo stadio Giovanni Celeste con i “bastardi” del compianto Franco Scoglio, dove si affermò calcisticamente Salvatore Schillaci, prima di approdare alla Juventus e alla Nazionale. Difficile anche dimenticare il “calcio spettacolo” offerto da Zdenek Zeman e il goleador Igor Protti. A quei tempi, ogni partita giocata dal Messina diventava occasione di confronto verbale nei bar e nei punti d’incontro della città. Anche nei momenti difficili, quando per vari motivi i giallorossi si ritrovarono a militare in serie minori, la tifoseria eroicamente non gli negò mai il supporto.

Venne poi il tempo di Bortolo Mutti e del Messina in serie A: quando l’intera città affluì nelle strade del centro per festeggiare una promozione da sogno (la seconda nella storia del calcio messinese). La compagine peloritana non sfigurò neanche in massima serie, anzi riuscì a piazzarsi al settimo posto in classifica, sfiorando la zona Uefa. La squadra si affidava a un micidiale tandem d’attacco, formato da Di Napoli e Zampagna; in quella stagione riuscì anche a prendersi la libertà di espugnare lo stadio San Siro, con uno storico 1-2 inflitto al Milan di Carlo Ancelotti.

Oggi la situazione è molto diversa, la squadra giallorossa è scomparsa dal calcio professionistico, oramai da diversi anni, navigando tra Eccellenza e serie D. Una fine ingloriosa per una città come Messina, dove il calcio diventava un modo per distrarsi dai tanti problemi (senza soluzione) che affliggono il capoluogo peloritano e i suoi abitanti. Al momento sembra riaccendersi un lumicino di speranza di ritornare nel calcio che conta. Certo gli avversari attuali sono molto diversi, basti pensare che stiamo inseguendo in classifica una compagine dilettantistica di Reggio Calabria; l’Hinterreggio. Tuttavia, vista la serie di risultati di risultati utili consecutivi ottenuti dalla squadra allenata da Bertone, il pubblico dovrebbe prendere la squadra per mano, come ai vecchi tempi, nella speranza di tornare presto ai livelli che ci competono.

Fabrizio Vinci
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